Internazionalizzazione PMI a vocazione locale: come trasformare un punto debole in un punto di forza

Di , scritto il 17 Novembre 2017

internazionalizzazione PMIUna buona parte dell’economia italiana si fonda su di un fitto network di piccole e medie imprese radicate su base territoriale. Questa caratteristica rende unico il nostro paese: se pensiamo a eccellenze come il vino e la moda, settori che tutti ci invidiano, è facile accorgersi di come l’altissima qualità di questi prodotti abbia potuto emergere solo da un fertile humus di competenze legate al territorio.

Questo carattere locale, tuttavia, se non adeguatamente valorizzato, rischia di diventare una barriera invisibile che impedisce al nostro business di crescere. Un esperto di internazionalizzazione d’impresa può trasformare questo limite in un punto di forza.

Come trasformare un punto debole in un punto di forza?

Ci sono almeno tre ambiti sui quali lavorare per trasformare un punto debole in un punto di forza:

  1. La vocazione locale, lasciata a se stessa senza puntare all’innovazione, rischia di trasformarsi nel suo opposto: il provincialismo, vera piaga di molte aziende italiane dall’atteggiamento miope. Al suo opposto c’è l’identità locale, un fattore unico su cui poter costruire la riconoscibilità del proprio brand anche a livello internazionale.
  2. La natura di un business come quello del vino si basa su produttori che non saranno mai in grado di puntare a un mercato di massa con una produzione scalabile a piacere. Che fare, dunque, se non possiamo aumentare i volumi? Bisogna aumentare il valore percepito del pezzo singolo. In questo caso, il nostro prodotto, può puntare sull’esclusività.
  3. Molti vini sono prodotti di nicchia, magari celebri nella zona di appartenenza, ma sconosciuti al grande pubblico internazionale. Anche questa situazione può essere girata a nostro vantaggio: un prodotto radicato sul territorio e che ne condivide la storia presenta una incredibile opportunità di storytelling. Spesso, infatti, più che dal prodotto in sé, il suo successo dipende da come lo raccontiamo.

Questi consigli possono essere messi in pratica autonomamente, ma non è sempre facile fare tutto da soli. Per fare un vero salto di qualità, è imprescindibile affidarsi a professionisti per l’internalizzazione delle aziende come Co.Mark. Per far crescere il business senza snaturarlo, valorizzandone i punti di forza, esistono infatti delle figure professionali specifiche: i TES, ovvero i Temporary Export Specialist.

L’aiuto di un esperto è fondamentale per fare il salto di qualità

Il contributo di un Temporary Export Specialist può essere fondamentale a colmare le lacune del business almeno sotto un doppio fondamentale aspetto, che va aldilà delle competenze di una PMI:

  • La capacità di individuare il mercato estero corretto, ovvero quello con le maggiori potenzialità per le esigenze specifiche della nostra azienda. Prendere un prodotto locale immerso nella cultura propria del territorio e individuare lo sbocco estero più opportuno è un passo lungo e complesso che pochissime aziende riescono a fare senza un aiuto esterno.

La conoscenza profonda delle specificità del mercato che si vuole andare a presidiare, a partire dalla lingua. Non basta “farsi capire” (noi italiani siamo bravissimi in questo), ma è necessario usare il linguaggio adeguato per trasmettere, senza imprecisioni e ambiguità, il valore del nostro prodotto.



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