La grande delusione dei fondi comuni di investimento

Di , scritto il 10 Febbraio 2011

Già un anno fa avevamo ravvisato la tendenza al declino dei fondi comuni di investimento. E a distanza di dodici mesi, le cifre non sono migliorate, con un numero crescente di “fughe da parte degli investitori”. Per anni lo slogan dei gestori di questo prodotto è stato che “nonostante i mercati altalenanti, nel lungo periodo i fondi comuni di investimento danno buone rendite”.

In realtà, ben pochi fondi sui quasi duemila collocati nel nostro paese hanno dato buone prestazioni negli ultimi dieci anni. Quasi 600 di essi finiscono il decennio in rosso; il peggiore in assoluto (il fondo JpmMorgan US Technology) ha perso addirittura il 76% . I gestori adducono a giustificazione le tempeste finanziarie degli ultimi anni, che effettivamente non si erano mai viste in passato: prima la bolla tecnologica, poi la bolla dei mutui subprime, l’inaspettata crisi di aziende che parevano solide, la diffusione di titoli “tossici” e via dicendo.

Fatto sta che il luogo comune del rendimento positivo “nel lungo periodo” è andato sbriciolandosi e che i gestori hanno la loro parte di colpa nel non aver saputo valutare oculatamente le prospettive, lasciandosi andare a un’inopportuna euforia, per esempio con l’eccessiva fiducia per i titoli legati a Internet nei portafogli azionari aperti tra il 99 e il 2000.

Le prestazioni peggiori sono state proprio quelle degli investimenti legati al settore tecnologico; un po’ meglio quelle dei fondi monetari e obbligazionari (per quanto di gran lunga inferiori al parametro di riferimento). Fra i fondi azionari soltanto quelli specializzati nei paesi emergenti ha visto buoni risultati (a fronte di rischi molto alti, però).

In ogni caso, i risparmiatori stanno riducendo drasticamente gli investimenti nei fondi comuni, preferendo altre formule d’investimento (soprattutto obbligazioni bancarie e polizze) che percepiscono come più sicure.

Un peccato, perché i fondi comuni in realtà sono un prezioso strumento di democrazia finanziaria e sarebbero indubbiamente validi dal punto di vista del contenimento del rischio.



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