Certificazione energetica degli edifici: solo un’altra tassa?

Di , scritto il 28 Aprile 2012

Sembra un paradosso, ma chi è proprietario di una casa trova la vita sempre più impegnativa. Oltre al pesante aggravio dell’IMU, ora per vendere o affittare un immobile bisogna anche tenere conto della certificazione energetica, divenuta obbligatoria con la Direttiva europea sul rendimento energetico 2002/91/CE e 2006/32/CE. Che, dal 1° gennaio di quest’anno, impone l’obbligo per chi vende o affitta un immobile di dichiarare la classe energetica di appartenenza davanti al notaio per il rogito, per accedere alle detrazioni del 55% sull’IRPEF ma anche negli annunci immobiliari.

La stragrande maggioranza delle case italiane sono in classe G, ovvero ad alto consumo di energia. Il livello più alto di certificazione energetica A+ (anche noto come casa passiva), è per ora riservato a un numero molto ristretto di edifici. Ma scendendo di un gradino, in classe A, troviamo case a basso impatto ambientale (per esempio, con buona esposizione, ottimi infissi, caldaie a basso consumo, pannelli fotovoltaici). Queste case – di solito nuove – consumano molto meno della media, costano di più in fase di costruzione, ma sul mercato valgono fino al 30% in più, proprio perché chi meno consuma, meno spende.

A rilasciare l’attestato deve essere un professionista certificatore, previo sopralluogo di verifica della dichiarazione del costruttore. Nel certificato rilasciato sono indicati i dati dell’edificio, la classe energetica indicata con colori dal verde al rosso, l’iscrizione al catasto energetico. Per redigere il documento occorre almeno una giornata di lavoro, il cui costo oscilla tra i 350 e i 500 euro. A molti sembra un altro balzello e non un aiuto a un mercato immobiliare già in affanno. C’è anche chi denuncia certificazioni fatte in modo approssimativo. In ogni caso, a eccezione di poche regioni tra cui la Lombardia, l’Italia è molto in ritardo con l’applicazione della direttiva, tanto che Bruxelles ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia europea.

In realtà, gli obiettivi delle normative sulla certificazione energetica sono benevoli: rendere il mercato immobiliare più trasparente fornendo a chi acquista o affitta un’unità abitativa informazioni oggettive e trasparenti su caratteristiche e spese energetiche dell’edificio. Incoraggiare ristrutturazioni migliorative dell’efficienza energetica delle case che alla fine portano a un aumento del valore dell’immobile.


3 commenti su “Certificazione energetica degli edifici: solo un’altra tassa?”
  1. […] concetto di casa passiva. Con questa espressione si indica il massimo livello raggiungibile nella classificazione energetica degli edifici – che dall’inizio del 2012 deve essere certificata da un perito e obbligatoriamente […]

  2. […] parola sulla certificazione energetica, da presentarsi contestualmente al rogito. Conviene spendere alte cifre per fare effettuare le […]

  3. […] da nicoletta Che gli italiani non ne possano più di tasse e balzelli è certo. Con la certificazione energetica degli edifici, però si sta verificando un fenomeno solo apparentemente conveniente: quello del risparmio sulle […]


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