Cos’è l’avversione al rischio in campo finanziario e come si misura

Di , scritto il 08 Luglio 2013

avversione al rischioIl concetto di avversione al rischio tocca simultaneamente l’ambito della psicologia e quello dell’economia-finanza: è infatti basato sul comportamento dei consumatori e degli investitori che, quando si trovano di fronte all’incertezza, tentano di ridurla. In altri termini, l’avversione al rischio è la l’attitudine degli individui a tollerare in misura maggiore o minore i rischi insiti in una certa transazione finanziaria. Un investitore con alta avversione al rischio potrebbe scegliere di depositare la sua liquidità su un conto deposito con un interesse basso ma garantito invece che acquistare azioni societarie che potrebbero produrre alti dividendi, ma che implicano anche l’alta probabilità di perdere valore. L’avversione al rischio rende quindi riluttanti ad accettare un affare con remunerazione incerta (anche se potenzialmente alta) per preferirne uno con remunerazione più bassa ma sicura.

Quando si trovano ad affrontare uno stesso evento, degli individui con avversioni al rischio di livello diverso mettono in atto comportamenti diversi. L’avversione al rischio di un investitore tende anche a cambiare nel tempo – talvolta radicalmente quando avvengono eventi percepiti come “traumatici” o quando l’andamento del mercato è anomalo. Rientra in questo scenario il fenomeno della bolla speculativa: nel momento in cui essa si gonfia, la maggior parte degli investitori sono presi da euforia e la loro avversione al rischio si abbassa. Ma allo scoppio della bolla la diffusione del pessimismo fa nuovamente salire l’avversione al rischio.

Esistono calcoli matematici molto complessi per misurare il grado di avversione al rischio, che potremmo semplificare al massimo come un rapporto matematico tra due fattori: il rendimento richiesto per investire in una determinata attività e la rischiosità di questa attività.

Facciamo un esempio per chiarire meglio. Supponiamo che a un individuo sia concessa la scelta tra due scenari possibili: uno con ricavo garantito di 50 euro e uno con ricavo garantito al 50% di 100 euro (come se si facesse a testa o croce con una monetina per decidere). Il ricavo medio atteso in entrambi gli scenari è di 50 euro, ma è ben diversa l’attitudine al rischio che si può assumere.

In base al valore ottenuto dal calcolo matematico, è possibile distinguere tra tre atteggiamenti chiamati tecnicamente:
* Avversione al rischio: l’individuo preferisce sempre ottenere con certezza i 50 euro e anche una cifra minore piuttosto che rischiare di non ricevere nulla;
* Neutralità al rischio: l’individuo è indifferente alla scelta possibile tra pagamento sicuro e scommessa;
* Propensione al rischio (o amore per il rischio): l’individuo preferisce in ogni caso la seconda scelta, ovvero rischiare di perdere tutto ciò che ha investito – ma anche avere la possibilità di guadagnare il doppio.

2 commenti su “Cos’è l’avversione al rischio in campo finanziario e come si misura”
  1. […] di “termometro” che fornisce una misura dell’ansia degli investitori o meglio, della loro avversione al rischio. Esistono altri due indici paralleli, il VXN (l’indice di volatilità dei titoli quotati al […]

  2. […] vi sono tre variabili da considerare per valutare la bontà di un investimento: il capitale, il rischio e l’orizzonte temporale, ovvero, l’arco di tempo in cui l’investimento sarà […]


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