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La Giornata della Ricerca 2009: si può fare (molto) di più

06 Novembre 2009 alle 14:32 scritto da nicoletta

RicercaMai come in questo periodo sui mass media italiani e stranieri si susseguono classifiche sulle università del globo, da cui gli atenei italiani non escono bene.  Queste classifiche ricorrono a parametri di valutazione diversi, ma tutte tendono a privilegiare il ruolo della ricerca.

E non è un caso: nel mondo di oggi il vero motore dello sviluppo economico e quindi del benessere della popolazione è rappresentato dalla ricerca scientifica, nelle sue diverse configurazioni. Ma l’Italia dedica alla ricerca percentuali del PIL assolutamente inadeguate e molto lontane dalle risorse stanziate da paesi come Giappone, USA, Francia, Germania, Spagna, ossia tutti i nostri più diretti concorrenti.

La considerazione vale per il pubblico ma soprattutto per il privato, tanto condizionato dalla presenza di milioni di microimprese che riescono ad affrontare la crisi grazie alla loro flessibilità, ma che non sempre possono destinare risorse significative alla ricerca.

Risorse inadeguate e mancanza di efficienti mezzi per la valutazione della qualità dei risultati, assenza di reali meccanismi premianti sono i veri ostacoli da rimuovere per contribuire a ridare all’Italia slancio e competitività. Bisogna creare forti sinergie tra settore pubblico – soprattutto enti territoriali, enti di ricerca e università – e quello privato e reagire con convinzione e fiducia.

Se ne parla oggi nella VII Giornata della Ricerca di Confindustria a Roma, a margine del quale stamane la presidente, Emma Marcegaglia, ha chiesto maggiori aiuti dal settore pubblico, ma ha anche affermato che l’Italia non è un deserto,  ci sono tante aziende che fanno ricerca e innovazione. Ci sono anche alcuni segnali incoraggianti: sempre più aziende italiane partecipano ai bandi europei,  che hanno fatto richiesta per il credito d’imposta alla ricerca. Marcegaglia ricorda anche che l’ultimo report dell’OSCE ha definito il nostro Paese tra i più creativi in termini di possibilità di innovazione.



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