Cedolare secca portata al 20%. Conviene? Eccome!

Di , scritto il 05 Agosto 2010

Da gennaio chi possiede casa e la affitta potrà scegliere se restare al sistema attuale, cioè se pagare le imposte sulla locazione in base alla propria aliquota IRPEF oppure se optare per la cedolare secca, che dalla prima ipotesi del 25%, è stata abbassata al 20% dal Consiglio dei Ministri nel contesto del varo del Decreto sul federalismo fiscale e sull’autonomia impositiva dei Comuni. Il testo deve ancora passare l’esame della Conferenza Stato-Regioni e del Parlamento per poi tornare al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

L’obiettivo della cedolare secca al 20% è anche di arginare il fenomeno degli affitti ‘in nero’, che sottraggono al Fisco introiti per 850 milioni di euro l’anno.

Ecco come cambia il peso delle case sugli affitti. Ora un proprietario che riscuote 700 euro mensili affittando un appartamento, ricavando un reddito annuo di 8400 paga 3300 euro di tasse se la sua aliquota IRPEF è del 42% (l’importo calcolato sull’85% del canone annuo).

Da gennaio, con la cedolare secca del 20% l’ammontare delle tasse potrebbe essere di 1680 euro, risparmiando 1620. E se sarà mantenuto l’attuale tetto di spesa dell’85%, il risparmio diventa ancora più consistente.

E il vantaggio per chi vive in affitto? In teoria il canone potrebbe ridursi perché il peso delle tasse sarà minore e forse i proprietari, spinti da un fisco più leggero, metteranno sul mercato più case, che ora tengono vuote e sfitte.


1 commento su “Cedolare secca portata al 20%. Conviene? Eccome!”
  1. Silvio Berlusconi ha detto:

    A fenomeno, ti sei accorto che la cedolare secca conviene solo a chi ha un reddito oltre i 75.000 euro?
    Conviene? Eccome”!….ai ricchi.


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