Tasso di interesse nominale e reale: qual è la differenza

Di , scritto il 20 Gennaio 2014

tasso di interesseParlando di tassi di interesse è di fondamentale importanza capire la differenza tra tasso di interesse nominale e tasso di interesse reale – che in pratica sono rispettivamente un tasso teorico e un tasso al netto dell’inflazione e delle spese di commissione, assicurazione, istruttoria pratica ecc.), che possono incidere anche pesantemente. Ma soprattutto, il tasso nominale non tiene conto dell’eventuale incidenza dell’inflazione, mentre il tasso reale la include. In questo senso, il tasso reale riflette con maggiore precisione il costo di un prestito oppure il rendimento del denaro.

In termini matematici, il tasso di interesse nominale è dato dalla somma tra tasso di interesse reale e tasso di inflazione (prevista). Se si concede un prestito di 12 mesi a tasso di interesse nominale del 5%, ma in quel periodo si attende un aumento dei prezzi (inflazione) del 3% annuo, il prestito risulta molto conveniente per i sottoscrittori e non per i creditori. In altri termini, quando il tasso di interesse reale risulta basso o addirittura negativo è il momento per chiedere un prestito (ma è anche più difficile ottenerlo).

Poiché per i prestatori è ovvio reclamizzare i propri prodotti citando soltanto il tasso nominale, la legge del nostro Paese obbliga chi propone un prodotto finanziario a distinguere tra tasso annuo nominale (TAN) e tasso annuo effettivo globale (TAEG).


3 commenti su “Tasso di interesse nominale e reale: qual è la differenza”
  1. Giovanni Minto ha detto:

    Solo una piccola precisazione . Calcolare l’intéresse nominale come somma dell’interesse réale piú l’inflazione è incorretto , o meglio da un risultato approssimativo che è tanto più sbagliato quanto più alto è il tasso d’inflazione .

    La giusta formula per calcolare il tasso di interessa reale è :
    k(1 + i) / k(1+r) = 1+i/1+r
    k = capitale investito
    i= tassi di interesse nominale
    r = tasso di inflazione
    Un piccolo esempio per comprendere meglio .
    Ho 100 euro e posso comprare 10 cd ( 1 cd = 10 euro ) ma invece di spenderli decido di investirli .
    Dopo un anno l’inflazione è al 40 % quindi un cd costa 14 euro .
    Dopo un anno i miei 100 euro che ho investito sono diventati 180 .
    Quindi i=80% r=40%
    Stando alla vostra formula il tasso di interesse reale sarebbe 40% (80% – 40% )

    Se il tasso di interessa reale fosse del 40% dovrei essere in grado di comprare una quantità di cd superiore del 40% rispetto ad un anno fa . Dovrei essere in grado di comprare 14 cd .

    Ma facciamo qualche calcolo e vediamo che non è così .
    Per calcolare il numero di cd che posso comprare basta dividere la somma di euro a mia disposizione (180 euro) per il nuovo costo dei cd (14 euro).
    180/14 = circa 12.8 non certo 14…
    Ciò significa che il mio potere di acquisto non è aumentato del 40% ( non sono infatti in grado di comprare 14 cd) ma “solo” del 28% .
    Con cifre maggiori la differenza tra il grossolano 40% e l’accurato 28% diventa molto più consistente.

    Certo se si parla di una inflazione del 5% e di un interesse del 6% la formula vostra può anche andare bene anche se non è precisa al 100% , ma con cifre più alte la vostra formula è solo sbagliata .

  2. Gio ha detto:

    Solo una piccola precisazione . Calcolare l’intéresse nominale come somma dell’interesse réale piú l’inflazione è incorretto , o meglio da un risultato approssimativo che è tanto più sbagliato quanto più alto è il tasso d’inflazione .

    La formula corretta per calcolare l’interesse reale è :
    int nominale – inflazione/1 + inflazione .

    Ora se l’inflazione si aggira attorno all’ uno-due per cento allora si può fare un’approssimazione e non occorre dividere per 1 + inflazione . Ma se l’inflazione si aggira intorno al 20% allora si ottengono due risultati molto diversi con l’approssimazione e la formula corretta .


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