Pro e contro dei piani pensione (polizze PIP)

Di , scritto il 15 Febbraio 2011

Purtroppo per il futuro non si può che attendere un peggioramento dei trattamenti previdenziali pubblici. Diventa perciò una necessità costruirsi qualche tipo di pensione integrativa.  Rientrano nel quadro dei fondi pensione le polizze PIP (i piani individuali previdenziali), che vanno valutati attentamente perché prevedono un impegno costoso e a lungo termine.

In sintesi, ecco quali sono i principali difetti di queste polizze:
* chi è dipendente, deve rinunciare ai contributi del datore di lavoro, previsti soltanto per coloro che aderiscono ai fondi pensione “chiusi” gestiti da una categoria (per esempio i metalmeccanici o i chimici) oppure a quelli “aperti”, a cui può partecipare chiunque;
* i PIP costano molto di più dei fondi, quanto a commissioni (si va dallo 0,57% al 2-3% annuo). Percentuali che a lungo andare limitano di molto la prestazione del capitale maturato alla scadenza;
* possono avere dei costi di entrata molto alti (dal 2,5% fino all’8% circa);
* sul totale dei premi accantonati si paga il 15% di ritenuta fissa;
* non possono essere riscattati prima dell’età pensionabile (65 anni)

Questi invece i vantaggi:
* sono fiscalmente detraibili (su 2.000 euro, con aliquota IRPEF del 23%, il risparmio è di ben 460 euro per anno per 5 anni);
* sono un buon tipo di investimento per le persone di età media, ovvero per chi al momento ha meno di 20 anni di contributi (perché saranno i più penalizzati dall’attuale sistema pensionistico);
* lo sono anche per chi andrà presto in pensione e dispone di una piccola cifra da investire ogni anno e ha un’aliquota IRPEF piuttosto alta (33%).

In ogni caso mai accettare a scatola chiusa una proposta proveniente da una sola fonte: occorre informarsi personalmente, o chiedere consiglio a un consulente. Prudenza è la parola d’ordine.

In questo articolo, altri consigli per una valutazione dei PIP.


2 commenti su “Pro e contro dei piani pensione (polizze PIP)”
  1. […] I PEPP ovviamente non sostituirebbero, ma affiancherebbero i prodotti previdenziali già esistenti nelle singole nazioni, promuovendo la concorrenza tra i fornitori, a beneficio dei risparmiatori. Potranno essere offerti da banche, assicurazioni, società di gestione, imprese di investimento e fondi pensione occupazionali. Potranno essere sottoscritti da lavoratori autonomi e dipendenti, ma anche studenti o disoccupati. In Italia andranno ad affiancarsi ai prodotti previdenziali individuali già esistenti, per certi versi facendo concorrenza ai fondi pensione aperti, ai fondi negoziali e alle polizze PIP. […]

  2. […] In generale possiamo dire che le polizze PIP costituiscono un investimento consigliabile per le persone che a oggi non hanno ancora raggiunto i 20 anni di contributi (questa fascia d’età sarà infatti la penalizzata dal sistema pensionistico attuale), oppure per chi potrà andare in pensione a breve e ha a disposizione una certa cifra da investire ogni anno. Il vantaggio di queste polizze è di tipo fiscale: su 2000 euro, per chi ha un’aliquota IRPEF del 23%, si possono detrarre ben 460 euro l’anno per 5 anni. Per i possibili svantaggi di queste polizze rimandiamo invece a questo articolo. […]


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