Fondi pensionistici aperti o chiusi: quali sono le differenze?

Di , scritto il 18 Aprile 2012

A seconda della categoria a cui appartengono i lavoratori possono aderire a due tipi di fondi di previdenza complementare:

* fondi chiusi o fondi di categoria, concordati tra sindacati e datori di lavoro della propria categoria e di fatto automatici per varie categorie di lavoratori (come metalmeccanici o chimici) o in alcune aziende pubbliche o private che li prevedono;

* fondi aperti, possibili per chiunque altro svolga un’attività lavorativa, di solito sono gestiti da banche o società assicurative, anche mediante polizze o prodotti misti.

I vantaggi dell’adesione a un fondo chiuso sono di tipo finanziario e fiscale. Questo è l’unico caso in cui avviene che sia l’azienda a versare una sua quota sul conto del lavoratore.

Anche versare una somma mensile su un fondo pensione aperto in teoria è una buona scelta per chi vuole impegnarsi ad accantonare risparmi per gli anni della vecchiaia, ma è importante conoscere bene di quale tipo di fondo si tratta (per una persona giovane, ad esempio, è assai più adatto un fondo azionario con obiettivo di lunghissimo termine) e quale tipo di contratto lo regge (quali sono i costi, le penalità per l’interruzione, le eventuali prestazioni aggiuntive). Per chi invece è più avanti con gli anni, conviene optare per prodotti meno cari come gli ETF e i fondi indicizzati.


1 commento su “Fondi pensionistici aperti o chiusi: quali sono le differenze?”
  1. […] di una pensione integrativa creata mediante fondi pensione aperti (abbiamo già spiegato la differenza tra fondi pensione chiusi e aperti). Ne esistono di gestiti dalle Poste, da banche, assicurazioni, SIM ed SGR. Una buona alternativa […]


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