Questionari MiFID: in che senso tutelano il risparmiatore

Di , scritto il 14 Ottobre 2014

mifid questionari direttiveL’acronimo MiFID (derivante dalla frase inglese Markets in Financial Instruments Directive) indica una direttiva europea in ambito finanziario attiva in Italia dal 2007 il cui obiettivo è mettere sullo stesso piano tutti gli intermediari finanziari europei e tutelare gli investitori promuovendo meccanismi concorrenziali, mercati efficienti e privi di conflitti di interessi.

La clientela europea deve essere infatti classificata in una di queste 3 categorie:
* clienti al dettaglio (o retail);
* clienti professionali (che includono Governi nazionali e Governi locali, enti pubblici, Banche centrali, società di diritto privato);
* controparti qualificate (imprese di investimento, enti creditizi, enti assicurativi, fondi pensione, Governi nazionali, Banche centrali, istituzioni internazionali).

Per il cliente retail di una banca o di un’altra impresa di investimento, la prima conseguenza di questa direttiva si presenta sotto forma di questionario per stabilire il suo profilo finanziario mediante domande su livello di istruzione e professione, conoscenze finanziarie pregresse, esperienze passate negli investimenti (frequenza e tipologia degli investimenti già operati), situazione finanziaria attuale (ammontare e fonte di reddito, propensione al risparmio) e obiettivi da raggiungere (propensione al rischio, orizzonte temporale, finalità degli investimenti). Una volta risposto all’elenco di domande, un software elabora una classificazione del cliente in base 4 profili di propensione al rischio:
* conservativo
* moderato
* attivo
* dinamico.

Se la banca, nella persona di un consulente interno, fa correre al cliente più rischi del dovuto rispetto al suo livello di propensione al rischio, diventa legalmente responsabile e dovrà rispondere di eventuali perdite. Ad esempio, se consiglia un investimento in certificati o altri derivati a un cliente con un livello di propensione al rischio basso o moderato. I vincoli sono molto rigidi: se l’investitore si rifiuta di rispondere alle domande del questionario, l’intermediario si troverà nell’impossibilità di prestare i suoi servizi di consulenza su investimenti e gestioni del portafoglio. Se vi sono difficoltà nel contattare il cliente per eseguire il test di adeguatezza, la banca o la società può stabilire il profilo del suddetto in base alle informazioni che possiede.


3 commenti su “Questionari MiFID: in che senso tutelano il risparmiatore”
  1. […] all’Unione Europea. Le nuove regole riprendono gli obiettivi della direttiva originale (MIFID 1), amplificandone però il campo di azione. Le novità più importanti per quanto concerne gli […]

  2. […] quanto riguarda il profilo di rischio, esso viene stabilito dall’operatore raccogliendo tutte le informazioni personali riguardanti gli obiettivi d’investimento, la propensione al rischio e il grado di conoscenza […]


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