Slow economy. Rinascere con saggezza, il nuovo libro di Federico Rampini

Di , scritto il 11 Novembre 2009

Federico_RampiniÈ recentemente uscito per i tipi di Mondadori un interessante testo di Federico Rampini intitolato Slow economy. Rinascere con saggezza, con sottotitolo chiarificatore: Tutto quello che noi occidentali possiamo imparare dall’Oriente.

Rampini racconta, in un viaggio attraverso tre continenti (Europa, Asia e America) quale forma sta per assumere il nostro futuro economico e sociale. Dati alla mano, in un mercato del lavoro stremato dalla recessione, per i prossimi anni dobbiamo aspettarci una crescita lenta, una jobless recovery, ossia una ripresa, sì, ma senza creazione di posti di lavoro.

Che cosa possiamo farne? Possiamo scegliere se vederla come una maledizione e una disgrazia oppure se usare questo periodo per cambiare modelli di consumo, abitudini e stili di vita. Sicuramente una lenta e inesorabile rivoluzione verde ci porterà a produrre e a consumare in maniera più consapevole; e, di fatto, si inizia già a percepire nel comportamento dei governi e dei cittadini il desiderio di assumere iniziative politiche più ponderate e attente alla qualità dei servizi, del welfare e della vita in generale.

Secondo Federico Rampini si sta profilando la rivoluzione tranquilla della ‘slow economy’, un nuovo modello di sviluppo in cui la crescita a ogni costo non sarà più la prima preoccupazione delle nostre società, in cui si investe più sulla qualità che non sulla quantità.

Deve cambiare anche il modo in cui misuriamo lo sviluppo: se un giovane, per effetto della crisi, invece di andare a lavorare nel mondo bancario o finanziario, decide di scegliere una carriera insegnante in un quartiere degradato, guadagnerà molto meno e non farà salire il PIL, ma il suo contributo al benessere sociale del paese sarà molto superiore. Se uno studente di New York lavora part-time come conducente di pedicab (ossia di risciò per turisti), oltre a guadagnare cifre discrete e a fare ottimo esercizio fisico, non produrrà alcuna emissione di CO2 e non contribuirà all’inquinamento acustico della Grande Mela.

In questo panorama, abbiamo molto da imparare dai paesi orientali. Cina e India continuano a crescere a ritmi robusti e vigorosi, ma da sempre non confondono velocità e fretta. Il consumo frugale, il lavoro manuale, per alcuni sono una virtù e qualcosa di estremamente affascinante, per altri una triste necessità. Resta il fatto che quando la crisi morde, i tassi di consumo sono bassi, la disoccupazione crescente, conviene guardare all’economia lenta come modello di sviluppo in cui ritroveremo tutti insieme un equilibrio – a un tempo nuovo e antico – con il nostro ambiente lavorativo, naturale e sociale.



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