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	<title>solofinanza.it &#187; Investimenti</title>
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	<description>il blog che ti racconta tutto su risparmio e investimenti</description>
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		<title>Crescente successo per gli UCITS III alternativi, fondi speculativi per piccoli investitori</title>
		<link>http://www.solofinanza.it/01022012/crescente-successo-per-gli-ucits-iii-alternativi-fondi-speculativi-per-piccoli-investitori/5542</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario finanziario]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[fondi hedge]]></category>
		<category><![CDATA[UCITS III alternativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati quasi due anni da quando spiegammo ai nostri lettori che cosa sono gli UCITS III alternativi. Per sintetizzare, potremmo dire che si tratta di &#8220;cloni&#8221; degli hedge funds, ma destinati ai piccoli investitori. In altri termini, fondi che replicano le strategie dei grandi fondi hedge (quelli che scommettono sui ribassi e i crolli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/ucits_iii-alternativi.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/ucits_iii-alternativi.gif" alt="" title="ucits_iii-alternativi" width="300" height="170" class="alignleft size-full wp-image-5545" /></a>Sono passati quasi due anni da quando spiegammo ai nostri lettori <a href="http://www.solofinanza.it/28032010/che-cosa-sono-gli-ucits-iii-alternativi-o-ucits-hedge-fund/" target="_blank">che cosa sono gli UCITS III alternativi</a>. Per sintetizzare, potremmo dire che si tratta di &#8220;cloni&#8221; degli hedge funds, ma destinati ai piccoli investitori. In altri termini, fondi che replicano le strategie dei grandi fondi hedge (quelli che scommettono sui ribassi e i crolli di un listino azionario o di uno stato sovrano, sperando in guadagni anche quando tutti perdono) ma restano accessibili anche a chi ha limitate disponibilità finanziarie (100 euro, contro i 500.000 euro dei fondi hedge della Borsa Americana).</p>
<p>Ai tempi dicevamo che la richiesta era ancora limitata, ma nello scorso anno le cose sono decisamente cambiate, con una crescita dell&#8217;8%, pari a 58,3 miliardi di euro totali. Il numero dei prodotti UCITS III a livello globale è passato nell&#8217;ultimo anno da circa 350 a ben 466, con una crescita del 27%.</p>
<p>Nel nostro paese esistono 305 fondi autorizzati alla distribuzione, ben il 50% in più del 2010. Ma che dire dei rendimenti? Nel 2011 in media si è visto un calo del 4,1%. Deludente, ma assai meno grave della scivolata dei fondi azionari, pari al 17,7% (nella media europea, ma in realtà molto maggiore per Piazza Affari).</p>
<p>Per tutta l&#8217;Europa si prevede un&#8217;ulteriore crescita del 20% in questo segmento, alternativo a quello istituzionale. Ciò che piace agli sottoscrittori è la possibilità di fare uso delle strategie hedge, ma con buone garanzie grazie ai limiti sulla gestione sanciti dalle norme europee. Inoltre, è sempre tranquillizzante sapere che il rimborso è possibile in qualunque momento &#8211; mentre per i &#8220;veri&#8221; fondi hedge occorre aspettare fino a tre mesi.</p>
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		<title>Tornare a investire in Borsa? Con cautela, puntando &#8220;sugli estremi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese che termina oggi la Borsa di Milano ha fatto di nuovo sognare, registrando una media di guadagno del 6% e quella tedesca addirittura del 10%. La domanda che il piccolo risparmiatore si pone è la seguente: è di nuovo il momento giusto per rischiare un po&#8217; di più e tornare a investire in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2008/03/borsa_milano.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2008/03/borsa_milano.gif" alt="" title="Borsa Milano" width="280" height="218" class="alignleft size-full wp-image-604" /></a>Nel mese che termina oggi la Borsa di Milano ha fatto di nuovo sognare, registrando una media di guadagno del 6% e quella tedesca addirittura del 10%. </p>
<p>La domanda che il piccolo risparmiatore si pone è la seguente: è di nuovo il momento giusto per rischiare un po&#8217; di più e tornare a investire in azioni? Rispondere nettamente di sì non è opportuno, perché la volatilità permane forte, specie sui titoli bancari, ma anche su quelli industriali e delle utilities energetiche. Non va dimenticato che anche il mese di gennaio 2011 era stato rosa, ma verso la metà di febbraio era arrivata la temuta doccia fredda, seguita nel corso dell&#8217;anno da scivoloni continui. Questa volta la ripresa è stata però dovuta a un&#8217;iniziativa seria e importante: la messa a disposizione di liquidità a un tasso di interesse di appena l&#8217;1% da parte della BCE. Probabilmente nei prossimi mesi seguiranno altre massicce iniezioni di questo tipo, con fiumi di denaro che probabilmente saranno investiti anche in azioni. Ma il condizionale è d&#8217;obbligo, perché l&#8217;Europa è ancora molto lontana dalla ripresa.</p>
<p>La nostra risposta è dunque: vale la pena di tornare a investire in Borsa se si usa la cautela necessaria, <em>se</em> si è ben consapevoli del fatto che si sta investendo in capitale di rischio. Quale percentuale del portafoglio si può osare dedicare a un investimento in azioni? Un 10 o 20-25%, a seconda della propria propensione al rischio e della disponibilità di liquidi. </p>
<p>E quali azioni scegliere? Conviene seguire le orme degli operatori di Borsa esperti, che di solito si muovono sugli estremi, ovvero puntano <em>o </em>sulle azioni particolarmente depresse (per quelle del settore bancario, almeno in quest&#8217;ultimo periodo) <em>oppure</em> sui massimi, cioè sulle azioni che la crisi non è riuscita a spaventare, quelle che hanno garantito una crescita forse inferiore alle aspettative, ma costante. Tra le azioni italiane di questo tipo, Luxottica, Ferragamo e Tod&#8217;s.</p>
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		<title>Volatilità dei mercati: come sfruttarla con le opzioni binarie</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario finanziario]]></category>
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		<description><![CDATA[Le opzioni binarie rappresentano transazioni basate sul principio sì/no, dove l’investitore può fare trading sulla probabilità che un evento si verifichi oppure no. Per esempio un’opzione binaria può supporre l’ipotesi che la Banca Centrale Europea alzi i tassi d’interesse. Se la risposta è sì (ovvero la banca effettivamente alza i tassi d’interesse), l’opzionie binaria si stabilizza a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2010/09/Opzioni_binarie.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3759" title="Opzioni_binarie" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2010/09/Opzioni_binarie.gif" alt="" width="300" height="127" /></a>Le <a href="http://www.igmarkets.it/cfd/binary-trading.html" target="_blank"><strong>opzioni binarie</strong></a> rappresentano <strong>transazioni basate sul principio sì/no, dove l’investitore può fare trading sulla probabilità che un evento si verifichi oppure no</strong>. Per esempio un’opzione binaria può supporre l’ipotesi che la Banca Centrale Europea alzi i tassi d’interesse. Se la risposta è sì (ovvero la banca effettivamente alza i tassi d’interesse), l’opzionie binaria si stabilizza a 100, mentre se la risposta è no (ovvero Banca Centrale Europea lascia i tassi invariati), l’opzione binaria si stabilizza a 0.</p>
<p>Dal momento che le <a href="http://youtu.be/SyTurP3AKP8" target="_blank">binary</a> avranno sempre un esito o a 100 o a 0, il trader sa dall’inizio quanto può essere il massimo  profitto o la massima perdita.</p>
<p>Le opzioni binarie offrono grandi vantaggi se utilizzate in periodi di volatilità. Fare trading sulla volatilità infatti significa aprire una posizione su uno strumento sottostante che si muove sia al rialzo che al ribasso; facendo trading su “quanto” lo strumento si muove anziché sulla direzione in cui si muove, rappresenta l’essenza del trading sulla volatilità.</p>
<p>Se per esempio si ritiene che il FTSE Mib sia prossimo a un’importante oscillazione, ma non si è certi della direzione che prenderà, è possibile aprire una posizione binary sia sulla chiusura del FTSE Mib sopra i 50 punti che un’altra posizione sulla chiusura dello stesso sotto i 50 punti.</p>
<p>Facciamo conto che la prima opzione binary del nostro esempio (FTSE Mib chiude sopra i 50 punti) siaprezzata a 14/16; per aprire una posizione a 10€ per punto verrà richiesto un deposito di 160€ (ovvero 10€ x 16 punti). Se la seconda binary è prezzata a 5/7  e si apre una posizione sempre a 10€ per punto, il deposito richiesto sarà in questo caso di 70€ (10€ x 7 punti). Ecco quindi che il totale è di 23 punti, oppure 230€ (160€ + 70€), e rappresenta il rischio massimo del trade.</p>
<p>Ci troviamo ora con due trade aperti: uno che prevede la chiusura dell’indice italiano FTSE Mib al di sopra dei 50 punti, mentre la seconda prevede la chiusura dello stesso indice al di sotto dei 50 punti percentuali.</p>
<p>Se il FTSE Mib chiude al di sopra dei 50 punti la prima delle nostre binary si stabilizzerà a 100, mentre la seconda a 0. La seconda opzione binaria registrerà una perdita di 70€ (0 punti/livello di chiusura &#8211; 7 punti/livello di apertura = -7 x 10€ per punto = -70€), ma con la prima si otterrà un profitto di 840€ (100 punti/livello di chiusura &#8211; 16 punti/livello di apertura = 84 x 10€ = 840€). Il profitto finale sarà quindi di 770€ (840€ &#8211; 70€ = 770€).</p>
<p>Se l’indice italiano FTSE Mib chiude invece al di sotto dei 50 punti, la prima opzione si stabilizzerà a 0 mentre la seconda a 100 punti. Il primo trade registrerà una perdita di 160€ (0 punti /livello di chiusura &#8211; 16 punti/livello di apertura = -16 x 10€ per punto = -160€), mentre la seconda binary chiuderà invece in profitto di 930€ (100 points/livello di chiusura – 7 punti/livello di apertura)= 93 x 10€ per point = 930€). Ecco quindi che il profitto totale risulta essere nuovamente 770€ (930€ &#8211; 160€ = 770€).</p>
<p>È sempre <strong>importante tenere a mente che le opzioni binarie sono soggette a un rischio</strong>, se infatti il FTSE Mib si fosse mosso meno di 50 punti allora entrambe le binaries avrebbero chiuso a 0 e di conseguenza l’intero deposito di 230€ sarebbe andato perso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alice</p>
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		<title>Il 2012 sarà l’anno del recupero delle Borse? Per quella americana probabilmente sì</title>
		<link>http://www.solofinanza.it/17012012/il-2012-sara-lanno-del-recupero-delle-borse-per-quella-americana-probabilmente-si/5481</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 07:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azioni estere]]></category>
		<category><![CDATA[Glossario finanziario]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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		<category><![CDATA[Dogs of the Dow]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre nel 2011 le borse europee, quelle di Canada, Cina, India, Cile, Brasile, Argentina hanno segnato gravi perdite (in media il 5% nel mondo), la Borsa statunitense ha continuato a viaggiare in territorio positivo &#8211; e la bonaccia continua da ben tre anni a questa parte. Wall Street è considerata un porto sicuro dagli investitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/Wall-street.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/Wall-street.gif" alt="" title="Wall-street" width="300" height="206" class="alignleft size-full wp-image-5482" /></a>Mentre nel 2011 le borse europee, quelle di Canada, Cina, India, Cile, Brasile, Argentina hanno segnato gravi perdite (in media il 5% nel mondo), la Borsa statunitense ha continuato a <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=661"  onMouseover="window.status='External link'; return true" onMouseout="window.status=''" onclick="return alinks_click(this);" title="Viaggiare"  rel="external">viaggiare</a> in territorio positivo &#8211; e la bonaccia continua da ben tre anni a questa parte. Wall Street è considerata un porto sicuro dagli investitori dei quattro angoli del mondo: anche quando i guadagni non arrivano, le perdite sono contenute. E alcuni titoli riservano prestazioni sorprendenti.</p>
<p>Per quanto riguarda il Dow Jones, come avviene alla fine di ogni anno, anche questa volta si sono individuati <strong>The Dogs of the Dow</strong> (letteralmente: <em>i cani del Dow Jones</em>), ovvero <strong>i titoli della Borsa americana che hanno dato maggiori rendimenti</strong> (per inciso, esiste un&#8217;omonima strategia di investimento basata proprio sull&#8217;acquisto questi titoli, che difficilmente deluderanno). I Dogs del 2011 hanno dato un rendimento medio del 10,7% (contro il pur rispettabile 8,33% del Dow Jones). I migliori di essi sono stati Pfizer (+23,59%), Kraft Foods (+18,57%), Intel (+15,31%) e Verizon (+12,13%). </p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;indice azionario S&#038;P500, esso ha chiuso in sostanziale pareggio rispetto all’inizio del 2011 (-0,003%, ma un bel +2,1% di total return). In leggero calo invece l&#8217;indice Nasdaq composite (-1,8%). </p>
<p>Ma negli USA hanno reso bene anche i titoli di stato a lungo termine: quasi il 30% (mentre nel 2010 si erano fermati al 9,38%). Quelli a medio termine hanno segnato un +6,57% e i bond municipali un +10,70% (contro il 2,38% del 2010).</p>
<p>Secondo il <em>Wall Street Journal</em> il successo è destinato a continuare, anche perché sono migliorati i “fondamentali” dell&#8217;economia statunitense, ovvero si è avviato il processo di risanamento delle imprese e delle famiglie &#8211; con aumento di liquidità nelle casse delle prime e diminuzione del livello di indebitamento delle seconde. Le prime sono pronte a investire nuovamente. Le seconde sarebbero disposte a tornare a consumare molto. Se sarà il quarto anno consecutivo da Toro per la Borsa americana ci sono speranze che la risalita trascini con sé il resto del mondo.</p>
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		<title>Che cosa sono le polizze a gestione separata?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Glossario assicurativo]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[gestione separata]]></category>

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		<description><![CDATA[Una polizza a gestione separata è un tipo di gestione assicurativa che raccoglie investimenti dei clienti e in cui di solito prevale l&#8217;investimento obbligazionario su quello azionario. Dal punto di vista del rischio si tratta di una gestione del risparmio molto prudente, perché a livello contabile il patrimonio del fondo è tenuto distinto dal patrimonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/GestioniSeparate.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/GestioniSeparate.gif" alt="" title="GestioniSeparate" width="300" height="133" class="alignleft size-full wp-image-5389" /></a>Una <strong>polizza a gestione separata</strong> è un tipo di gestione assicurativa che raccoglie investimenti dei clienti e in cui di solito prevale l&#8217;investimento obbligazionario su quello azionario. Dal punto di vista del rischio si tratta di <strong>una gestione del risparmio molto prudente, perché a livello contabile il patrimonio del fondo è tenuto distinto dal patrimonio sociale e dalle altre attività della compagnia assicurativa</strong>. Il patrimonio investito dai clienti è dunque giuridicamente separato dal resto e, nel malaugurato caso di fallimento della compagnia assicurativa, i risparmi investiti sono al riparo e tutelati, ovvero non aggredidibili dai creditori dell&#8217;assicurazione. Si tratta di polizze create appositamente per soddisfare l&#8217;esigenza di sicurezza. Ai clienti viene riconosciuta una determinata percentuale del rendimento annuo della gestione separata (chiamata &#8216;aliquota di retrocessione&#8217;).</p>
<p>L&#8217;investitore deve comunque valutare la solidità della compagnia, perché gli illeciti da parte del management non possono essere esclusi a priori (questo probabilmente è quanto avvenuto nel caso dell&#8217;americana MF Global, che probabilmente non ha rispettato la clausola della separazione dei fondi).</p>
<p>Rimane invece il rischio collegato alla qualità degli investimenti: se i titoli di stato, le obbligazioni corporate o le azioni in cui si è scelto di investire perdono di valore, il risultato finanziario della gestione ovviamente non sarà molto redditizio.</p>
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		<title>Investimenti nel 2012: che cosa prevedono e consigliano gli esperti</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 07:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Iniziamo subito con dire che per il momento sui mercati il sentimento prevalente è ancora quello dell&#8217;incertezza. Non si capisce ancora chiaramente quali scenari si apriranno in conseguenza delle scelte della politica. Ma è certo che da essi dipenderà in toto il futuro della moneta unica. Da più parti si prevede anche che la crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/BTP.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2012/01/BTP.gif" alt="" title="BTP" width="227" height="224" class="alignleft size-full wp-image-5455" /></a>Iniziamo subito con dire che per il momento sui mercati il sentimento prevalente è ancora quello dell&#8217;incertezza. Non si capisce ancora chiaramente quali scenari si apriranno in conseguenza delle scelte della politica. Ma è certo che da essi dipenderà in toto il futuro della moneta unica. Da più parti si prevede anche che la crisi dei debiti sovrani proseguirà anche oltre il 2012, che l&#8217;euro perderà quota su dollaro e yen. Alla luce di tutto ciò ecco qualche consiglio prudente sulle principali forme di investimento scelte dai risparmiatori.</p>
<p>* <strong>Titoli di Stato italiani</strong>. Non sono più considerati un investimento granitico come lo erano fino all&#8217;estate scorsa. I titoli pubblici non devono più essere visti come un &#8220;parcheggio sicuro&#8221;, bensì come uno strumento di diversificazione degli investimenti in portafoglio, intorno al 25% del capitale. Bisognerebbe dare la preferenza alle scadenze breve termine (due o tre anni): hanno rendimenti minori rispetto ai titoli decennali, ma intorno a esse si prevedono minori tensioni dei mercati, perché la prospettiva breve è ancora positiva per il nostro paese mentre quella a lungo termine resta un&#8217;incognita. Comunque, l&#8217;acquisto di un mix di titoli pubblici dovrebbe garantire un buon flusso di cedole, per lo meno senza erosione del capitale.</p>
<p>* <strong>Azioni</strong>. L&#8217;andamento che avranno le Borse nel nuovo anno è estremamente imprevedibile. I più consigliati dagli esperti sono i titoli europei, anche se non tutti i consulenti sono d&#8217;accordo. Tra i titoli italiani le opportunità migliori sembrano provenire da ENEL e Lottomatica. Ma poiché il periodo è veramente delicato, tutti concordano sulla massima diversificazione del portafoglio. Per quanto concerne invece i paesi emergenti, che sicuramente guideranno la crescita mondiale, con la Cina in prima posizione, conviene investire sulle aziende che crescono <em>con i consumi interni</em>. Oppure puntare sulle società europee che possiedono importanti fette di mercato in queste nazioni.</p>
<p>* <strong>Oro</strong>. Dal 2000 a questa parte il prezzo dell&#8217;oro, bene rifugio per antonomasia, non ha fatto che salire, con addirittura un +10% nell&#8217;anno appena terminato. Secondo alcuni il trend continuerà, ma c&#8217;è anche chi mette in guardia da spiacevoli sorprese, come ha dimostrato la brusca frenata nel mese di dicembre 2011. A questi prezzi, investire nel metallo giallo (e in altri metalli preziosi) resta di fatto una scommessa.</p>
<p>* <strong>Mattone</strong>. L&#8217;investimento <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=256"  onMouseover="window.status='External link'; return true" onMouseout="window.status=''" onclick="return alinks_click(this);" title="Immobiliare"  rel="external">immobiliare</a> in Italia resiste più che in altri paesi europei, nonostante il calo subito nel 2011 e per il terzo anno consecutivo. Secondo gli analisti il 2012 vedrà una lieve ripresa, anche se fragile &#8211; perché gravata dal ritorno delle tasse sulla prima casa.</p>
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		<title>BOT, BTP, BTP€i, CCT, CCTEu, CTZ: quali sono le differenze tra i titoli di Stato e su quali conviene investire in questo periodo</title>
		<link>http://www.solofinanza.it/04012012/bot-btp-btpei-cct-ccteu-ctz-quali-sono-le-differenze-tra-i-titoli-di-stato-e-su-quali-conviene-investire-in-questo-periodo/5394</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 07:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario finanziario]]></category>
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		<description><![CDATA[Come si fa ad acquistare titoli di Stato? Si possono sottoscrivere sia in fase di emissione, ovvero in occasione di un&#8217;asta del Tesoro: in questo caso bisogna recarsi presso la propria banca e prenotare, almeno un giorno prima, la quantità di titoli che si desidera sottoscrivere. Le date delle aste sono pubblicate sul sit web [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/01/bot-btp1.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/01/bot-btp1.gif" alt="" title="bot-btp" width="300" height="197" class="alignleft size-full wp-image-4139" /></a>Come si fa ad acquistare titoli di Stato? Si possono sottoscrivere sia in fase di emissione, ovvero in occasione di un&#8217;asta del Tesoro: in questo caso bisogna recarsi presso la propria banca e prenotare, almeno un giorno prima, la quantità di titoli che si desidera sottoscrivere. Le date delle aste sono pubblicate sul sit web del Ministero del Tesoro, avvengono una volta al mese per i titoli a scadenza semestrale e annuale; la scadenza è invece variabile a seconda delle esigenze di liquidità dell&#8217;Erario per i Bot trimestrali e flessibili. In alternativa, i titoli di Stato possono essere acquistati, anche in un momento successivo, quando sono già stati venduti all&#8217;asta, ovvero sul cosiddetto &#8220;mercato secondario&#8221;. </p>
<p>I titoli di Stato venduti nelle aste sono di vari tipi:</p>
<p>* <strong>BOT</strong> (Buoni ordinario del Tesoro): sono titoli obbligazionari a durata breve (3, 6 oppure massimo 12 mesi) e senza cedola (cioè senza interessi pagati periodicamente agli investitori). Il loro rendimento è costituito dalla differenza tra valore di rimborso (valore nominale) e il prezzo di emissione, che è &#8220;sotto la pari&#8221;. Per dirla in altri termini, vengono venduti &#8220;a sconto&#8221;, ovvero a un prezzo inferiore al valore nominale, che sarà invece pagato all&#8217;atto del rimborso.</p>
<p>* <strong>BTP</strong> (Buoni del Tesoro poliennali) sono titoli a medio-lungo termine e prevedono il pagamento di una cedola fissa ogni sei mesi. Esistono in scadenze a 3, 5, 10, 15 e 30 anni. Il rendimento finale è costituito dalla differenza tra il valore nominale pagato all&#8217;atto del rimborso e il valore dell&#8217;emissione &#8211; sommato alla cifra che corrisponde all&#8217;ammontare le cedole. Esistono anche i <strong>BTP-i</strong> o <strong>BTP€i</strong> (Buoni del Tesoro poliennali indicizzati all&#8217;inflazione europea &#8211; misurata dall&#8217;Eurostat), che forniscono agli investitori una protezione contro l&#8217;inflazione, calcolandola sulla media dell&#8217;area euro. Possono avere scadenza a 5, 10, 15 e 30 anni e garantiscono la restituzione del valore nominale anche in caso di deflazione: se i prezzi dovessero calare, la cifra per essi rimborsata alla scadenza non potrà essere inferiore al valore nominale. I Btp€i garantiscono un interesse costante in termini reali (cioè dal punto di vista del potere d&#8217;acquisto), che in termini tecnici si chiama &#8220;tasso annuo cedolare reale&#8221;). L&#8217;importo delle cedole semestrali è variabile e si calcola moltiplicando il 50% del tasso annuo di interesse cedolare reale per il capitale nominale rivalutato alla data di pagamento della cedola. Invece il capitale rimborsato alla scadenza viene calcolato moltiplicando il valore del capitale nominale sottoscritto per il coefficiente di indicizzazione (cioè della variazione dei prezzi avvenuta durante la vita del titolo) nel giorno della scadenza.</p>
<p>* <strong>CCT</strong> (Certificati di credito del Tesoro) sono titoli di stato a tasso variabile. Hanno una durata di 7 anni e cedole variabili semestrali, legate al rendimento dei BOT a sei mesi più una maggiorazione. Esistono pure i <strong>CctEu</strong>, che sono indicizzati all&#8217;Euribor a 6 mesi, invece che ai BOT.</p>
<p>* <strong>CTZ</strong> (Certificati del Tesoro zero coupon) sono titoli di Stato della durata di 24 mesi privi di cedole. Il loro rendimento è costituito dallo &#8220;scarto di emissione&#8221;, cioè dalla differenza tra il valore nominale (quello rimborsato alla scadenza) e il prezzo di acquisto. Nessun rendimento fino alla scadenza, dunque, cioè due anni dopo &#8211; a meno di una vendita sul mercato secondario, sperando in una plusvalenza.</p>
<p>Vediamo ora quali sono i consigli degli esperti per gli investitori, a seconda del loro profilo di rischio:</p>
<p>* I BOT sono un investimento che dà buona sicurezza a grandi e piccoli investitori perché la loro durata è così breve da non lasciare praticamente spazio all&#8217;eventualità di un temuto default. Il rendimento non è altissimo, ma neppure trascurabile. Tra l&#8217;altro, nei prossimi mesi il Governo punterà molto sui titoli a brevissimo termine (trimestrali) o su quelli con scadenze non standard (detti &#8220;BOT flessibili&#8221;).<br />
* I BTP sono più adatti a chi è munito di una buona propensione al rischio e non ha esigenze di reperire liquidità nel medio termine. I rendimenti dei BTP sono in questo periodo alle stelle e, trattandosi di titoli a cedola fissa, costituiscono una buona occasione poiché non si attende un rialzo dei tassi a breve. Per diminuire il rischio, meglio scegliere titoli a 2 o 3 anni. Del resto anche il Tesoro sta puntando sempre più a emettere titoli a breve termine e forse abbandonerà del tutto l&#8217;emissione dei BTP trentennali.<br />
* I Btp€i sono soggetti (oltre che al rischio di default dell&#8217;Italia, come tutti gli altri titoli) anche al fatto di essere legati al tasso di inflazione europeo, che potrebbe essere inferiore a quello italiano &#8211; in questo senso la protezione per gli investitori italiani sarebbe solo parziale. I rendimenti possono essere notevoli, almeno per chi ha buona propensione al rischio o anche per chi non attende la scadenza e li rivende sul mercato secondario (per esempio, in questo periodo, che è molto favorevole).<br />
* I CCT e i CCTEu sono tradizionalmente considerati estremamente sicuri, grazie agli aggiornamenti periodici dei tassi capaci di allineare i loro rendimenti con quelli del mercato, evitando in questo modo la svalutazione dei titoli. Di recente però la speculazione, facendo leva sul &#8220;rischio insolvenza&#8221; dell&#8217;Italia, ha fatto salire le tensioni anche su questi titoli, il cui rendimento è salito parecchio &#8211; di pari passo con il loro rischio &#8211; mentre è scesa la loro quotazione sul mercato secondario. Bisogna inoltre tenere presente che CCT e CCTEu (diversamente dai BTP decennali), non godono dell&#8217;azione di sostegno della BCE.<br />
* I CTZ: i loro rendimenti sono in discesa &#8211; segno della percezione di minore rischio-Italia da parte dei mercati, ma con tassi ancora buoni, soprattutto considerando che si tratta di una scadenza biennale. Oltre al solito rischio di default, che potrebbe rendere i titoli meno appetibili sul mercato per coloro che volessero rivenderli prima della scadenza, c&#8217;è anche da considerare un&#8217;eventuale crescita dell&#8217;inflazione potrebbe far salire i tassi e rendere più debole il vecchio CTZ sul mercato secondario.</p>
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		<title>Investimenti a confronto nell&#8217;ultimo anno: qualche cifra significativa e comprensibile</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 07:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ultimo anno l&#8217;inflazione nel nostro paese è salita del 3,4%. Per acquistare un certo numero di beni che nel dicembre 2010 valevano 1000 euro, oggi servono 1034 euro. Tenendo ben presente questo numero, esaminiamo che cosa sarebbe stato di 1000 euro di risparmi investiti un anno fa in vari modi (le cifre sono al netto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2010/03/Fumetto_investimenti.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2733" title="Fumetto_investimenti" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2010/03/Fumetto_investimenti.gif" alt="" width="300" height="260" /></a>Nell&#8217;ultimo anno l&#8217;<strong>inflazione</strong> nel nostro paese è salita del <strong>3,4%</strong>. Per acquistare un certo numero di beni che nel dicembre 2010 valevano <strong>1000 euro</strong>, oggi servono <strong>1034 euro</strong>. Tenendo ben presente questo numero, esaminiamo che cosa sarebbe stato di 1000 euro di risparmi investiti un anno fa in vari modi (le cifre sono al netto di tasse, commissioni bancarie ecc. &#8211; e sono realistici perché forniti dall&#8217;Associazione Bancaria Italiana):</p>
<p>* Con 1000 euro investiti nei <strong>titoli di Stato come i BOT annuali</strong> oggi avremmo <strong>1015 euro</strong>. Un guadagno c&#8217;è stato, ma non sufficiente a coprire l&#8217;effetto negativo dell&#8217;inflazione.<br />
* Con 1000 euro investiti in <strong>azioni di Borsa</strong> o strumenti che replicano l&#8217;indice della Borsa italiana, oggi avremmo appena <strong>757 euro</strong>. Un dato decisamente negativo, con una perdita del 25%.<br />
* Con 1000 euro investiti in un <strong>fondo comune di investimento bilanciato</strong> (formato da azioni e obbligazioni), oggi avremmo in tasca <strong>948 euro</strong>. Dunque una perdita di circa il 5%.<br />
* Con 1000 euro investiti in <strong>titoli pubblici americani a scadenza annuale</strong> (scelta di investimento che include sempre il rischio di una variazione del tasso di cambio) oggi avremmo <strong>989 euro</strong>: una perdita dell&#8217;1%.</p>
<p>Verrebbe da concludere che l&#8217;investimento in titoli di stato sia il più conveniente. In realtà, molto dipende dal futuro dell&#8217;Italia e della zona euro. I titoli di stato sono considerati decisamente più &#8220;deperibili&#8221; che in passato, anche quelli di oltreoceano. La diversificazione resta sempre la migliore raccomandazione da lasciare.</p>
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		<title>Fineco offre 50 euro di bonus per ogni 15.000 euro di fondi e titoli trasferiti</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 07:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Siti amici]]></category>

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		<description><![CDATA[Per tutti coloro che sono già correntisti FINECO, e soltanto fino al 31 dicembre, è in corso una promozione &#8211; a nostro avviso di estremo interesse &#8211; illustrata su questa pagina. Si tratta di una campagna che premia i clienti disposti a trasferire titoli e fondi presso questa nota banca del gruppo Unicredit con l&#8217;accredito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/12/Fineco_titoli.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5291" title="Fineco_titoli" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/12/Fineco_titoli.gif" alt="" width="300" height="155" /></a>Per tutti coloro che sono già correntisti <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=15"  onMouseover="window.status='External link'; return true" onMouseout="window.status=''" onclick="return alinks_click(this);" title="Fineco"  rel="external">FINECO</a>, e soltanto fino al 31 dicembre, è in corso una promozione &#8211; a nostro avviso di estremo interesse &#8211; illustrata su <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=1163&amp;u=6" target="_blank">questa pagina</a>.</p>
<p>Si tratta di una campagna che premia i clienti disposti a trasferire titoli e fondi presso questa nota banca del gruppo Unicredit con l&#8217;accredito di un bonus in conto corrente fino a un massimo di 2000 euro.</p>
<p>Si possono trasferire:<br />
* Azioni di Borsa trattate su mercati regolamentati<br />
* Obbligazioni<br />
* Titoli di Stato e Certificates quotati sui mercati regolamentati ed MTF Italiani<br />
* Obbligazioni bancarie italiane (non quotate su mercati regolamentati con una durata residua massima di 36 mesi)<br />
* ETF<br />
* Fondi e Sicav in collocamento presso Fineco.</p>
<p>Per ogni 15.000 euro di controvalore netto trasferito, il correntista ha diritto a un bonus di 50 euro, fino a una cifra massima di 2000.</p>
<p>Per avere diritto al bonus, il cliente deve sottoscrivere questa integrazione entro il 29 febbraio 2012. Il bonus verrà versato sul conto corrente nel giro di tre giorni lavorativi.</p>
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		<title>Che cosa sono le polizze &#8216;long term care&#8217;?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 07:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario assicurativo]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[long term care]]></category>
		<category><![CDATA[LTC]]></category>
		<category><![CDATA[polizze]]></category>
		<category><![CDATA[tutela di lungo termine]]></category>

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		<description><![CDATA[Long term care (espressione spesso abbreviata in LTC) significa &#8216;cure a lungo termine&#8217; o &#8216;tutela di lungo termine&#8217;. Le polizze LTC sono un tipo di polizza assicurativa sanitaria che si rivolge a coloro che, già anziani, hanno il timore di divenire non autosufficienti e di aver bisogno di una copertura economica per affrontare le spese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/12/polizze_long-term-care.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5287" title="polizze_long-term-care" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/12/polizze_long-term-care.gif" alt="" width="300" height="199" /></a><strong><em>Long term care</em></strong> (espressione spesso abbreviata in LTC) significa &#8216;cure a lungo termine&#8217; o &#8216;tutela di lungo termine&#8217;. Le polizze LTC sono un tipo di polizza assicurativa sanitaria che si rivolge a coloro che, già anziani, hanno il timore di divenire non autosufficienti e di aver bisogno di una copertura economica per affrontare le spese per l&#8217;assistenza sanitaria.</p>
<p>In pratica, sono polizze create proprio al fine di coprire i rischi legati alla terza e alla quarta età. Le prestazioni erogate dalla polizza consistono nel pagamento di un vitalizio suddiviso in rate mensili che crescono di anno in anno.</p>
<p>Queste polizze sono assai diffuse nei paesi anglosassoni, mentre finora nel nostro paese l’offerta è stata scarsa; ma sicuramente destinata a crescere in futuro &#8211; vista da un lato la prospettiva di una futura relativa assenza dell&#8217;assistenza statale nei confronti di anziani e malati cronici e dall&#8217;altro la percentuale crescente di persone anziane sul totale della popolazione. Si stima infatti che nel 2040 la quota degli over-65 nel nostro paese sarà pari al 31%.</p>
<p>Secondo una recente indagine di Episteme, la soluzione delle polizze LTC è ritenuta interessante da quasi l&#8217;85% degli interessati. Un&#8217;alta percentuale di essi (oltre l&#8217;82%) contempla invece l’idea di stipulare polizze malattia senza limite di età. Non tutti gli anziani però sono psicologicamente pronti a fronteggiare il &#8220;problema&#8221; della longevità facendo concretamente il passo di acquistare una polizza LTC o una polizza malattia &#8211; erroneamente considerate come forme di dolorosa rassegnazione al tempo che passa.</p>
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