I bond bancari come alternativa ai titoli di stato? Più no che sì

Di , scritto il 21 Aprile 2010

In questo periodo le banche centrali europee mantengono i tassi di interesse a minimi storici con il preciso fine di aiutare le economie nazionali a riprendersi dalle conseguenze della crisi economica globale. Per questo motivo i titoli di Stato (Bot, Bpt, Cct ecc.) danno rendimenti infimi, se non negativi, e i risparmiatori sono alla ricerca di investimenti alternativi, che offrano qualche centesimo di ritorno in più.

Tra i nuovi prodotti disponibili sul mercato ci sono anche le obbligazioni bancarie emesse da istituti di credito (specie banche e casse di credito cooperativo), che di solito hanno dalla loro parte il vantaggio di un rendimento almeno apparentemente più elevato (al momento in media intorno al 4%). Ma nascondono più di uno svantaggio:

* maggiore rischio: si tratta solitamente di bond a tasso fisso subordinato lower tier II o tier III. Una dicitura sibillina: significa che, nel malaugurato caso di insolvibilità, i portatori di questo bond avranno diritto di essere rimborsati solo ‘in un secondo/terzo tempo’, ovvero dopo altri creditori privilegiati e ordinari (tra cui il fisco, i dipendenti, i fornitori, gli obbligazionisti ‘normali’). Si capisce che in questa maniera le chance di ricavare buone percentuali di interesse dal proprio denaro si abbassano notevolmente. Al contrario, chi compra un titolo di Stato è in prima fila in caso di rimborso – e comunque il fallimento di uno Stato è meno probabile di quello di una banca.

* i costi reali: per fare fronte al rischio insito in un investimento in bond bancari si può ricorrere a un Cds, ovvero a una polizza assicurativa, che ha comunque un costo (secondo uno studio della Consob, in media il 12% dell’importo investito).

Sempre secondo la Consob, tra i nove tipi bond emessi in Italia a partire da novembre 2009, sei sarebbero a rischio medio, due a rischio medio-alto e uno a rischio alto. E soltanto uno dei nove istituto di credito esaminati (precisamente, la Banca Popolare di Sondrio) ha qualche probabilità di essere competitivo con i suoi bond rispetto ai titoli di Stato.

Perciò, prima di sottoscrivere i bond bancari valutate bene se il gioco vale la candela. Leggete  sempre bene i prospetti di offerta, dando la preferenza ai cosiddetti prospetti spot, ovvero quelli che contengono le informazioni di base e schematiche sull’istituto di credito e sul prodotto finanziario: a differenza dei prospetti generali su una famiglia di prodotti finanziari, sono più comprensibili, immediati e trasparenti.

Per il momento la ricerca di alternative ai titoli di Stato pare piuttosto ardua, ma aspettiamo sempre novità interessanti.


3 commenti su “I bond bancari come alternativa ai titoli di stato? Più no che sì”
  1. […] Per rispondere alla domanda del titolo, dunque, la differenza tra obbligazioni senior e junior è da ricercarsi nel livello di rischio, a cui corrisponde un vantaggio nel rendimento. Nel caso in cui sia necessario implementare un bail-in, ovvero il salvataggio della banca con il denaro di chi vi ha investito del denaro (azionisti, obbligazionisti e correntisti), la banca ricorre ai soldi depositati secondo una precisa gerarchia: prima vengono attaccate le azioni, poi le obbligazioni subordinate di livello più basso, ovvero le junior. Ulteriori approfondimenti qui. […]

  2. […] forma di investimento molto interessante è rappresentata dai bond bancari… ma di questo parleremo un’altra […]


Commenta o partecipa alla discussione
Nome (obbligatorio)

E-mail (non verrà pubblicata) (obbligatoria)

Sito Web (opzionale)

Copyright © Teknosurf.it srl, 2007-2019, P.IVA 01264890052
SoloFinanza.it – Guida agli investimenti finanziari supplemento alla testata giornalistica Gratis.it, registrata presso il Tribunale di Milano n. 191 del 24/04/2009