Investire all’estero: quali paesi e prodotti preferire

Di , scritto il 03 Giugno 2013

investimenti all esteroAnche se la stragrande maggioranza degli italiani non è affatto ottimista sul futuro immediato, molti risparmiatori accarezzano l’idea di iniziare a investire oltre frontiera. Secondo un recente sondaggio di Schroeders, più della metà di essi desidererebbe investire sul mercato azionario, dando la precedenza nell’ordine alla Cina, agli altri tre Bric, poi ai paesi emergenti e agli USA.

L’Asia è comunque il continente che più ispira fiducia. Tutto questo a livello di sentiment di mercato; ma, viste dal punto di vista degli operatori del settore, quali sono gli investimenti più promettenti al di fuori dell’Italia? Per deciderlo bisogna guardare al passato recente e fare ipotesi sulle politiche monetarie che i governi attueranno nel futuro immediato.

* Per quanto riguarda le azioni, guardando ai mesi passati, i risultati delle borse mondiali sono stati molto divergenti e sono dipesi in tutto e per tutto dalle politiche monetarie scelte dai vari governi e dalle banche centrali. La stragrande maggioranza dei risultati azionari positivi nel mondo è da attribuire alla borsa statunitense. Grazie alla politica del quantitative easing e all’abbassamento del costo del denaro al minimo, sono moltissime le aziende quotate che continuano a macinare utili e le prospettive sono ancora buone per il futuro.

Per quanto riguarda le performance azionarie dei BRIC negli ultimi tre anni, le performance sono calate di quasi il 12%, mentre l’indice dei paesi emergenti risulta praticamente piatto (0,87%), anche se non è corretto considerare tutti i paesi insieme e limitarsi a farne una media: occorre guardare alla situazione singola di ognuno di essi. Bisogna dire però che finora gli eccezionali tassi di sviluppo dell’economia nei paesi emergenti non si sono tradotti in buone prestazioni azionarie.

Quel che è certo è che i listini azionari europei sono stati di gran lunga i più deludenti. Per il futuro le prospettive potrebbero essere migliori, ma soltanto se si riuscirà a trovare una soluzione soddisfacente per la crisi dell’euro e ad avviare una ripresa. In ambito europeo le azioni su cui stanno puntando analisti e gestori sono soprattutto i titoli assicurativi e quelli del settore del lusso.

* Quanto al mercato delle obbligazioni, stiamo uscendo da una fase eccezionalmente positiva. Le performance degli ultimi anni per i corporate bond sono state superiori al 16%, arrivando addirittura a superare il 41% per quelli dei paesi emergenti. Il mercato obbligazionario è andato a gonfie vele principalmente perché ha goduto di uno scenario di mercato molto favorevole: il costo del denaro ai minimi storici ha spinto verso l’alto i prezzi dei titoli obbligazionari sul mercato secondario. Ma poiché d’ora in poi non sarà possibile scendere ulteriormente con il costo del denaro, che non potrà mai diventare negativo ma potrebbe restare uguale o risalire, in futuro i margini di guadagno sulle gestioni obbligazionarie saranno limitate alle cedole annuali. Come dire: non bisogna più aspettarsi le eccezionali performance degli ultimi anni. Le obbligazioni corporate cosiddette investment grade, ovvero ad alta sicurezza oggi hanno prezzi elevati e bassi rendimenti. Potrebbero essere assai più alti i rendimenti delle obbligazioni high-yield, che però implicano anche alto rischio. Le obbligazioni dei Paesi emergenti sono spesso spinte al rialzo dalla rivalutazione delle singole valute e questo processo continuerà in futuro, richiedendo studi accurati prima di investire. Per il piccolo investitore, comunque i bond societari preferibili al di fuori dell’Italia restano quelli delle importanti aziende europee con bilanci solidi; uscire dall’Europa non è consigliabile a chi non vuole addentrarsi nel vero e proprio campo minato dei rischi sui cambi delle valute.

* Per quanto riguarda i titoli di Stato, quelli italiani restano di gran lunga i più appetibili in Europa, perché BOT e BTP hanno visto una discreta flessione dei prezzi, ma offrono ancora buone performance. Torna anche l’interesse degli investitori sui bond governativi di Spagna e Irlanda, che dovrebbero beneficiare rispettivamente della stabilizzazione del sistema finanziario dell’Eurozona e del processo di salvataggio. In altri termini: si attendono risultati positivi dai titoli di Stato dei paesi periferici nell’ipotesi che lo spread con i Bund tedeschi scenda ancora.


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