Cambiano gli studi di settore

Di , scritto il 22 Giugno 2010

Gli studi di settore nacquero nel 1993 con l’obiettivo di determinare con ragionevolezza compensi e ricavi delle imprese, dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi mediante la raccolta di dati settoriali. Uno dei vantaggi concernenti gli studi di settore è la possibilità da parte del contribuente di conoscere le aspettative del Fisco e quindi adeguare i compensi onde evitare accertamenti.

Ma più spesso nel corso degli anni questi strumenti si sono rivelati il terrore delle suddette categorie, che si sentivano ingabbiate in parametri fiscali non corrispondenti al vero. Un terrore acuitosi soprattutto da quando la crisi economica ha iniziato a farsi sentire e vi è stata una riduzione dei ricavi/compensi.

Ora però le normative sono diventate più flessibili. Proprio considerando la gravità della crisi, con la circolare 34/E del 18 giugno 2010, l’Agenzia delle Entrate ha modificato gli studi di settore adattando questo strumento di indagine fiscale alle specificità delle varie aree del Paese.

In particolare, in seguito a una dettagliata analisi territoriale italiano, sono stati estrapolati tre indicatori della realtà economica:
1. livello delle retribuzioni su scala provinciale: si calcola quanto va a incidere il costo delle retribuzioni sulla determinazione dei ricavi;
2. livello del reddito disponibile per abitante: si calcola la capacità dei contribuenti di produrre ricavi/compensi in funzione dei vari livelli di benessere e del tasso di sviluppo economico del luogo in cui si svolge l’attività;
3. livello delle quotazioni immobiliari (valido per gli studi delle costruzioni e quelli di valorizzazione immobiliare): è stato calcolato dividendo il territorio nazionale in base ai valori di mercato delle case per comune, provincia, regione e aree territoriali.

I correttivi agli studi di settore sono stati apportati anche tenendo conto della congiuntura economica nel settore di attività presa in considerazione. Si aspettano ancora le valutazioni nel merito dei singoli ordini professionali, ma questo ci pare già un grosso passo avanti nell’analisi della reale condizione di ogni singolo contribuente.



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