Con quali criteri scegliere un fondo di investimento?

Di , scritto il 21 Febbraio 2018

Il piccolo investitore che si trova davanti alla scelta di un fondo di investimento per i suoi risparmi ha sicuramente l’imbarazzo della scelta. Alcuni semplici criteri e ricerche possono però sicuramente aiutarlo in primo luogo nella comprensione dei propri obiettivi e nella sua tolleranza al rischio, e poi nella selezione di un prodotto che con buone probabilità si rivelerà proficuo.

Questionario MiFID
Il primo passo fondamentale sta nel farsi sottoporre dall’intermediario a un questionario MiFID che valuta la sua “appropriatezza” e la sua “adeguatezza” (qui abbiamo spiegato la differenza tra i due concetti).

Consapevolezza sull’assunzione del rischio
Se anche dai questionari MiFID si presenta un’alta valutazione di adeguatezza non è detto che l’individuo voglia davvero assumersi dei grossi rischi. Per legge ogni documento illustrativo di un investimento (KIID) deve indicare il livello di rischio che esso presenta, su una scala da 1 a 7. Un alto indice di rischio può significare alte probabilità di guadagno e altrettanto alte probabilità di perdita. Ognuno deve onestamente autovalutarsi per capire quanto rischio è effettivamente disposto a sopportare e in questo modo si effettua un primo screening della gamma di fondi a disposizione.

Dividendi
Nell’ambito dei fondi una grossa distinzione è quella costituita dai fondi che distribuiscono dividendi e quelli che li reinvestono. In molti casi uno stesso fondo è disponibile in due versioni. Qui l’investitore deve decidere se ha bisogno di un flusso di denaro (più o meno costante) oppure se gli conviene accumulare i proventi nel tempo. Solitamente i giovani in piena fase lavorativa preferiscono la seconda opzione, mentre agli anziani può far comodo una piccola integrazione periodica al proprio reddito.

Tipo di gestione
A seconda della libertà d’azione che è lasciata al gestore esistono varie tipologie di gestione:
* Fondi passivi (rientrano in questa categoria tutti gli ETF) – nessun tentativo di battere il benchmark, ma semplice replica del medesimo
* Fondi attivi a benchmark – il gestore tenta di ottenere una performance migliore del benchmark
* Fondi attivi total return – massima libertà d’azione al gestore, che mira a ottenere la migliore prestazione possibile
Le commissioni sulle tre tipologie citate sono in ordine crescente e sono decisamente basse per i fondi passivi, che comunque non sempre riescono a replicare il benchmark.

Costi dell’investimento
Le voci che incidono pesantemente sono tre:
* commissioni di sottoscrizione
* commissioni di gestione
* commissioni di performance (spesso molto sfavorevoli all’investitore).
La direttiva MiFID 2 consente all’investitore di ottenere maggiore chiarezza rispetto a quanto avveniva in passato, poiché obbliga a una chiara indicazione dei costi.

Resa dell’investimento
È sempre buona norma essere a conoscenza della storia del fondo per capire quanto ha fatto guadagnare chi lo aveva sottoscritto in passato. Per non limitarsi a una valutazione superficiale della performance è utilissimo essere a conoscenza di questi dati:
* indice di Sharpe e indice di Sortino: conviene che siano alti (ovvero superiori a 1 – cliccate qui per approfondire il discorso su questi due concetti)
* analizzare i dati su un periodo più lungo possibile (non meno di due anni).



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