Dalla Borsa all’economia reale, ecco le conseguenze della crisi

Di , scritto il 12 Novembre 2008

povertàE’ tempo di fermarsi a riflettere. Di spostare l’attenzione dei media dagli indici di borsa ai conti in banca delle famiglie italiane.

Ovvero, è tempo di preoccuparsi degli effetti reali della crisi dei mutui – partita dagli USA, ma velocemente sbarcata nel nostro continente – e trovare delle soluzioni che permettano di attenuarne le conseguenze catastrofiche.

Tito Boeri e Pietro Garibaldi  hanno analizzato lo scenario che ci aspetta di qui a qualche mese, ne vediamo qualche aspetto:

  • Il primo è il crollo della fiducia dei consumatori e delle imprese, tornata ai livelli minimi della recessione del 1993. Questo significa rinvio di piani di consumo e di investimento. I dati sulla produzione industriale a settembre rilasciati dall’Istat (-5,7 per cento) sono eloquenti; quelli sugli ordini nelle imprese manifatturiere (saldo sceso a -36 rispetto a -28 nel mese precedente) resi noti dal Centro studi Confindustria fanno pensare che il calo della produzione continuerà nei prossimi mesi.
  • Il secondo è quello della stretta creditizia alle imprese. Oltre il 40% delle imprese intervistate tra metà settembre e metà ottobre segnala un inasprimento delle condizioni di accesso al credito, con un impatto negativo sulla realizzazione di piani di investimento e sull’occupazione. Nel frattempo, le persone in cassa integrazione straordinaria sono aumentate del 5 per cento da inizio anno e quelle in stato di disoccupazione ordinaria addirittura del 68 per cento.
  • Il terzo, diretta conseguenza del precedente, è la disoccupazione. Tra qualche mese inizieranno le vere e proprie riduzioni di personale e i primi a essere colpiti saranno i circa quattro milioni e mezzo di lavoratori precari.

C’è un modo di sfuggire a queste tragiche previsioni?

Forse, suggeriscono i due economisti, proprio questa forte crisi potrebbe migliorare i piani del governo per finanziare gli ammortizzatori sociali, di cui il paese avrà un estremo bisogno.
Con un’avvertenza però: le regole di accesso devono essere chiare e uguali per tutti, non lasciate all’arbitrio della classe politica. Questo, per evitare un uso degli ammortizzatori sociali come strumento di politica industriale.



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