Perché urge una riforma del catasto italiano

Di , scritto il 21 Giugno 2013

catastoFunziona così in qualsiasi città: man mano che ci si avvicina ai centri storici gli estimi catastali riflettono sempre meno il valore reale degli immobili. Le case del centro sono antiche e quasi sempre registrate come “edilizia popolare”, mentre quelle edificate di recente in periferia nascono come “abitazioni di tipo civile” e quindi sono classificate in una delle fascia di rendita più alte. Una casa dei primi del ‘900 da 100 metri quadri nel centro storico di una grande città e un’altra costruita negli anni ’90 di identiche dimensioni in periferia. La prima ha un valore di mercato di 700.000 euro, la seconda vale la metà. Ma per il fisco hanno la stessa rendita catastale e quindi pagano la stessa IMU. In pratica, oggi come oggi, maggiore è il valore della casa, meno si paga di IMU in proporzione. Questa è un’evidente ingiustizia, rivelata anche dalla Commissione Europea, che ha raccomandato all’Italia di far partire una radicale riforma del catasto – che è stata più volte annunciata ma non è mai stata portata a termine. Oggi nelle sei maggiori città italiane le case del centro valgono in media 2,5 volte quanto stimato dai rispettivi catasti, mentre per le abitazioni in periferia il rapporto scende a poco più del doppio. Qualunque sarà il futuro dell’imposta sugli immobili, non si potrà prescindere da una revisione puntuale delle rendite catastali, come richiede Bruxelles.

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