Derivati, swap, irs, finanza creativa

Di , scritto il 15 Ottobre 2007

DerivatiStrumenti complessi e rischiosi, dove chi ne sa di più lucra profitti abnormi, e chi ne sa di meno perde tutto. Pare che in Italia non si possa vivere senza i derivati perché non hanno lasciato fuori nessuno, dalla grande Regione al piccolo Comune di montagna, dalla lavanderia, al policlinico, all’istituto delle suore. Sono almeno 30 mila le imprese private coinvolte, e 900 gli enti pubblici che ci stanno rimettendo centinaia di milioni.

La puntata di ieri di Report ha messo in luce ancora una volta la piaga dei derivati che sta affligendo non solo le aziende private, ma anche gli enti pubblici.

Il programma ha evidenziato come il più importante istituto bancario italiano stia lucrando pesantemente alle spalle dei cittadini, facendo leva sulla buona fede (e sull’ignoranza) dei clienti, mentre la classe politica (e la Banca d’Italia) rimangono in sospetto silenzio.

C’è da augurarsi che la magistratura intervenga a decretare nulle le sottoscrizioni dei primi contratti, in quanto è alquanto improbabile che i firmatari potessero definirsi “operatori qualificati” in modo da far decadare a cascata tutti i contratti firmati in seguito.

Alcune società offrono consulenza indipentente, indispensabile in questo tipo di situazione: JC Associati, AdFin, Consultique.

Nello spazio commenti, è gradito il racconto della tua esperienza!


1 commento su “Derivati, swap, irs, finanza creativa”
  1. I derivati finanziari così come tutti gli altri strumenti finanziari richiedono un certo grado di preparazione tecnica. L’errore qui sta nell’aver accettato ad occhi chiusi e non nello strumento in sé.


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