Fondi comuni di investimento: le differenze tra profilo prudente, medio e aggressivo

Di , scritto il 12 Maggio 2015

Fondi comuni di investimentoCon l’inarrestabile discesa del rendimento dei titoli di Stato, oggi come oggi, bisogna tentare nuove strade per far rendere il proprio denaro. Tra i prodotti più consigliabili, che aiutano a cogliere le opportunità limitando i rischi, ci sono sicuramente i fondi comuni di investimento, che infatti stanno godendo di un successo crescente. I preferiti dai piccoli investitori sono i fondi flessibili e bilanciati su varie asset class, ma anche i fondi a cedola, che piacciono molto a coloro che in passato erano clienti fissi dei BTP. Come scegliere un fondo di investimento? Bisogna tenere presente alcuni elementi nella valutazione: in primo luogo, come sono state le prestazioni registrate negli anni passati, quanta volatilità hanno registrato i medesimi negli anni più difficili della crisi, quale rating hanno ottenuto da società di analisi indipendenti come Morningstar, Standard & Poors, Fitch, Lipper e Feri Trust. Da valutare anche i costi e le commissioni, che possono avere un peso notevole sul rendimento: a questo proposito, il parametro da tenere presente per il costo annuo complessivo si chiama TER (Total Expense Ratio).

In ogni caso, ogni investitore deve avere sempre presente il suo profilo di rischio e scegliere con consapevolezza tra tre principali categorie di fondi. Per il profilo prudente prevale la scelta sui titoli obbligazionari (ad esempio, un 50% tra titoli di Stato europei con scadenze lunghe e titoli di nazioni più periferiche + un 35% di obbligazioni corporate ad alto rating e il rimanente 15% in azioni europee). Per il profilo medio, la quota azionaria può salire al 30% con preferenze ai titoli europei, un altro 30% può andare ai titoli di Stato e altrettanto ai bond corporate. Per diversificare ulteriormente il portafoglio, il rimanente 10% può essere investito su petrolio e metalli industriali. Per chi invece come investitore ha un profilo aggressivo, prevarrà la scelta sui titoli azionari, con un 60% di azioni europee, statunitensi, cinese, un 20% di investimenti su commodities come petrolio e metalli industriali e un restante 20% di obbligazioni corporate miste.



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