Non ci sono pericoli sulla carne suina italiana, assicura la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) in un comunicato stampa, in cui prega i media e il governo di non provocare inutili allarmismi.
L’allarmismo non danneggia solo l’immagine di agricoltori e allevatori, ma manda in fumo le risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo del settore agricolo italiano; ben 3 miliardi di euro è la cifra che in 9 anni di casi pandemici come quello della mucca pazza, dell’aviaria e della mozzarella di bufala è stata ‘bruciata’ da paure collettive che hanno determinato un crollo verticale dei consumi. Questi danni potevano essere evitati se solo ci fosse stata un’informazione più chiara e responsabile da parte di tutti, e la CIA teme che la situazione possa ripetersi con l’influenza suina, con effetti deleteri per un settore che già vive un momento di grande crisi.
Anche il consumatore potrebbe essere danneggiato da falsi allarmismi, avverte Carlo Pileri, presidente dell’Adoc: “l’allarme dell’influenza suina potrebbe spingere verso una speculazione sul prezzo dei prodotti suini e sulla percentuale di vendite degli stessi, con ripercussioni economiche nell’ordine di milioni di euro per tutto il settore”.
In ogni caso, il virus dell’influenza suina non si trasmette mangiando carne: i salumi sono sicuri, la carne cruda se cotta a 70-80 gradi (e il maiale si mangia ben cotto) è strasicura.
Dunque bene se la carne è certificata italiana, ma quello che dobbiamo evitare, in questo momento, sono solo i viaggi in Messico.