Telelavoro e wwworkers: come cambia il mondo del lavoro grazie a Internet

Di , scritto il 05 Aprile 2011

Sono sempre più numerosi i coloro che lavorano a casa propria sulla Rete, sia per datori di lavoro tradizionali, che diventando imprenditori nei settori più disparati. Per i primi si parla di telelavoro. Gli altri ormai si definiscono usando un trademark, wwworker, creato da Giampaolo Colletti, che ha parlato di questo interessante fenomeno nel saggio Wwworkers. I nuovi lavoratori della rete, edito dal gruppo Sole 24 Ore.

Si tratta di due facce nuove che sta assumendo il mondo del lavoro con la diffusione di Internet su larga scala. Per quanto concerne il “lavoro a distanza”, al momento si stima che in Italia riguardi il 3,9% degli occupati (una cifra bassa, se confrontata con la media europea dell’8,4%). Le aziende che lo consentono lo fanno perché apprezzano i seguenti vantaggi: aumento della produttività, risparmio di tempo per gli spostamenti, maggiore autonomia nell’orario di lavoro, diminuzione dello stress, risparmio di denaro. Per gli occupati significa un notevole aumento del tempo libero, con un’ottima conciliazione tra vita professionale ed esistenza privata. Sono invece annoverati tra gli svantaggi l’isolamento dallo staff di colleghi e dall’azienda come entità, la difficoltà di “staccare”, ovvero separare lavoro da vita personale, le minori opportunità di confronto e di aiuto. Molte aziende sono restie ad attivare il telelavoro perché sospettose riguardo alla minore possibilità di controllare l’effettiva produttività del dipendente. Dal punto di vista sociale ed ecologico i vantaggi di una maggiore diffusione del telelavoro sono tutt’altro che trascurabili, con una notevole riduzione del traffico e quindi dell’inquinamento e un potenziale aumento dell’occupazione femminile.

L’identikit del world wide worker è invece questo: è un imprenditore di se stesso, non necessariamente giovanissimo, ha una certa dimestichezza con Internet, ma raramente è un vero esperto di programmazione e informatica. Spesso ha perso il lavoro in azienda e si è ritagliato una nicchia interessante, a cui nessuno aveva ancora pensato, in cui fare fruttare la sua preparazione professionale pregressa, oppure quelle che sono le sue passioni da sempre. Altre volte è un artigiano o professionista capace di vendere servizi o prodotti. Tutto questo senza che sia necessario investire grosse somme. Tutti questi imprenditori hanno il merito di aver compreso come le autostrade possono mettere in contatto domanda e offerta di prodotti e servizi, in tempo reale e in ogni angolo del globo.

Rendimento? Certo, non si tratta di fatturati da capogiro, spesso il lavoro arriva a ondate, l’incertezza fa un po’ soffrire, ma la soddisfazione è notevole. Altrettanto gratificante è il senso di libertà. Giampaolo Colletti parla di Exit Strategy: in tutti i wwworker c’è un desiderio di uscire da un lavoro subordinato e dipendente, spesso altamente frustrante.



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