Le motivazioni del fallimento Lehman B.

Di , scritto il 16 Dicembre 2008

lehmanRuggero Magnoni, ex vicepresidente di Lehman Brothers ed ex presidente della Banca d’affari per l’Italia, ha commentato il crack della Banca americana a Milano Finanza e a Class Cnbc, adducendo come motivazioni al fallimento il fatto che la Federal Reserve e il Tesoro degli Stati Uniti, non erano in grado di impedire i tre fallimenti che si accavallavano nello stesso momento.

Infatti in quel fine settimana la Banca centrale americana e il Tesoro si sono trovati a dover gestire tre potenziali casi di fallimento: Aig, Merrill Lynch e Lehman. Il ministro del tesoro Henry Paulson, continua Magnoni, non ha deciso di far fallire Lehman per dei motivi di rancore personale nei confronti della banca, la quale è fallita per l’incapacità dell’amministrazione americana.

Gli organi di controllo, che da otto anni gestiscono la più grande economia mondiale, non sono stati in grado di fare il loro lavoro, di gestire cioè le variabili economiche e politiche che si susseguivano.

Dopo il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac, le due società create alla fine degli anni ’30 per garantire i fondi per il mercato immobiliare americano, divenute poi società private alla fine degli anni sessanta, non si sono resi conto che stava per scoppiare una catena di fallimenti di banche d’affari, spiega l’ex numero uno di Lehman, secondo il quale invece, le autorità dovevano essere sicuramente al corrente di quello che stava per succedere, dato che avevano ricevuto segnali forti e chiari.

Magnogni dichiara che in ogni caso la responsabilità principale del crack è loro e dei vertici della banca. La politica americana ha invece  la colpa di non aver trovato abbastanza denaro in poche ore.

La banca non è fallita per una ragione di conto economico, precisa il manager.

“Non abbiamo perso soldi perché prestati a controparti insolventi e nemmeno perché abbiamo smesso di generare utili, anzi, il 2008 è stato forse l’anno migliore per la banca. E’ stato solo un problema di liquidità momentanea e di mark to market.

La banca ha dovuto ricalcolare tutti i mutui, sia residenziali che commerciali che erano in essere, fattore che ha fatto registrare un forte calo nel valore del portafoglio e che ha così creato le condizioni per il fallimento.



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