Investire in Borsa nel secondo trimestre 2012: che cosa consigliano gli operatori più pessimisti

Di , scritto il 04 Aprile 2012

Raramente quanto in questo primo scorcio del 2012 si è assistito a una netta separazione tra operatori di Borsa molto fiduciosi e altri assai scettici su un futuro roseo.

I primi si fanno forti del rally borsistico a cui abbiamo assistito negli ultimi sei mesi e vedono nel recente aumento della cedole di molte aziende quotate in Borsa un segnale che innescherà un circolo virtuoso. Di fronte agli indici delle Borse americane che hanno segnato un rialzo intorno al 20% nell’ultimo semestre, gli investitori sono tornati a mostrare propensione al rischio con molto entusiasmo per l’acquisto di ETF, anche quelli che includono prodotti di mercati emergenti.

I pessimisti vedono invece solo il bicchiere mezzo vuoto di una situazione di economia reale in recessione (anche per le manovre di austerity di molti stati tra cui il nostro), con mercati all’insegna fragili e instabili, euforici (almeno fino alla scorsa settimana) solo perché drogati dalle iniezioni di liquidità della FED e della BCE. I rimbalzi positivi non sono giustificati quando mancano dei fondamentali forti. E poi c’è sempre lo spettro dell’inflazione di cui si sente già l’arrivo al galoppo. Questi operatori consigliano di non comprare azioni, anzi, di vendere per incassare ciò che è stato guadagnato negli ultimi mesi.

A chi ribadisce che ci sono anche azioni capaci di rendere cedole molto notevoli, questi trader rispondono che alti dividendi finiscono per indebolire le aziende e calare le loro quotazioni azionarie. Molto meglio optare per le aziende che staccano cedole meno sostanziose ma in compenso continuano a investire in ricerca per essere in grado di lanciare nuovi prodotti in futuro.

Una buona strategia di difesa su cui tutti sarebbero d’accordo è quella di investire in azioni legate ad attività reali, in grado di cavalcare l’inflazione: tra queste, materie prime, prodotti agricoli e terreni. E poi puntare sui migliori mercati emergenti, quelli ricchi di materie prime, come il Brasile, evitandone invece altri più fragili come l’India.

L’esposizione alla fluttuazione dei prezzi può sempre essere limitata ocon un’opportuna diversificazione e un utilizzo della strategia della Minimum Variance, quella che si basa su indici composti dai titoli con la più bassa volatilità.



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