Come è cambiata la normativa dell’equity crowdfunding

Di , scritto il 23 Maggio 2019
crowdfunding

Negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di numerose piattaforme tecnologiche, si sono diffuse nuove tecniche di finanziamento collettivo. Una di queste è l’equity crowdfunding, che ha permesso a numerose startup e piccole imprese di raccogliere i fondi necessari per ampliarsi. In Italia questa forma di investimento è regolata dallo Stato e tutte le piattaforme attive in questo ambito devono essere autorizzate dalla Consob. Vediamo i dettagli della normativa.

Crowdfunding: le forme di finanziamento collettivo

Etimologicamente, il crowdfunding permette agli investitori di diventare soci azionisti di un progetto o un’idea innovativa. Questa particolare forma di finanziamento si divide in diverse modalità. Si parla di donation quando le persone che credono nel progetto decidono di investire una somma di denaro senza aspettarsi nulla in cambio: una vera e propria donazione. Invece, la forma del reward permette agli investitori di ricevere una ricompensa che va da un semplice gadget fino al prodotto per il quale l’azienda richiede il finanziamento. Con l’equity-based crowdfunding è possibile acquistare alcuni titoli di partecipazione dell’azienda che rendono gli investitori dei soci dell’impresa a tutti gli effetti. La ricompensa, in questo caso, comprende una serie di diritti patrimoniali e amministrativi per la partecipazione al progetto.

Regolamento in riferimento all’equity crowdfunding

L’Italia è stato il primo paese ad adottare una normativa specifica per regolare l’equity crowdfunding. Dal 3 gennaio del 2018, la Consob ha modificato la normativa in riferimento all’equity crowdfunding. La novità principale introdotta riguarda l’allargamento del finanziamento collettivo anche alle piccole e medie imprese italiane. Infatti, la normativa precedente riservava questa modalità di investimento solo alle Pmi e alle startup innovative. Una conseguenza di questa estensione è la possibile crescita dell’economia italiana: la raccolta di capitale tramite piattaforme online, infatti, è cresciuta molto negli ultimi anni. La Consob ha comunque delineato alcuni requisiti che le Pmi devo avere per poter usufruire di questa particolare forma di finanziamento collettivo. In particolare, potranno accedervi:

  • le microimprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro;
  • le piccole imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato inferiore a 10 milioni;
  • le medie imprese con meno di 250 dipendenti e un fatturato entro i 50 milioni.

Inoltre, dal 2019, sono state istituite delle detrazioni fiscali equity crowdfunding del capitale investito rivolte sia alle persone fisiche, sia alle persone giuridiche.

Cosa cambia per i gestori delle piattaforme Il nuovo regolamento approvato dalla Consob prevede, infine, alcuni cambiamenti anche per i gestori delle piattaforme online. Nello specifico, essi dovranno aderire a uno speciale sistema di indennizzo a tutela degli investitori (articolo 59 del Testo unico della finanza). In alternativa, i gestori potranno scegliere di stipulare una polizza assicurativa per danni derivanti al cliente dalla loro attività. In questo caso, l’ammontare minimo è di 20 mila euro e il totale degli indennizzi deve rientrare in massimo 1 milione all’anno. I gestori, inoltre, dovranno assicurarsi di possedere alcuni requisiti di onorabilità e professionalità, oltre alla regolamentazione dei possibili conflitti di interesse. Infine, è obbligatoria l’iscrizione della piattaforma online presso il sito della Consob, la quale può decidere in ultima istanza di non autorizzare il gestore alla raccolta di capitale di rischio. Tra i parametri di valutazione rientrano la trasparenza, la garanzia e la visibilità dei servizi offerti al pubblico.



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