Con la manovra d’estate 2010 anche la riforma delle pensioni
18 Agosto 2010 alle 10:43 scritto da nicoletta
E’ proprio vero, ormai si sa quando si comincia a lavorare, ma non si capisce quando si potrà andare in pensione, salvo che non si raggiungano i fatidici 40 anni di contributi!
Infatti, la manovra correttiva appena varata dal Governo introduce – tra l’altro – importanti novità anche nel settore delle pensioni.
Dal 1° gennaio 2015 ci sarà l’innalzamento dei requisiti per le pensioni di vecchiaia e d’anzianità. Solo per le lavoratrici dipendenti del settore pubblico è invece confermato il requisito dei 65 anni per la pensione di vecchiaia a partire dal 2012.
A differenza della riforma pensionistica del 2009, il ritmo degli adeguamenti dell’età pensionabile all’aumento medio della vita sarà molto più rigido.
Il pensionamento dipenderà dalla probabilità di vita o di morte: si chiama “speranza di vita” e misura la probabilità che una persona ha di vivere. Se la probabilità aumenta anche l’età di pensionamento si allontana…
In maniera schematica, l’evoluzione del sistema sarà questa:
• 1° gennaio 2015: primo aumento dell’età pensionabile di 3 mesi;
• 1° gennaio 2019: secondo aumento corrispondente all’aumento della vita media effettivamente calcolato dall’ISTAT;
• 1° gennaio 2022: terzo aumento, sempre secondo quello che dice l’ ISTAT.
E da qui in avanti si continua con cadenza triennale.
Altra novità rilevante è che dal 2011 diventano operative invece “le finestre mobili” o “a scorrimento” che prendono il posto delle attuali finestre. In pratica, si prevederà di andare in pensione non in periodi prestabiliti – trimestri e semestri- ma in epoche certe e vale a dire:
• i lavoratori dipendenti andranno in pensione dopo 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti,
• i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti) solo dopo 18 mesi.
Per quanto riguarda le pensioni d’invalidità, non è stata elevata la percentuale che da diritto all’assegno d’invalidità che rimane del 74%. Aumenteranno invece ancora le verifiche per accertare i falsi invalidi e se ne prevedono oltre 200 mila solo nel 2010.
Questi provvedimenti, con i quali il governo spera di risparmiare oltre 360 milioni (che diventeranno 2,6 miliardi nel 2012 e 3,5 miliardi nel 2013), implicheranno un “aggravio” a carico degli enti pensionistici che si vedranno costretti a svolgere un gran lavoro con minori risorse sia in termini economici che finanziari.
Massimiliano Casto
Tributarista Consulente del Lavoro, Noto (SR)







