Da quali fattori dipendono i rendimenti dei titoli di stato

Di , scritto il 20 Aprile 2017

I rendimenti dei titoli governativi rispecchiano la somma di tre variabili fondamentali:
* il livello di rischiosità del rimborso, che è legato alla solvibilità del Paese che ha emesso il bond;
* la durata dell’obbligazione (tendenzialmente, più è lontana la scadenza maggiore è il rischio potenziale e quindi maggiore è il rendimento;
* le aspettative future di inflazione (il rendimento nominale di un bond non indicizzato all’inflazione tende a incorporare le aspettative future sull’andamento dell’inflazione).

I rendimenti effettivi si muovono sempre in direzione opposta rispetto ai prezzi: più il titolo viene acquistato, più sale il prezzo e scende il rendimento effettivo a scadenza.

Negli ultimi decenni i rendimenti globali dei titoli di stato sono stati in costante caduta, con rendimenti diminuiti e prezzi aumentati (il che dava la possibilità agli acquirenti di bond non solo di beneficiare delle cedole fisse ma anche di poterli rivendere senza problemi anche prima della scadenza naturale, dato che il prezzo risultava quasi sempre più alto rispetto a quello di acquisto).

Gli analisti ritengono che ormai sia arrivato il momento in cui assisteremo a un’inversione al rialzo dei tassi, con diminuzione dei prezzi. Ne deriva maggiore rischio insito nell’investimento in BTP o prodotti analoghi. Ad esempio, chi ha acquistato il nuovo BTp a 50 anni lo scorso ottobre ha già visto una diminuzione del suo valore del 17% in soli 6 mesi. In pratica la volatilità su questi strumenti è diventata simile a quella tipica dei mercati azionari. Questo perché le aspettative ci si attende una ripresa globale dell’inflazione e molti investitori sono stati propensi a vendere le obbligazioni in portafoglio. Il BTp a 10 anni – per restare a uno dei simboli dei risparmiatori italiani – un anno fa rendeva l’1,4%, mentre oggi “paga” il 2,3%. I titoli sulle lunghe scadenze, quelle dai 10 a 50 anni, offrono però delle ottime occasioni per fare trading di breve periodo, proprio perché la volatilità è aumentata, ma non sono più adatti ai piccoli risparmiatori, bensì per i trader professionisti o gli investitori istituzionali.



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