L’importanza dell’orizzonte temporale negli investimenti

Di , scritto il 19 Novembre 2012

Nel settore finanziario vi sono tre variabili da considerare per valutare la bontà di un investimento: il capitale, il rischio e l’orizzonte temporale, ovvero, l’arco di tempo in cui l’investimento sarà conservato prima di essere liquidato, che può essere breve, medio o lungo. A seconda del prodotto finanziario in questione può cambiare la considerazione relativa alla durata. Ad esempio, nel settore delle azioni di Borsa, si parla di breve periodo per investimenti inferiori ai 3 mesi, di medio periodo per un orizzonte temporale tra i 3 e i 12 mesi e di lungo periodo per un orizzonte di tempo superiore all’anno solare. Per uno speculatore, invece, un orizzonte temporale breve è di qualche minuto, mentre anche una sola settimana può essere considerata un orizzonte temporale “lungo”.

Il rischio è di regola direttamente proporzionale all’orizzonte temporale: più è lungo quest’ultimo, più aumenta il rischio. Per questo gli investimenti di lungo periodo dovrebbero risultare più remunerativi di quelli a breve.

Non esiste un orizzonte temporale “giusto” per tutti: esso dipende dagli obiettivi individuali. A parità di condizioni, di solito gli investitori giovani possono “osare di più” delle persone anziane e prossime alla pensione. Ma anche qui, non è sempre detto che le cose siano sempre così: un trentenne che sta risparmiando denaro per dare un anticipo sull’acquisto di una casa, farebbe meglio a investire su un orizzonte di tempo di pochi anni, anche se la pensione è lontana. Comunque, più breve è il lasso di tempo che ci sta davanti, più è consigliabile investire in modo prudente e “conservatore”, poiché non ci sarà il tempo di riparare a eventuali perdite.

Il discorso dell’orizzonte temporale è legato anche alla disponibilità di liquidità da parte dell’investitore: più è grande il portafoglio, più diventa possibile diversificare e dedicarne una parte maggiore in investimenti a lungo termine. Ad esempio, un investitore che disponga di circa 10.000 euro da investire, può guardare con serenità a Btp a 5-7 anni (ovvero, che matureranno tra 5-7 anni) almeno per una frazione del suo portafoglio: rendono intorno al 4% anno lordo. Chi dispone di somme più alte (diciamo, 100.000 euro) e di un orizzonte temporale più lungo, per la parte meno prudente del portafoglio può permettersi di usare asset class che sopportano una volatilità maggiore, ad esempio fondi di investimento che guardano all’azionariato diversificato in tutti i Paesi del mondo. In questo caso il rendimento può arrivare al 5-6% lordo l’anno.

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