Crack Parmalat: 10 anni per aggiotaggio a Tanzi

Di , scritto il 19 Dicembre 2008

tanzi-calisto-processo-3241.jpgE’ arrivata finalmente dopo 3 anni di dibattimento e 33 ore di camera di consiglio, la sentenza per il crack Parmalat. Il Tribunale di Milano ha condannato a 10 anni di reclusione Callisto Tanzi, l’ex patron di Parmalat, società alimentare da lui fondata nel 1961 e quotata a Piazza Affari nel 1990, che alla fine del 2003 è crollata sotto il peso di un buco da 14 miliardi di euro, trascinando con sé oltre 100.000 risparmiatori che avevano investito i propri risparmi in obbligazioni spazzatura del gruppo.

I giudici di Milano hanno condannato Tanzi a 10 anni per il reato di aggiotaggio e ostacolo alle attività di vigilanza, ma hanno assolto tutti gli altri imputati.

Per Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi, revisori dell’allora società di revisione dei conti Grant Thornton, i giudici hanno ritenuto la pena proposta incongrua e hanno rigettato il patteggiamento, in quanto il loro ruolo è stato ritenuto fondamentale alla perpetrazione dei reati. Condannata invece a una pena pecuniaria di 240.000 euro, più una confisca per 450.000 euro, la ex Grant Thornton, oggi Ital Audit, in base alla Legge 231 per la responsabilità amministrativa della società, alla quale appartenevano i due revisori.

Condanna anche per  Deloitte & Touche, rispettivamente a 150 mila e 300 mila euro.

Il tribunale ha accolto i patteggiamenti per: Mario Brughiera (4 mesi), Oreste Ferretti (3 mesi), Adolfo Mamoli (5 mesi e 10 giorni), Giuseppe Rovelli (5 mesi e e 10 giorni), Paola Visconti (3 mesi), Alberto Mistrangelo (2 mesi), Massimo Nuti (2 mesi e 10 giorni), Andrea Petrucci (4 mesi).

Assolti i tre funzionari di Bank of America e sancita la prescrizione per uno di loro grazie alla legge Cirielli per un fatto svoltosi nel 1999. Assolti anche i consiglieri indipendenti, per i quali la Procura aveva chiesto fino a 5 anni. Assoluzione anche per Giovanni Bonici, responsabile di Parmalat Venezuela.

Callisto Tanzi dovrà risarcire la Consob per 380 mila euro, mentre gli azionisti potranno rivolgersi al giudizio civile.

Grande la delusione sia degli avvocati della Consob, che degli investitori truffati che si sono rivolti all’Adusbef; la sentenza lascia delusa anche la Procura, la quale si troverà a dover decidere se impugnare la sentenza e ricorrere in appello.



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