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La delusione delle Borse porta la liquidità degli italiani nelle banche

15 Marzo 2010 alle 10:44 scritto da nicoletta

Sono passati diciotto mesi dal grande crac finanziario americano. Il nome Lehman Brothers – emblematico, anche se non unico colpevole della crisi – fa ancora accapponare la pelle a molti di noi e gli effetti del grande fallimento statunitense sono ancora ben visibili nell’immaginario collettivo.

Nel periodo intercorso tra il settembre 2008 e oggi si è creato nelle famiglie un radicale mutamento nel modo di rapportarsi al risparmio: uno spostamento all’insegna della massima cautela. Lo dicono le statistiche provinciali di Banca d’Italia riguardanti depositi, prestiti e sofferenze dei piccoli risparmiatori che – contrariamente a quanto farebbe pensare lo scenario di difficoltà economiche e l’alto tasso di disoccupazione – in questo periodo hanno risparmiato di più.

I dati per l’ultimo trimestre del 2009 sono così riassumibili:
* i depositi bancari sono cresciuti del 2,2% (contro l’1,5% di un trimestre analogo nell’era ‘pre-Lehman’)
* i prestiti dell’1,5% (contro lo 0,2% di prima).
Il fatto è facilmente leggibile come una fuga dei risparmiatori dai mercati più a rischio, ovvero azioni e obbligazioni. Le famiglie stanno dirottando la liquidità su forme di investimento più sicure: conti di deposito, conti correnti e certificati di deposito.

In netta crescita anche i prestiti, soprattutto i mutui per l’acquisto della casa. Ciò non stupisce affatto, visto che i tassi variabili oggi sono estremamente bassi e che da sempre gli italiani sono inclini a investire nel mattone, unanimemente considerato ‘sicuro’. Da notare che la richiesta di prestiti e mutui non è affatto un indice di povertà, poiché di solito è direttamente proporzionale alla ricchezza del territorio.

Da non trascurare però le cifre sulle sofferenze, che sono aumentate di più del 50% dal mese ottobre 2008 al dicembre 2009.



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