Trading, FED raddoppia il REPO Overnight: quali le conseguenze?

Di , scritto il 18 Novembre 2019
giocare in borsa

Risale alla fine di Settembre 2019 la decisione da parte della FED di raddoppiare il Repo Overnight da 30 a 60 miliardi di dollari: si tratta di una soluzione estrema che solo in casi particolarmente sensibili la Banca Centrale degli Stati Uniti ha attuato.

Il gesto non sarà senza conseguenze sui mercati finanziari e sarà meglio che gli investitori si preparino a qualche sconvolgimento, specialmente per quanto riguarda il mercato valutario. Consigliamo in generale di far riferimento a questa guida al trading su giocareinborsa.com per comprendere come muoversi al meglio e sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

Cos’è il Repo Overnight?

Repo sta per repurchase agreement, mentre overnight indica la scadenza originaria con cui un simile provvedimento era pensato, ovvero di circa 24 ore.

Si tratta di un provvedimento volto a immettere liquidità nel sistema bancario, specialmente quando si avvertono segnali preoccupanti circa il suo andamento. Un esempio celebre di Repo fu la decisione della FED di supportare le banche americane in seguito alla crisi dei subprime del 2008.

Non si tratta affatto di una mossa simile, in quanto le condizioni sono massimamente diverse. Quello che si presuppone è una scarsa solidarietà tra gli istituti bancari al momento, per cui banche con maggiore liquidità non starebbero venendo in soccorso di quelle con minori possibilità monetarie, obbligando la FED a intervenire per impedire il peggio.

Si tratta di una situazione di incertezza complessiva che è calata sul mercato americano in seguito alla pubblicazione di alcuni importanti stime da parte degli organi che si occupano di rilevare dati statistici.

Le statistiche affondano l’America

Nei mesi estivi, infatti, le statistiche hanno riportato per gli USA un aumento del rischio di retrocessione economica nel 2020 di oltre il 30%. SI tratta di una diretta conseguenza non solo del calo del consenso dell’attuale Presidente, Donald Trum, sotto la soglia del 33%, ma anche della futile guerra commerciale con le altre potenze mondiali.

Ad aumentare questo generale clima di tensione è stato, inoltre, l’aumento del prezzo dell’oro (del +18% dall’inizio del 2019). Si sa che l’oro è considerato il porto sicuro per eccellenza in casi di elevato rischio economico, specialmente di svalutazione di una moneta.

Sebbene il dollaro sembra rimanere costante, con oscillazioni minime rispetto alle altre principali valute, come l’Euro o il GBP, questo non ha fermato gli investitori dal continuare a investire nel metallo prezioso.

Come se non bastasse, sempre la FED ha abbassato i tassi di interesse da 2,25 a 2 (luglio) e da 2 a 1,75 (fine settembre), andando ancor di più ad agevolare le banche che sono interessate dal Repo. La liquidità del mercato monetario è stata garantita ulteriormente dalla decisione di investire oltre 60 miliardi di dollari, entro il 2020, in Titoli di Stato.

Si sta correndo dunque ai ripari?

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Per chi investe in Borsa il panorama potrebbe rivelarsi estremamente interessante: inondare di liquidità il sistema bancario, infatti, può portare a conseguenze e a sviluppi curiosi non solo per i titoli delle maggiori banche americane, ma anche per quelli delle maggiori società che in queste banche hanno investito.

In generale le mosse della FED, specialmente se di una tale entità, non lasciano il mercato azionario privo di conseguenze e il consiglio che le agenzie di rating stanno rivolgendo agli investitori di mezzo mondo è quello di sgranare gli occhi. Nuovi flussi di denaro non sono soltanto pronostici di una crisi ma anche di una volontà di accelerare ulteriormente i processi economici, per incentivare una crescita o scongiurare una recessione. Nel mirino le società statunitensi che sono maggiormente a rischio e che potrebbero trarre maggiori vantaggi da queste operazoni.



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