I costi (e i vantaggi) della crisi calcolati dal Fondo Monetario

Di , scritto il 03 Dicembre 2008

fondo monetario crisiE’ la più grande crisi dopo il 1929. Lo sentiamo ripetere quasi ogni giorno. Ma questa volta i governi si stanno attivando – abbiamo visto le misure previste in quattro paesi europei – e i costi degli interventi non saranno leggeri.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, che ha analizzato 127 crisi bancarie avvenute in 27 paesi, il salvataggio degli istituti di credito costerà in media tra il 13 e il 14% del PIL dei paesi interessati. Nei prossimi anni le banche d’investimento che puntavano sulle grandi speculazioni dovrebbero sparire, mentre i risparmiatori saranno spinti a investire sul lungo periodo e indebitandosi di meno. Cambieranno le regole della finanza, così come le norme in materia di contabilità.

Ma non si tratta solo di spendere per i governi interventisti. Potranno anche guadagnarci. Come? Lo spiega il settimanale belga Trends: i governi intascheranno la differenza tra il tasso di mercato praticato alle banche e quello – molto inferiore – a cui hanno preso i soldi in prestito. Bisogna considerare, inoltre, la differenza tra il prezzo pagato per la nazionalizzazione delle banche e quello che sarà ricavato dalla loro vendita. Il Belgio, per esempio, ha speso 9,4 miliardi di euro per comprare le attività belghe della Fortis, la prima banca del paese, ma ne ha ricavati 15 vendendole alla francese Bnp Paribas.

Insomma, non tutte le crisi vengono per nuocere.


1 commento su “I costi (e i vantaggi) della crisi calcolati dal Fondo Monetario”
  1. […] seguiva le indicazioni – spesso errate, secondo il premio Nobel Joseph Stiglitz – del Fondo Monetario Internazionale, la Cina adottava un modello economico decisamente controcorrente, basato su un forte intervento […]


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