Come smaltire cartucce per stampanti e toner? La mini guida per privati e imprese

Di , scritto il 17 Aprile 2020
smaltire cartucce toner

Cartucce per stampanti e toner esausti rientrano a pieno titolo nei cosiddetti “rifiuti speciali”, ovvero rifiuti che non possono essere smaltiti semplicemente gettandoli nei normali bidoni della raccolta indifferenziata.

Come smaltire dunque toner e cartucce in maniera corretta? In questa breve guida, descriviamo le procedure imposte dalle norme vigenti, per il singolo consumatore e per le aziende.

Dove buttare le cartucce per la stampante esaurite?

Per i privati cittadini vale su tutto il territorio nazionale il divieto di smaltire le cartucce per stampanti gettandole nei bidoni per la raccolta differenziata a domicilio o in quelli in strada.

Le possibilità a disposizione dei consumatori per smaltire in modo corretto questi rifiuti speciali sono 3:

  • recarsi presso la più vicina isola ecologica. Questi spazi allestiti dal comune di residenza fungono da centro di raccolta per tutte le tipologie di rifiuti che non possono essere smaltiti dal normale servizio di nettezza urbana, tra cui quelli ingombranti e, per l’appunto, quelli speciali (cartucce e toner esausti, ma anche batterie d’auto, pneumatici, imballaggi voluminosi, farmaci scaduti, oli alimentari e minerali esausti, ecc.);
  • individuare i contenitori per la raccolta dei consumabili da stampante messi a disposizione dal comune. In molti centri, sono disponibili appositi contenitori per lo smaltimento di cartucce e toner, collocati nei pressi di sedi istituzionali, enti pubblici, scuole e simili, al pari di quelli per la raccolta di pile e batterie scariche. Per scoprire se la tua città di residenza offre questa possibilità, puoi visitare il sito web del tuo comune;
  • rivolgersi ad un negozio di forniture per l’ufficio che effettua il servizio di raccolta. Molte attività impegnate nella vendita di cartucce e toner si occupano anche del loro smaltimento e/o della raccolta per la loro rigenerazione.

Come smaltire i toner esausti?

Lo smaltimento dei toner delle stampanti utilizzate all’interno di uffici o attività commerciali è una responsabilità che ricade direttamente sull’azienda (o sul titolare della partita IVA nel caso dei liberi professionisti).

Le norme attualmente in vigore identificano due procedure diverse per lo smaltimento dei toner esausti, a seconda che essi ricadono nelle categoria dei rifiuti speciali non pericolosi oppure in quella dei rifiuti speciali pericolosi.

Il primo step per capire come smaltire questi rifiuti in azienda consiste quindi nell’identificare il tipo scarto. Per far ciò, occorre semplicemente individuare il codice CER (“Catalogo Europeo dei Rifiuti) del toner, una sigla numerica identificativa che il produttore è sempre tenuto a specificare sulla confezione dell’articolo e/o all’interno delle indicazioni d’uso. La presenza di un asterisco (*) al termine del codice numerico indica un rifiuto pericoloso, mentre la sua assenza un rifiuto non pericoloso.

Lo smaltimento dei toner per le aziende: il caso dei rifiuti non pericolosi

Lo smaltimento dei toner che rientrano nella categoria dei rifiuti non pericolosi non rappresenta un’incombenza particolarmente onerosa per l’azienda.

In questo caso, infatti, l’impresa è tenuta a predisporre degli specifici contenitori detti “ecobox”, destinandoli esclusivamente alla raccolta di questa tipologia di rifiuto. Gli ecobox non sono altro che contenitori in cartone riciclato, dal costo contenuto e semplici da trasportare e stoccare, che agevolano la corretta differenziazione degli scarti prodotti all’interno degli uffici e delle attività commerciali in genere. (Qui trovi ulteriori informazioni sulle caratteristiche degli ecobox omologati).

L’impresa è tenuta a provvedere allo svuotamento degli ecobox per la raccolta dei toner esausti almeno una volta all’anno, incaricando una ditta specializzata che si occuperà del recupero e del corretto smaltimento dei rifiuti.

Lo smaltimento dei toner per le aziende: il caso dei rifiuti pericolosi

Nel caso dei toner rientranti nella categoria dei rifiuti pericolosi, per l’azienda la gestione di questi scarti diventa maggiormente complessa.

Attualmente, le imprese non sono più tenute all’iscrizione al SISTRI (il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), strumento informatico reso ufficialmente non più operativo dal DL Semplificazioni del 2018.

Tra gli obblighi a carico dell’azienda, c’è quello di predisporre uno spazio apposito adibito a deposito per gli ecobox al cui interno vengono raccolti i toner esausti da smaltire. Quindi, l’impresa ha l’obbligo di richiedere il “Registro di carico e scarico dei rifiuti” presso la Camera di Commercio locale (che si occuperà di vidimarlo): all’interno di questo documento, dovranno essere annotate tutte le operazioni relative alla produzione, allo stoccaggio, al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti pericolosi generati nel corso delle lavorazioni. Ciascuna attività deve necessariamente essere annotata entro 10 giorni dal suo svolgimento, mentre l’impresa (o l’intestatario di partita IVA) è tenuta a conservare il registro per 5 anni dalla data dell’ultimo movimento annotato. (Consulta questo documento per maggiori informazioni sul registro di carico e scarico).

Anche in questo caso, lo smaltimento effettivo dei toner esausti va affidato ad una ditta specializzata. Questa avrà il compito di redarre in 4 copie il modulo FIR (Formulario Identificativo del Rifiuto). Di queste, una rimarrà all’azienda, mentre le altre 3 dovranno essere firmate e datate del destinatario finale dei rifiuti speciali pericolosi. Ciascuno dei 3 soggetti coinvolti (azienda produttrice, ditta trasportatrice e impresa che si occupa dello smaltimento definitivo) dovranno conservare una di queste copie del FIR. (Qui per chiarimenti sugli obblighi relativi al modulo FIR).

L’ultimo documento a carico dell’azienda produttrice del rifiuto è il MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale), al cui interno vanno segnalati tutti i movimenti relativi agli scarti speciali pericolosi generati dell’attività. (Qui per il download del MUD). Tale documentazione va conservata e mostrata alle autorità competenti nel corso delle eventuali verifiche sulle modalità di smaltimento dei rifiuti pericolosi adottate dall’azienda.

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