Che cos’è una ‘bad bank’?

Di , scritto il 11 Febbraio 2014

bad bank vignettaBad bank, letteralmente “banca cattiva” è un modo per indicare la creazione all’interno di un istituto di credito oppure di un organismo a livello statale o misto privato-pubblico nel quale fare confluire i crediti problematici, in attesa di tempi migliori per la loro liquidazione o di altre soluzioni. In questi giorni se ne parla moltissimo nel nostro Paese in relazione al problema delle sofferenze bancarie, ovvero dei crediti che le banche non riescono più a esigere da famiglie e imprese. Secondo gli ultimi dati di Bankitalia questi crediti inesigibili sono in continuo aumento (al momento ammontano 155 miliardi di euro) e occorrono nuove mosse per correre ai ripari.

L’opzione della bad bank, che depurerebbe il sistema dai crediti incagliati, non risolve immediatamente il problema, però consente di acquistare tempo e portare gradualmente l’incidenza dei crediti cattivi entro limiti fisiologici. Quali sono conseguenze e rischi di questa scelta? Perché funzioni serve una “massa critica” di patrimonio della banca che pareggi le sofferenze. Questo significa che più sono piccole le dimensioni della banca, più è difficile vedere la riuscita dell’operazione. Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra per il timore che l’operazione coinvolga il denaro pubblico: la creazione di una bad bank nazionale (come è avvenuto tempo in Spagna) darebbe una boccata d’ossigeno alle banche, ma comporterebbe un’eccessiva socializzazione di perdite private.

Quali sono le altre opzioni a disposizione di una banca per liberarsi delle partite difficili?
* Progressivo deleveraging, ovvero una diminuzione del numero e dell’entità dei prestiti concessi. L’effetto sarebbe però quello di un’ulteriore stretta del credito (il famoso credit crunch che impedisce all’economia di tornare a crescere).
* Cartolarizzazione: ovvero emissione di pacchetti di prestiti problematici (tecnicamente detti non performing loans o NPL). In questo caso la banca registra immediatamente una grossa perdita a bilancio, ma è poi in grado di ripartire. Anche in questo caso è però necessario che la banca in questione abbia un’elevata patrimonializzazione e solide prospettive di crescita.
* Fare intervenire la BCE che assorbe i non performing loans, esattamente come fece la FED con i titoli tossici americani. In questo modo i bilanci delle banche tornano puliti ed è la BCE a farsi carico del rischio.

Come si vede, ogni soluzione possibile ha dei pro e dei contro. Quel che è certo è che non si può aspettare ancora per anni il momento in cui le banche torneranno a finanziare l’economia reale.

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