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	<title>solofinanza.it &#187; Libri</title>
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	<description>il blog che ti racconta tutto su risparmio e investimenti</description>
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		<title>Un libro per imparare a investire nelle materie prime</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 12:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[investire nelle commodity]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mondo è soggetto a continui cambiamenti e lo stesso si può dire degli investimenti. Purtroppo investire in azioni non dà più gli stessi rendimenti che in passato parevano sicuri e veloci. Invece, il mondo delle materie prime sta acquisendo un&#8217;importanza sempre maggiore. Con giganteschi paesi in via di sviluppo la richiesta di rame, zinco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/10/John_Stephenson_Investire_nelle_materie_prime.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/10/John_Stephenson_Investire_nelle_materie_prime.gif" alt="" title="John_Stephenson_Investire_nelle_materie_prime" width="181" height="260" class="alignleft size-full wp-image-5170" /></a>Il mondo è soggetto a continui cambiamenti e lo stesso si può dire degli investimenti. Purtroppo investire in azioni non dà più gli stessi rendimenti che in passato parevano sicuri e veloci. Invece, il mondo delle materie prime sta acquisendo un&#8217;importanza sempre maggiore. Con giganteschi paesi in via di sviluppo la richiesta di rame, zinco, minerali di ferro, carbone, oro, petrolio, ma anche cacao e xxx può soltanto aumentare. Nel decennio che ci sta davanti il mercato delle commodity offrirà agli investitori rendimenti assai maggiori degli altri comparti.</p>
<p>Nonostante la loro importanza, le materie prime sono spesso oggetto di fraintendimenti concettuali. Mentre tutti sono d&#8217;accordo sull&#8217;importanza di azioni, obbligazioni e investimenti immobiliari, l&#8217;avventura nel mondo delle commodity è guardata con intimidazione e sospetto dall&#8217;investitore medio.</p>
<p>Per questo nasce la guida <em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788895705033/stephenson-john-zzz99-cepparo/piccolo-libro-per-investire.html?shop=254" target="_blank">Il piccolo libro per investire nelle materie prime</a></strong></em>, di John Stephenson tradotta dall&#8217;inglese per i tipi di CHW Edizioni e corredata da note esplicative per il pubblico italiano. </p>
<p>Il sottotitolo (<em>Come operare nel mercato delle commodity senza bruciarsi</em>) è alquanto pregnante. Il testo si propone di infatti di esaminare nei dettagli gli investimenti in materie prime identificando le opportunità di cui approfittare, quali strumenti utilizzare e i benefici di un portafoglio ben diversificato. Spiega perché questo settore sarà così cruciale in futuro e perché è soggetto ad alti e bassi e ad andamenti diversi da quelli degli altri strumenti finanziari. Suggerisce e quando bisogna comprare e con quale formula.</p>
<p>Insomma, una roadmap per scoprire le maggiori opportunità di investimento del futuro.</p>
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		<title>Il manager al buio: un saggio su come il cinema racconta il mondo dell&#8217;economia</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 06:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Il manager al buio]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se a prima vista si potrebbe pensare che l&#8217;economia e il business abbiano ben poco a che fare con l&#8217;arte del cinema, in realtà la decima musa ha spesso scelto dei temi finanziari e commerciali per le sue trame. E alcuni film, come ad esempio Wall Street, si sono rivelati quasi profetici. E&#8217; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788817052689/canova-gianni-salvemini-severino/manager-al-buio-da.html?shop=254" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5110" title="Il_manager_al_buio_copertina" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/10/Il_manager_al_buio_copertina.gif" alt="" width="169" height="276" /></a>Anche se a prima vista si potrebbe pensare che l&#8217;economia e il business abbiano ben poco a che fare con l&#8217;arte del cinema, in realtà la decima musa ha spesso scelto dei temi finanziari e commerciali per le sue trame. E alcuni film, come ad esempio <em>Wall Street</em>, si sono rivelati quasi profetici. E&#8217; di estremo interesse sia per i cinefili che per gli appassionati di economia e sociologia il progetto che sta dietro al volume <strong><em><a href="http://www.ibs.it/code/9788817052689/canova-gianni-salvemini-severino/manager-al-buio-da.html?shop=254" target="_blank">Il manager al buio</a></em></strong>, appena uscito per i tipi di Rizzoli Etas. Ne sono co-autori <strong>Gianni Canova</strong>, noto e stimato critico cinematografico, e <strong>Severino Salvemini</strong>, docente di Organizzazione aziendale all&#8217;università Bocconi di Milano. Mettendo insieme le loro riflessioni hanno dialogato sulle più importanti e recenti pellicole che in qualche modo toccano temi legati al mondo del lavoro, al settore dell&#8217;economia e delle società.</p>
<p>Ecco l&#8217;elenco dei film esaminati, in ordine alfabetico. Sono in tutto 55, ma le schede di presentazione sono un&#8217;ottantina, perché alcuni di loro compaiono in due delle tre categorie in cui è suddiviso il libro: gli <em>imprescindibili</em>, gli <em>indispensabili</em> (che vale la pena esaminare perché assai stimolanti) e i <em>laterali</em> (per appassionati). Se scorrendo la lista ne trovate un numero sufficiente di vostro interesse, forse vale la pena di fare un piccolo investimento in questo volume:</p>
<p>A Beautiful Mind<br />
A tempo pieno<br />
Agorà<br />
Americani<br />
Baci e abbracci<br />
Benvenuti al Sud<br />
Cacciatore di teste<br />
Cantando dietro i paraventi<br />
Caos calmo<br />
Così lontano, così vicino<br />
Cuore sacro<br />
Dear Frankie<br />
Forrest Gump<br />
Gangs of New York<br />
Gosford Park<br />
Gran Torino<br />
I panni sporchi –<br />
I signori della truffa<br />
I soldi degli altri<br />
I vestiti nuovi dell’Imperatore<br />
Il diavolo veste Prada<br />
Il discorso del Re<br />
Il gioiellino<br />
Il mio amico Eric<br />
Il posto dell’anima<br />
Il sapore della vittoria<br />
In Good Company<br />
In questo mondo libero…<br />
Inside Man<br />
Kinky Boots<br />
L’eredità<br />
La classe<br />
La grande seduzione<br />
Lady Henderson presenta<br />
Lezione Ventuno<br />
Lost in La Mancha<br />
Magdalene<br />
Mi piace lavorare<br />
Mondovino<br />
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano<br />
Monsters &#038; Co.<br />
My Generation<br />
Ricomincio da capo<br />
Rivelazioni<br />
Se fossi in te<br />
Si può fare<br />
Soul Kitchen<br />
The Social Network<br />
Tra le nuvole<br />
Tutta la vita davanti<br />
Tutte le mattine del mondo<br />
Un giorno di ordinaria follia<br />
Volevo solo dormirle addosso<br />
Wall Street – Il denaro non dorme mai<br />
We Want Sex </p>
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		<title>&#8216;La Terza rivoluzione industriale&#8217;, l&#8217;ultimo libro di Jeremy Rifkin</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 06:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[Wuppertal Institut]]></category>

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		<description><![CDATA[The Third Industrial Revolution: How Lateral Power Is Transforming Energy, the Economy, and the World, è il titolo inglese dell&#8217;ultima pubblicazione di Jeremy Rifkin, economista, scrittore, saggista, consigliere politico e attivista statunitense che da decenni studia l&#8217;impatto dei mutamenti scientifici e tecnologici sull&#8217;economia, la società e l&#8217;ambiente. In attesa che il testo venga tradotto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/10/La_terza_rivoluzione_industriale_rifkin.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/10/La_terza_rivoluzione_industriale_rifkin.gif" alt="" title="La_terza_rivoluzione_industriale_rifkin" width="198" height="300" class="alignleft size-full wp-image-5086" /></a><em><a href="http://www.ibs.it/code/9788804614203/rifkin-jeremy/terza-rivoluzione-industriale-come.html?shop=254" target="_blank">The Third Industrial Revolution: How Lateral Power Is Transforming Energy, the Economy, and the World</a></em>, è il titolo inglese dell&#8217;ultima pubblicazione di Jeremy Rifkin, economista, scrittore, saggista, consigliere politico e attivista statunitense che da decenni studia l&#8217;impatto dei mutamenti scientifici e tecnologici sull&#8217;economia, la società e l&#8217;ambiente. </p>
<p>In attesa che il testo venga tradotto in italiano, possiamo anticiparne i contenuti in maniera sintetica. </p>
<p>Volenti o nolenti, la &#8220;Terza rivoluzione industriale&#8221; è già in atto e la crisi dell&#8217;economia dovrebbe stimolarci a cambiare i modelli economici dell&#8217;attuale società. La dipendenza dal petrolio e da altri combustibili fossili porta a un aumento della benzina e del cibo, mentre la disoccupazione resta alta, il mercato <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=256"  onMouseover="window.status='External link'; return true" onMouseout="window.status=''" onclick="return alinks_click(this);" title="Immobiliare"  rel="external">immobiliare</a> è bloccato, il debito dei privati e dei governi lievita e la ripresta stenta. L&#8217;umanità ha bisogno di un progetto economico sostenibile per guardare al futuro.</p>
<p>Mentre durante la Prima rivoluzione industriale si viveva grazie alla ricchezza prodotta, nella Seconda (iniziata alla fine degli anni &#8217;70) si è iniziato a vivere vivere di debito, entrando così in uno schema ciclico di crisi che porta dalla recessione ai tagli sulle spese e allo stimolo alla ripresa con l&#8217;aumento dei consumi. Che porta ad un aumento del costo delle materie prime, quindi a un aumento di prezzi e a un nuovo bisogno di debito. Quello che bisogna cambiare è paradigma economico. Nella Terza rivoluzione industriale bisognerà cessare il consumo delle ricchezze del passato e ritornare a produrre con l&#8217;aiuto della creatività.</p>
<p>Per quanto riguarda la gestione dell’energia occorrerà passare da un mondo fatto di società multinazionali centralizzate che si basano sui combustibili fossili a una miriade di piccoli produttori capaci di generare a casa, negli uffici e nelle aziende la loro energia da fonti rinnovabili e di vendere il surplus condividendolo su una rete assai simile a quella di Internet. Sarà un &#8220;democratizzazione dell’energia&#8221; dove il network ha un&#8217;importanza fondamentale. </p>
<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/10/Jeremy_rifkin.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/10/Jeremy_rifkin.gif" alt="" title="Jeremy_rifkin" width="300" height="197" class="alignright size-full wp-image-5085" /></a>Nel commercio il rapporto che contrappone venditore e compratore come avversari deve essere sostituito da una relazione collaborativa tra fornitore e utilizzatore. Entreremo in un &#8220;capitalismo distribuito&#8221;, insomma. </p>
<p>La politica deve passare dal modello rigido e centralizzato con schieramenti di destra e sinistra a una generazione di leader che collaborano e socializzano via Internet, anche qui in maniera distribuita e collaborativa.</p>
<p>Il Pianeta non deve più essere concepito in modo utilitaristico come mero contenitore di risorse da sfruttare, bensì come qualcosa da proteggere.</p>
<p>L’istruzione deve essere ripensata nella direzione della distribuzione e della collaborazione e non più come rigido insegnamento dall&#8217;alto e memorizzazione di nozioni dal basso.</p>
<p>Tanto materiale su cui riflettere. E&#8217; comunque importante che la comunità internazionale inizi a prendere in considerazione che l&#8217;inno alla crescita non è più la soluzione dei nostri problemi finanziari e ambientali &#8211; anzi, forse ne è la causa. A questo proposito, un&#8217;altra lettura consigliabile è quella di <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788866270010/zzz99-sachs-w-morosini/futuro-sostenibile-le-risposte.html?= shop 254">Futuro sostenibile</a></em>, testo curato da Wolfgang Sachs, direttore del Wuppertal Institut (478 pp., edizioni Ambiente), che elabora con rigore progetti e sistemi politici e sociali per provare a guardare in direzione diversa verso un futuro sostenibile.  </p>
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		<title>L&#8217;ultimo libro di Luca Mercalli: è finita l&#8217;economia della crescita infinita</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 06:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[prepariamoci]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro del meteorologo e giornalista Luca Mercalli  Prepariamoci è uscito da alcuni mesi, ma leggerlo sembra diventare ogni giorno più importante, soprattutto tenendo conto dell&#8217;occhiello Un piano per salvarci e del suo sottotitolo: a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza&#8230; e forse più felicità. Il discorso di Mercalli tocca l&#8217;argomento della crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788861900127/mercalli-luca/prepariamoci-a-vivere-in.html?shop=254"><img class="alignleft size-full wp-image-2339" title="Prepariamoci_luca_mercalli" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2011/05/Prepariamoci_luca_mercalli.gif" alt="" width="173" height="272" /></a>Il libro del meteorologo e giornalista Luca Mercalli  <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788861900127/mercalli-luca/prepariamoci-a-vivere-in.html?shop=254"><em>Prepariamoci</em></a></strong> è uscito da alcuni mesi, ma leggerlo sembra diventare ogni giorno più importante, soprattutto tenendo conto dell&#8217;occhiello <em>Un piano per salvarci</em> e del suo sottotitolo: <em>a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza&#8230; e forse più felicità</em>. </p>
<p>Il discorso di Mercalli tocca l&#8217;argomento della crisi economica nel profondo: l&#8217;economia è soltanto una sovrastruttura che hanno inventato gli uomini e che negli ultimi cinquant&#8217;anni ha preso il sopravvento sulla nostra vita. Sotto l&#8217;economia ci sono delle quantità fisiche che esprimono la crisi energetica, la crisi alimentare, la mancanza di terreno coltivabile, il problema dei mutamenti climatici, l&#8217;esaurimento di alcune risorse naturali (anche se rinnovabili, come la fauna ittica, le foreste ecc.). Tutte problematiche che non sono certamente trascurate dagli studiosi, però in modo ancora troppo frammentario, come se non avessero nulla a che fare con la crisi economica di cui si occupano i governi. I politici sono ancora impegnati a rilanciare i consumi per <em>far ripartire l&#8217;economia</em>. Ma l&#8217;economia della crescita infinita sta tirando la corda. E bisogna cambiarla.</p>
<p>Finché si pensa di farlo aumentando le tasse e riducendo i salari non si aggredisce il cuore del problema. Occorre riformare il sistema, ovvero smettere di pensare che se riusciremo a crescere riusciremo anche a tagliare i debiti. La crescita non è più possibile per ragioni fisiche, così come l&#8217;essere umano non cresce all&#8217;infinito, ma solo per i primi 15-20 anni &#8211; e poi si fa bastare quello che ha.</p>
<p>Da dove partire dunque per superare la crisi? Dalla lotta a ogni tipo di spreco, perché lo spreco nella nostra società impera. Eliminare non solo tutto ciò che è superfluo negli acquisti, ma evitare lo spreco di energia nelle nostre case. In questo modo creeremo meno rifiuti e abbasseremmo la pressione ambientale e i suoi costi. Con uno sfruttamento maggiore delle energie rinnovabili pagheremmo meno salate le bollette di elettricità e gas, bloccando un po&#8217; l&#8217;emorragia di denaro dal nostro paese. E poi avanti con la promozione della mobilità sostenibile, il riciclaggio dei rifiuti. Tanti cambiamenti di abitudini inveterate negli ultimi decenni che possono contribuire a cambiare davvero le cose.</p>
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		<title>333 euro in più al mese: tattiche per il risparmio in un nuovo manuale</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 06:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una lettura divertente e utilissima, perfetta da portare sotto l&#8217;ombrellone. Piacerà sia a chi non naviga nell&#8217;oro (ovvero alla maggior parte di noi) che a chi ha a cuore l&#8217;ambiente. Si intitola 333 euro in più al mese. Tattiche pronte all&#8217;uso per risparmiare senza rinunciare ed è un manuale di Andrea Benedet (giornalista specializzato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/07/333_euro_in_piu_al_mese.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/07/333_euro_in_piu_al_mese.gif" alt="" title="333_euro_in_piu_al_mese" width="172" height="251" class="alignleft size-full wp-image-4853" /></a>Una lettura divertente e utilissima, perfetta da portare sotto l&#8217;ombrellone. Piacerà sia a chi non naviga nell&#8217;oro (ovvero alla maggior parte di noi) che a chi ha a cuore l&#8217;ambiente. Si intitola <em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788866201144/benedet-andrea/333-euro-in-pi-ugrave.html?shop=254" target="_blank">333 euro in più al mese. Tattiche pronte all&#8217;uso per risparmiare senza rinunciare</a></strong></em> ed è un manuale di Andrea Benedet (giornalista specializzato in consumi e nuove tecnologie), pubblicato da Dalai Editore.</p>
<p>La cifra 333 euro è un&#8217;approssimazione di quel 10% e oltre che una famiglia media italiana potrebbe risparmiare (o meglio conservare in tasca) ogni mese adottando alcune semplici abitudini che non portino a un totale stravolgimento del livello di vita. E anche se non fossero 333 euro, sicuramente seguendo questi consigli, il risparmio sarebbe una somma tangibile che può fare la differenza nel bilancio familiare di ogni mese.</p>
<p>Il manuale è suddiviso in tipologie di spesa e dispensa consigli, trucchi, leggi, agevolazioni e indirizzi per iniziare subito a risparmiare, su tutti i fronti. Alcuni francamente scontati, altri più perspicaci. Quasi tutti con una valenza ecologica.</p>
<p>La parola d&#8217;ordine è <em>downsizing</em>, ovvero il ridimensionamento nell&#8217;ottica dei consumi e del rispetto dell&#8217;ambiente, con riduzione degli sprechi e di tutto il superfluo. In tempi di vacche magre e di catastrofi ambientali come quelli che stiamo attraversando, i costumi sobri non sono più sintomo di una mentalità piccolo-borghese, ma di sani principi. </p>
<p>Ecco alcuni esempi dei consigli:<br />
* <strong>Sconti e promozioni</strong> in negozi e supermercati: guardando attentamente si scopre che accanto agli articoli in promozione si trovano prodotti &#8220;a prezzo pieno&#8221; che costano ancora meno, e di solito sono localizzati nei ripiani inferiori degli scaffali.<br />
* <strong>Elettricità</strong>: è importante studiare bene le bollette nella sezione in cui forniscono indicazioni sugli orari delle tariffe più vantaggiose: stiamo parlando delle <a href="http://www.solofinanza.it/01072010/da-oggi-tariffe-bi-orarie-per-lelettricita/" target="_blank">tariffe biorarie</a>.<br />
* <strong>Batterie</strong>: sostituendo le usa-e-getta con pile ricaricabili costa fino a 100 volte meno.<br />
* <strong>Acqua</strong>: evitare l&#8217;erogazione continua di acqua lavandosi i denti o radendosi fa risparmiare anche 10 litri di acqua ogni volta.<br />
* <strong>Riscaldamento</strong>: invece di alzare il termostato, eliminare con cura tutti gli spifferi e indossare un maglione in più.<br />
* Usare il <a href="http://www.soloecologia.it/08112010/car-sharing-il-servizio-guidami-dellatm-di-milano/" target="_blank">car sharing</a> invece dell&#8217;auto di proprietà.<br />
* Preferire <a href="http://www.gratis.it/Canali/Economia/Banca/Conti_Correnti/" target="_blank">conti correnti online</a> o <a href="http://www.gratis.it/Canali/Economia/Assicurazioni/" target="_blank">assicurazioni online</a>: si risparmiano centinaia di euro l&#8217;anno.<br />
* <strong>Farmaci</strong>: preferire i medicinali equivalenti, dal prezzo sensibilmente più basso ed ugualmente efficaci. Acquistare alimenti per neonati e <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=1177"  onMouseover="window.status='External link'; return true" onMouseout="window.status=''" onclick="return alinks_click(this);" title="cosmetici"  rel="external">cosmetici</a> nei supermercati.<br />
* Spesa negli <strong>hard discount</strong>: sempre da valutare bene. Se da un lato consente di risparmiare fino al 60%, è anche vero che &#8211; soprattutto quando si tratta di oggetti &#8211; la loro qualità lascia spesso a desiderare. E allora bisogna chiedersi: vale la pena di spendere poco per poi dover rottamare?</p>
<p>La lezione di base del libro è che molti dei nostri comportamenti sono soltanto dovuti ad abitudini inveterate che siamo restii a cambiare oppure alla pigrizia che ci impedisce di prendere iniziative nuove.</p>
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		<title>Investire nei diamanti? Sì, purché siano equi e solidali</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 06:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi di questi tempi è così fortunato da avere tanta liquidità è spesso colto dal timore di investire male il proprio denaro. Il mercato dei beni di lusso è sempre un buon ripiego: vini pregiati, appartamenti in Sardegna, opere d&#8217;arte e il sempre galoppante investimento dell&#8217;oro. Anche il mercato dei diamanti come investimento alternativo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/07/Investire_in_diamanti.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/07/Investire_in_diamanti.gif" alt="" title="Investire_in_diamanti" width="222" height="217" class="alignleft size-full wp-image-4840" /></a>Chi di questi tempi è così fortunato da avere tanta liquidità è spesso colto dal timore di investire male il proprio denaro. Il mercato dei beni di lusso è sempre un buon ripiego: vini pregiati, <a href="http://www.nestoria.it/immobiliare/vendita/sardegna" target="_blank">appartamenti in Sardegna</a>, opere d&#8217;arte e il sempre galoppante investimento dell&#8217;oro. Anche il mercato dei diamanti come investimento alternativo si sta però riprendendo dopo un periodo in cui le compagnie avevano rallentato la produzione per mantenere alte le quotazioni. Ieri come oggi, scegliere i diamanti come bene rifugio richiede una certa preparazione. Non a caso, qualche tempo fa, la casa editrice Franco Angeli ha dedicato all&#8217;argomento il volume <em><strong>Investire in diamanti. Dove cercare e cosa comprare senza correre rischi</a></strong></em> di Antonella Baccaro e Fabio Cascapera, un vademecum per le persone alle prime armi questo settore, con indicazioni su dove acquistare diamanti, quando investire e disinvestire, con simulazioni di scenari economici, informazioni su listini e certificati, vari trucchi e consigli pratici. </p>
<p>Qualche spunto possiamo darvelo anche noi:<br />
* gli investimenti in diamanti non devono mai essere visti in una prospettiva di breve periodo; non si tratta cioè di quote azionarie da acquistare e rivendere nel giro di poco tempo per realizzare rapidamente, in genere servono vari anni per vederne il valore considerevolmente aumentato;<br />
* a differenza dell’oro il cui valore è sempre proporzionale alla purezza e al peso, i diamanti sono assai differenti tra loro. Di qui la necessità di farsi sempre consigliare da esperti e sicuramente di familiarizzare con quattro concetti: taglio, colore, chiarezza e caratura, ognuno dei quali influenza il valore della gemma<br />
* non acquistare mai una pietra sprovvista di certificato;<br />
* suddividere l&#8217;investimento su più diamanti invece che su uno soltanto;<br />
* scegliere se si vuole investire in diamanti &#8220;sciolti&#8221; oppure incastonati in gioielli. I primi sono più facili da rivendere, ma i secondi sono un investimento indossabile e pienamente godibile senza per questo diminuirne il valore.</p>
<p>Alla luce del fatto che nelle zone di estrazione dei diamanti, soprattutto in Africa, sono all&#8217;ordine del giorno lo sfruttamento dei minatori, la devastazione dell&#8217;ambiente naturale, la corruzione e le guerre che si alimentano proprio grazie al finanziamento derivante dal commercio dei diamanti, ben venga la nuova esigenza a una certificazione dei diamanti equi e solidali da parte di <strong>Lifeworth Consulting</strong> e <strong>FJA</strong> (Fair Jewelry Action), due associazioni per la promozione dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. La certificazione &#8211; che ha esaminato i dieci maggiori marchi a livello mondiale &#8211; valuta lo standard &#8220;etico&#8221; dei rivenditori delle preziosissime pietre. Esiste già un trattato internazionale, il Kimberly Process, che rende illegale ogni scambio di preziosi provenienti da zone di guerra, ma questo è un ulteriore passo avanti, poiché l&#8217;analisi assegna dei voti alle grandi Case in rapporto all’atteggiamento <em>attivo</em> o <em>passivo</em> che esercitano nei confronti del processo produttivo e commerciale. Per esempio, queste case perdono punti se le loro collezioni includono diamanti provenienti dalla Birmania, nazione che non è in guerra ma il cui regime notoriamente non rispetta i diritti umani.</p>
<p>In soldoni, questi sono i risultati dell&#8217;analisi di Lifeworth e FJA. I giganti del settore che più rispettano gli aspetti etico-sociali-ambientali delle loro transazioni commerciali lungo tutta la filiera sono Cartier e Boucheron. Le altre otto società esaminate (Buccellati, Bulgari, Chanel, Chopard, Graff Diamonds, Harry Winston, Piaget e Van Cleef&#038;Arpels) sono definite dal rapporto come «inattive o parzialmente inattive». Infatti, alcune hanno un modo di affrontare il problema di tipo filantropico, che consiste in azioni di beneficenza e/o risarcimento ex post, mentre sarebbe più apprezzabile organizzare progetti per risolvere a monte le problematiche sociali e ambientali collegate all’estrazione dei diamanti. Come dire: aspettiamo il giorno in cui il <em>peso</em> dei diamanti sia esclusivamente l&#8217;indice della loro caratura, non quello della distruzione che ha portato la loro produzione. </p>
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		<title>Per trovare lavoro bisogna capire le nuove tendenze</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 06:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sull&#8217;argomento lavoro in Italia, sono stati resi noti il mese scorso i risultati di una ricerca svolta dalla Od&#038;M Consulting per Gi Group Academy sondando le opinioni di ben 27 esperti mediante il metodo Delphi. Ecco i risultati della richiesta riassunti all&#8217;osso. Per quanto riguarda le prospettive socio-economiche, ci sarà un cambiamento (abbastanza ovvio) dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/06/Richard_donkin_il_futuro_del_lavoro.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/06/Richard_donkin_il_futuro_del_lavoro.gif" alt="" title="Richard_donkin_il_futuro_del_lavoro" width="172" height="256" class="alignleft size-full wp-image-4697" /></a>
<p>Sull&#8217;argomento lavoro in Italia, sono stati resi noti il mese scorso i risultati di una <a href="http://gigroupacademy.it/2011/05/il-futuro-del-lavoro-il-lavoro-del-futuro-3/">ricerca svolta dalla Od&#038;M Consulting</a> per Gi Group Academy sondando le opinioni di ben 27 esperti mediante il metodo Delphi. Ecco i risultati della richiesta riassunti all&#8217;osso.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong>prospettive socio-economiche</strong>, ci sarà un cambiamento (abbastanza ovvio) dai settori economici tradizionali a nuovi settori industriali e servizi innovativi. Fin qui nulla di sorprendente, così come non lo è la trasformazione delle relazioni industriali: da una forte presenza di contratti nazionali a una limitata influenza della contrattazione aziendale, si passerà a un sistema con contratto nazionale più leggero e maggior partecipazione dei lavoratori nelle aziende.</p>
<p>Dal punto di vista dei <strong>modelli organizzativi</strong> è in vista un passaggio a maggiore autonomia ed <em>empowerment</em> dei lavoratori invece di reti basate sulla gerarchia e il controllo dei lavoratori.</p>
<p>Per quanto concerne la <strong>prospettiva individuale</strong>, ovvero il rapporto tra individuo e organizzazione e i significati da attribuire al lavoro, è auspicabile e fisiologico il passaggio a una concezione meno strumentale e più valoriale. Vale a dire, un lavoro non più basato sui concetti di dovere e fatica, bensì sulla possibilità di realizzazione personale e riconoscimento nella società.</p>
<p>Sull&#8217;argomento &#8220;lavoro che cambia&#8221; è appena uscita un interessante studio firmato da Richard Donkin &#8211; un autorevole studioso inglese specializzato nei temi dell&#8217;occupazione &#8211; edito dal Gruppo 24 Ore. Si intitola <strong><em><a href="http://www.ibs.it/code/9788863452242/donkin-richard/futuro-del-lavoro.html?shop=254">Il futuro del lavoro</a></em></strong> e, per una volta non si tratta di un&#8217;orazione funebre. In pratica, l&#8217;autore sostiene che il lavoro non è morto e non morirà, si limiterà a cambiare pelle.</p>
<p>Donkin sottolinea che urgono nuove politiche che aiutino le persone a cambiare mentalità quanto prima: si  prevede infatti per il futuro estrema flessibilità negli orari, riduzione degli stessi a circa 30 ore settimanali, ma una fine della carriera a età molto avanzata. In futuro cambieranno molto i comportamenti sociali, gli atteggiamenti culturali e anche l&#8217;aspetto dei luoghi di lavoro. Ovviamente, prevarrà il lavoro in modalità remota grazie all&#8217;ausilio di Internet e delle nuove tecnologie. E la Rete non è da vedere soltanto come un ambiente virtuale che offre utili servizi per il mondo reale, ma proprio come un luogo che pullula di opportunità per lavorare in maniera nuova e creativa. Infine, Internet è anche e soprattutto un luogo dove <strong>trovare lavoro</strong> per esempio su portali come <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=253&#038;u=6">InfoJobs</a>, che consente di inserire il proprio curriculum gratuitamente, insieme a lettera di presentazione e fotografia. </p>
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		<title>Un libro per conoscere meglio i BRIC</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 06:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse non tutti sanno che la sigla BRIC (che raccoglie le lettere iniziali di Brasile, Russia, India e Cina) è stata coniata per comodità dalla banca d&#8217;affari Goldman Sachs in un rapporto del 2001 ed è poi stata adottata universalmente per indicare questi quattro paesi emergenti. I quali hanno in comune molti elementi: vastissima popolazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/06/Bric_andrea_goldstein.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/06/Bric_andrea_goldstein.gif" alt="" title="Bric_andrea_goldstein" width="173" height="286" class="alignleft size-full wp-image-4639" /></a>Forse non tutti sanno che la sigla BRIC (che raccoglie le lettere iniziali di Brasile, Russia, India e Cina) è stata coniata per comodità dalla banca d&#8217;affari Goldman Sachs in un rapporto del 2001 ed è poi stata adottata universalmente per indicare questi quattro paesi emergenti. I quali hanno in comune molti elementi: vastissima popolazione, immensa estensione geografica, grande quantità di importanti risorse naturali e forte crescita del Prodotto Interno Lordo e del rispettivo peso nel commercio mondiale negli ultimi decenni. </p>
<p>Sono quattro paesi in cui vivono ancora milioni di poveri ma anche tanti &#8211; e sempre più numerosi &#8211; milionari. Si pensi che, se nel 2000 i quattro paesi rappresentavano meno di un sesto del PIL mondiale, a distanza di un decennio ne rappresentano già un quarto. I BRIC possiedono poi il 41% delle riserve internazionali di valuta. Non stupisce quindi che vogliano far sentire la loro voce nelle decisioni di politica economica e finanziaria internazionale, come ad esempio la prossima elezione del direttore del Fondo Monetario Internazionale. </p>
<p>Per capire meglio la loro crescente importanza nel panorama politico-economico, può essere interessante leggere il volumetto di Andrea Goldstein <em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788815150615/goldstein-andrea/bric-brasile-russia-india.html?shop=254">BRIC. Brasile, Russia, India, Cina alla guida dell&#8217;economia globale</a></strong></em> recentemente pubblicato da Il Mulino.</p>
<p>La lettura del libro consente di comprendere meglio come si sono intrecciate storia, politica, globalizzazione del commercio e degli investimenti nella trasformazione dell&#8217;economia di questi paesi. Una storia fatta di luci e ombre, ma le cui dinamiche devono essere capite correttamente se si vuole evitare di diventare facile preda del protezionismo e della xenofobia. Una corretta comprensione del fenomeno BRIC può aiutare a sviluppare nuove strategie per <a href="http://www.solofinanza.it/11042010/investire-sui-mercati-emergenti-assolutamente-si-ma-quanto/">investire nelle Borse dei paesi emergenti</a> ed essere più presenti come venditori su questi nuovi enormi mercati. Si pensi che nel 2010 l&#8217;Italia ha esportato solo 25 miliardi di beni verso i BRIC, mentre il solo Land tedesco del Baden-Württemberg ha venduto merci per ben 100 miliardi.</p>
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		<title>La prima Giornata nazionale della previdenza: Milano, 4-5 maggio 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 09:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi come oggi la maggior parte delle persone è così presa dai problemi del presente da non trovare il tempo per pensare al suo futuro &#8211; almeno in termini pensionistici. Nel nostro paese la previdenza si è rivelata relativamente equa (e in parecchi casi addirittura generosa) nei decenni passati ha fatto nascere negli italiani una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/04/giornata-nazionale_previdenza.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4479" style="border: 3px solid black;" title="giornata-nazionale_previdenza" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/04/giornata-nazionale_previdenza.gif" alt="" width="350" height="93" /></a>Oggi come oggi la maggior parte delle persone è così presa dai problemi del presente da non trovare il tempo per pensare al suo futuro &#8211; almeno in termini pensionistici.</p>
<p>Nel nostro paese la previdenza si è rivelata relativamente equa (e in parecchi casi addirittura generosa) nei decenni passati ha fatto nascere negli italiani una mentalità relativamente spensierata. Come dire&#8230; oggi come oggi assomigliamo più alle cicale che non alle formiche e magari aspettiamo il giorno della pensione come a una manna che ci libererà da tanti problemi. Eppure dal 1996, con l&#8217;introduzione di un nuovo sistema di calcolo delle pensioni pubbliche il mondo delle pensioni è cambiato radicalmente, anche se le informazioni in proposito certo non abbondano su mass-media.</p>
<p>Quanti lavoratori di oggi sanno a quanto ammonterà la loro pensione INPS? Da più parti si parla dell&#8217;imminente scoppio di una &#8220;bomba previdenziale&#8221; ovvero si prevedono forti ripercussioni sociali quando grandi numeri di lavoratori inizieranno a scoprire quanto sono magre le loro pensioni, soprattutto quelle per autonomi muniti di partita IVA e parasubordinati.</p>
<p>A questo grande bisogno di informazione può rispondere un&#8217;interessante iniziativa aperta al pubblico e gratuita che si terrà il <strong>4 e 5 maggio 2011</strong> a <strong>Milano</strong> nella sede della Borsa, in <strong>piazza Affari</strong>: la <strong><a href="http://www.giornatanazionaledellaprevidenza.it/">prima Giornata nazionale della previdenza</a></strong>. L&#8217;iscrizione &#8211; non indispensabile, ma consigliabile &#8211; è già effettuabile sul sito.</p>
<p>Saranno presenti ben 65 enti pensionistici e previdenziali: pubblici, privatizzati, fondi complementari, casse di assistenza integrative, società di assicurazione, società bancarie, società finanziarie, società di servizi e università. Si terranno tre conferenze plenarie e 25 incontri a cui parteciperanno più di 60 oratori e professionisti del settore, con cui sarà possibile dialogare anche nell&#8217;area espositiva. </p>
<p>Sul sito ufficiale della manifestazione, previa registrazione e log-in, si può rispondere a un breve test online che permette di valutare la propria preparazione in materia previdenziale. Le otto domande, con risposte a scelta multipla, sono abbastanza semplici ma non banali, riguardano il TFR, il metodo di calcolo contributivo, i fondi pensioni, la previdenza complementare ecc.</p>
<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/04/Manuale_pensioni.gif"><img src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/04/Manuale_pensioni.gif" alt="" title="Manuale_pensioni" width="173" height="255" class="alignright size-full wp-image-4481" /></a>Noi lo abbiamo svolto e siamo risultati documentati e preparati, ma chi scoprisse di non essere proprio all&#8217;altezza delle aspettative, oltre a partecipare all&#8217;evento, potrà ampliare le sue conoscenze consultando i <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=869"  onMouseover="window.status='External link'; return true" onMouseout="window.status=''" onclick="return alinks_click(this);" title="Video"  rel="external">video</a> e il materiale relativo alle due giornate della conferenza che saranno postati sul sito. </p>
<p>Oppure prepararsi a dovere leggendosi un testo recentissimo scritto da Andrea Telara e pubblicato dalle Edizioni Mind: <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788896785065/telara-andrea/manuale-di-sopravvivenza-per.html?shop=254">Manuale di sopravvivenza per evitare una pensione da fame</a></em>, con sottotitolo <em>Oltre l&#8217;Inps: come sarà la pensione pubblica e come farsene una integrativa</em>. </p>
<p>Un vero e proprio ABC della previdenza per evitare di arrivare alla vecchiaia con un assegno mensile da fame, costruendosi finché c&#8217;è tempo una rendita integrativa, per esempio con i fondi pensione (aperto o chiusi) o piani di risparmio personalizzati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img id="fvdkoff-target-image" style="position: absolute; visibility: visible; color: transparent; margin: 0px; border: medium none; z-index: 2147483647; left: 130px; top: 314px;" src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAABYAAAAUCAYAAACJfM0wAAAABHNCSVQICAgIfAhkiAAAAAlwSFlzAAAK8AAACvABQqw0mAAAAB90RVh0U29mdHdhcmUATWFjcm9tZWRpYSBGaXJld29ya3MgOLVo0ngAAAAWdEVYdENyZWF0aW9uIFRpbWUAMDQvMDQvMDhrK9wWAAACLklEQVQ4jbXUP0wTcRQH8O/9ekdjkT8CUqpee00bRyNNmSRSV0PcJJoQg2i6ODTExEUHg04OaNSppqtCjQ4ukDSKSuLUwcm4NNZcQYsIGtD+u/f7MZSWXltqo/Ul7/JL7u7z3r3fLye53e5xj8ejoYWRSCSSstfr1YLBYHcr4XA4rMmMMciy3EoXjDHIjDEoivL/4fefrP1P3nYEvqzLajOIo8fQz5/cfH3cnVttCM8udQaODBxQFx44Ye9h4HxvdGWtgMlbSXV2SQoMHf0RNcGSJJlmvPLdos7fdyIWL+D5myx+ZwwUDAIRh2EU1wYRFItA6FwvIjdcGJr4qFYakiSBlTavlABwsJth7mUWmSyBOAfnAkQE4gKccxBx/MoYmHmcxuH+NgAwGQ03j3NeRjjnoGqcC/zcIgghAMBkNISJuKlbEy4EaKdoKerC5nNMxQdlgVx+t0siKhYQovwV1rbdtyoNxlhxxoqilBMA0uuES6Pt6NqP2hHsoDarhJuXD2F5NV/uuJR1T4XLzvTJ25/VyHUnzgzba0YkKq6pdB4T00m47EyvPhU1M54asy3ee5o55bvwQQWAr/PHMBfbQGhGrykCANqARZ8asy3+ccYjg/K3kcF9UQAYvrJ29dmrDUxHlnOxu72P+rpYrq5eFU39K649TCF0tnPB0WdtCt2z48rQHIp+8XTHu9ET7alm0aY6fnFHjda98a/w3wZjDJLP5xv3+/1aK+F4PJ7cBm32CUNiyI2GAAAAAElFTkSuQmCC" alt="" /></p>
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		<title>Da ANASF un manuale gratuito sulla finanza etica e sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 06:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per certi versi viene da pensare che sia troppo bello per essere vero: il mondo della finanza non è solo dominato dall&#8217;avidità di guadagno, ma può anche essere improntato a valori morali. Anzi, i risparmiatori stanno mostrando interesse crescente per i fondi etici, che tra l&#8217;altro hanno reso assai bene (circa il 10%) anche nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/04/Manuale_finanza_etica.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4416" style="border: 3px solid black;" title="Manuale_finanza_etica" src="http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2011/04/Manuale_finanza_etica.gif" alt="" width="238" height="300" /></a>Per certi versi viene da pensare che sia troppo bello per essere vero: il mondo della finanza non è solo dominato dall&#8217;avidità di guadagno, ma può anche essere improntato a valori morali. Anzi, i risparmiatori stanno mostrando interesse crescente per i fondi etici, che tra l&#8217;altro hanno reso assai bene (circa il 10%) anche nei momenti peggiori della recente crisi economica. Questo almeno viene fuori leggendo il manuale <em><strong><a href="http://www.anasf.it/pagine/ufficiostudi/Manuale_SRI.asp">La finanza sostenibile e l&#8217;investimento responsabile</a></strong></em>, pubblicato congiuntamente da ANASF (associazione dei promotori finanziari) e dall&#8217;associazione non-profit <a href="http://www.finanzasostenibile.it/">Forum per la Finanza Sostenibile</a> e scaricabile gratuitamente seguendo il link indicato sul titolo stesso.</p>
<p>Finanza sostenibile, borsa etica, SRI (Socially Responsible Investments), sono termini che indicano gli investimenti finanziari non volti a perseguire esclusivamente finalità speculative, ma con ricadute benefiche su questioni sociali, ambientali ed etiche. Dunque un risparmio orientato verso iniziative socio-economiche che perseguono finalità sociali e operano nel rispetto della dignità umana e della natura.</p>
<p>La guida che abbiamo citato costituisce un buono strumento informativo e formativo per i promotori finanziari, ma anche per i risparmiatori propensi a investire in questo settore.</p>
<p>Il discorso parte da un punto fermo: l&#8217;importanza di conoscere bene caratteristiche, esigenze e obiettivi personali dell&#8217;investitore e la sua capacità di sostenere il rischio. Una buona radiografia del risparmiatore, dunque, come suggeriamo sempre su queste pagine, prima di esaminare le alternative tra cui scegliere.</p>
<p>Poi viene la scelta dell&#8217;investimento: chi non ama il rischio dovrebbe evitare di investire in titoli azionari e obbligazioni in valuta (sempre soggette alla rischiosa variabile del cambio cambio); così come dovrebbe stare alla larga dalle obbligazioni di piccole aziende (spesso a rischio di liquidità), dalle obbligazioni strutturate (che implicano il rischio di perdita) e dalle obbligazioni subordinate (per le quali il rischio è che non vengano pagate le cedole).</p>
<p>Detto questo, il manuale illustra quali i possibili comparti degli investimenti, tra cui spiccano ovviamente il settore collegato alla tutela ambientale e alla gestione dei rifiuti e quello che ruota intorno ai &#8220;diritti umani&#8221; (ovvero: insegnamento e formazione, pari opportunità, sostegno alle piccole imprese, tutela della salute e della sicurezza&#8230;).</p>
<p>I settori economici controindicati agli investitori responsabili sono invece quelli di produzione e vendita di tabacco o alcolici, di armi, gioco d&#8217;azzardo ecc.</p>
<p>Il manuale fornisce anche consigli utili per conoscere meglio i gestori e i prodotti SRI, anche perché beneficia del contributo di alcuni sponsor particolarmente sensibili al tema, come Etica SGR (l&#8217;unica società di gestione del risparmio italiana che promuove esclusivamente fondi di investimento etici), Intesa San Paolo, Eurizon e Monte dei Paschi di Siena.</p>
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