A cosa serve la marca da bollo

Di , scritto il 06 Marzo 2019

La marca da bollo è molto simile ad un francobollo e viene utilizzato come pagamento per la convalida di atti e documenti pubblici. Si tratta di un’imposta che sostituisce l’IVA nel caso in cui non sia esigibile. Solitamente si trova  in ricevute, fatture, cambiali, registrazioni di contratti di locazione… Ad oggi è possibile applicare questo tipo di pagamento anche alle fatture in formato digitale.

Tipi di marca da bollo

Esistono diverse tipologie di marca da bollo: le più utilizzate sono quelle da 2 euro o da 16 euro. L’utilizzo dell’una o dell’altra non è casuale: può essere applicata a documenti della Pubblica Amministrazione o può invece riguardare atti di professionisti come fatture o ricevute fiscali. Le prime due tipologie di marca da bollo si applicano su ricevute di importo superiore a €77,47, ai conti correnti sia bancari sia postali, alla cambiali e ai contratti di locazione. Mentre la tipologia da due euro si applica su fatture e ricevute superiori al suddetto importo; le marche da bollo da 16 euro si utilizzano invece per gli atti della Pubblica Amministrazione. Esistono anche imposte 12 per mille sull’importo della cambiale, 32 euro e 230 euro per le compravendite immobiliari.

Applicazione

Le due tipologie più frequenti e più note sono la marca da bollo da 2 euro e da 16 euro.

La marca da bollo da 2 euro, come si è detto, si applica a tutti i documenti e le ricevute fiscali che superino l’importo di €77,47 e va a sostituire il pagamento dell’IVA. Il DPR 642/72 disciplina l’argomento e stabilisce le tipologie di documenti sui quali è obbligatorio apporre questo tipo di marca da bollo.

La marca da bollo da 16 euro, invece, si applica sugli atti notarili o di pubblico ufficiale, sulle scritture private, sui ricorsi verso lo Stato o verso gli enti pubblici. Esistono, in questo caso, dei soggetti esenti dall’apposizione di tale imposta da bollo: tra questi le onlus, le federazioni sportive e le associazioni di volontariato.

Sanzioni

L’articolo 23 del Dpr 633/1972 (Decreto Iva) regola il pagamento dell’imposta da bollo e prevede l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie a coloro che non rispettano tali norme. L’importo di tali sanzioni varia da un minimo di 1 ad un massimo di 5 volte l’imposta evasa per ogni fattura irregolare. L’obbligo di apporre la marca da bollo grava su coloro che emettono la fattura e non su coloro che la ricevono: pertanto, le sanzioni saranno applicate agli emettitori.

Marca da bollo virtuale

Per poter utilizzare la marca da bollo virtuale occorre inoltrare la richiesta presso l’Agenzia delle Entrate, indicando il numero stimato di documenti emessi e ricevuti. La domanda si può presentare solo in via telematica. Mentre per il rinnovo si procede annualmente in modo automatico, per la revoca occorre esplicitare la richiesta.



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