La speculazione finanziaria: che cosa dobbiamo pensarne?

Di , scritto il 17 Maggio 2010

Come sempre avviene quando le Borse crollano, tutti maledicono gli speculatori, colpevoli di minare il sistema finanziario e portare interi popoli alla miseria. Sul sito dell’ADUC, Alessandro Pedone spiega con molta chiarezza che, volendo essere obiettivi bisogna operare un distinguo fra la speculazione finanziaria in sé e le deviazioni derivanti dall’attuale sistema finanziario.

Il concetto di speculazione finanziaria indica soltanto l’assunzione di forti rischi, il prendere posizione sulla base di aspettative non immediatamente visibili all’orizzonte. In pratica, a differenza degli investitori, gli speculatori non sono tanto interessati ai titoli in sé e a come procede l’attività sottostante i prodotti finanziari che acquistano, ma semplicemente al movimento (in senso di salita o discesa delle quotazioni) dei medesimi. Lo speculatore è uno che scommette, che rischia. A volte guadagna anche molto bene, a volte perde.

La speculazione è un’attività che può ispirare poco al non addetto ai lavori, ma in realtà è di fondamentale importanza per i mercati finanziari, perché senza di essa non esisterebbero gli investimenti finanziari così come li intendiamo. Infatti, gli speculatori finanziari garantiscono ai mercati un elemento importante: la liquidità. Chi acquista titoli lo fa perché sa che in qualunque momento futuro potrà – anche nella peggiore delle ipotesi – rivenderli a un prezzo di mercato a qualcuno che vi ‘scommetterà’ sopra. Se i titoli non fossero vendibili con facilità, nessuno li comprerebbe. La speculazione finanziaria, quindi, in sé è utile. Il problema è che al momento non è adeguatamente regolamentata.

Così come stanno le cose oggi, la speculazione può facilmente trasformarsi in deviazione della finanza. Bisognerebbe porre una condizione precisa: chi perde paga, se no gli viene impedito di scommettere. Non ha senso che, quando un soggetto vince, incameri una valanga di denaro, mentre quando perde debba pagare la collettività al posto suo.

In altri termini, le speculazioni finanziarie devono essere permesse  solo in un sistema che assicuri la solvibilità. Questo non è avvenuto nella crisi del 2007-2008: delle grandi banche hanno assunto dei rischi ai cui non erano in grado di far fronte e sono stati gli Stati (ovvero i cittadini) a pagare al posto loro. Ma lo stesso vale anche all’interno di un istituto di credito: gli attuali sistemi di incentivi fanno sì che agli operatori convenga fare scommesse azzardate: non hanno nulla da temere perché, se vincono prendono enormi bonus, mentre, se perdono, risarcisce la banca. Il meccanismo è chiaramente intollerabile.

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