Investire in obbligazioni: quali sono i rischi che si affrontano

Di , scritto il 18 Febbraio 2011

In un precedente articolo riportavo l’anomalia italiana in merito al fatto che il 10% del portafoglio obbligazionario italiano è costituito da titoli emessi dalle nostre banche. In Europa la percentuale è dell’1%.

Questo significa che spesso alcuni correntisti si possono trovare ad avere in portafoglio una quantità eccessiva di titoli appartenenti a una singola banca. Questo comporta due  tipi di problemi:

1) – Si viene meno a una delle norme da sempre condivise: diversificare, essere esposti nei confronti di un solo fornitore non è mai sano dal punto di vista finanziario. Ricordiamoci che niente è mai sicuro, oggi ancor meno.

2) – Ci sono titoli e titoli. Chiedete sempre il regolamento dell’obbligazione (è vostro diritto e dovrebbe essere consegnato al cliente per legge) e possibilmente, se non siete esperti, fatelo leggere ad un consulente o a chi ne capisca. Purtroppo, la differenza tra un titolo quotato e un titolo non quotato è notevole. La maggior parte dei titoli bancari non è quotato. Ciò significa che non è negoziabile liberamente sul mercato; significa, inoltre, che il prezzo, in caso di vendita, non è certo ed è stabilito dalla banca stessa. Unilateralmente. Con la crisi che oggi stiamo affrontando, potrebbe succedere che, soprattutto per i piccoli istituti, la vendita di un loro titolo risulti complicata per mancanza di compratori all’interno dell’istituto stesso. Quindi penalizzante per il cliente che potrebbe essere costretto, a vendere sottocosto. In caso di difficoltà dell’istituto diverrebbe difficile liberarsi velocemente del titolo di cui si è in possesso. La vostra banca è sicura ? Lo credevano anche i correntisti di una banca che poi hanno letto le difficoltà del loro istituto sul settimanale L’Espresso all’inizio di febbraio. Niente panico, ovviamente, ma prevenire è sempre meglio. Leggere i regolamenti dei titoli è fondamentale.

Leggevo recentemente alcuni regolamenti di diversi titoli bancari nei quali si specificava che l’unica garanzia era rappresentata dall’istituto stesso, in alternativa, alcuni, facevano riferimento alla casa depositi-fondo di garanzia. I famosi €103.000 per ogni correntista. Fondo che nella realtà non esiste. E’ solo un ipotetico impegno nel caso di incapacità a far fronte al suo debito.

In pratica, si deve fare attenzione, diversificare, pretendere di sottoscrivere anche altri titoli oltre a quelli della casa e farsi consegnare sempre il regolamento. Non bastano mai solo le parole.

Ricordate che si tratta dei vostri risparmi costruiti faticosamente, siate pignoli e cercate di capire i rischi ai quali andate incontro. Un luogo comune è: l’obbligazione è sicura. Falso! E ancora Falso. Le obbligazioni sono rischiose e ci sono vari livelli di rischio.

Accertatevi anche se si tratta di obbligazioni strutturate ed eventualmente come funzionano i meccanismi che dovrebbero portare al rendimento sperato.

Il messaggio che vorrei trasmettere spero sia chiaro: attualmente non esiste niente di semplice e sicuro. Prima di acquistare cercate di capire bene cosa acquistate e se è proprio quello che cercavate.

Nicola Mastropietro



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