Qual è la differenza tra ‘value averaging’ e ‘cost averaging’?

Di , scritto il 09 Luglio 2018

Il concetto di ‘cost averaging’ dovrebbe essere chiaro ai nostri lettori, ne abbiamo parlato in questo post. Riassumendo al massimo, potremmo dire che è un metodo di investimento basato sull’acquisto periodico di quote di investimento a un importo costante (per esempio, 200 euro ogni mese). Una sua variante è il metodo del value averaging inventato negli anni ’80 da un docente di Harvard, Michael Edleson. Il ‘value averaging’ definisce quale somma di denaro investire ogni mese in base ai movimenti di mercato e con un timing opportuno: la somma è maggiore quando il mercato scende e più bassa quando il mercato sale.

Il vantaggio di questo metodo è di consentire all’investitore di ottenere dei prezzi di carico (controvalori) inferiori rispetto al metodo classico in qualunque situazione di mercato (che sia rialzista, ribassista o laterale). L’obiettivo finale è acquistare costantemente più quote a un costo medio inferiore.

La tecnica del value averaging ha il vantaggio di essere più efficiente rispetto ai classici PAC e ha degli effetti benefici dal punto di vista psicologico sull’investitore. Presenta però lo svantaggio della necessità di continue attenzioni e costanza nella gestione del denaro (non può essere impiegata in maniera automatizzata) per tutta la durata del piano di investimento.



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