Mutuo prima casa – Meglio il tasso fisso o variabile?

Di , scritto il 29 Maggio 2019

Acquistare una casa non è sempre un’operazione semplice ed immediata, soprattutto per quei soggetti che non dispongono di tutto il capitale utile alla compravendita. La strada generalmente prescelta per fronteggiare in breve tempo un’ingente spesa è quella della stipula di un contratto di mutuo, che brevemente si definisce come un contratto a mezzo del quale il soggetto mutuante (quasi sempre un istituto di credito o finanziario) versa una certa somma di denaro in favore del mutuatario richiedente, che si impegnerà a restituirla maggiorata di interessi. Il mutuo per l’acquisto della “prima casa” pertanto si differenzia dai cosiddetti mutui liquidità, in quanto pone a carico del richiedente l’obbligo di indicare la finalità per cui se ne richiede l’erogazione.

Requisiti soggettivi e quantum erogabile

Gli istituti di credito prima di concedere il finanziamento valutano la sussistenza di una serie di requisiti legali ed economici. Innanzitutto, affinchè la richiesta possa essere valutata nel merito, il richiedente deve necessariamente essere maggiorenne con residenza in Italia ovvero cittadino in altro Stato europeo ed deve possedere un reddito tale da garantire la restituzione della somma prestata. A tal proposito generalmente le banche o le finanziarie stimano il rapporto rata/reddito nella misura del 30%, così da non gravare in modo eccessivo sulla situazione economica del beneficiario e del suo nucleo familiare. Si potrà ovviare ad una eventuale incapienza reddituale del richiedente, individuando al momento della stipula del contratto un fideiussore, ossia un garante del mutuo, cui incomberà l’onere del pagamento in caso di inadempimento del mutuatario.

Dal punto di vista oggettivo, con riferimento alla somma corrisposta dal mutuante, nella maggior parte dei casi vengono erogati dei mutui parziali, ovvero a copertura dell’80% del valore dichiarato dell’immobile da acquistare. Tuttavia, solo talune banche garantiscono la copertura totale dell’importo, a favore generalmente di una limitata categoria di soggetti, under 35 o 40, a seconda del prodotto.

Inoltre, la compravendita di un immobile qualificato come prima casa consente all’acquirente mutuatario di poter beneficiare di una serie di agevolazioni fiscali, che variano a seconda che il soggetto sia esente Iva ovvero non lo sia. Ad esempio, per i soggetti esenti i suddetti benefici consistono nella riduzione dell’imposta di registro e nel versamento delle imposte catastali ed ipotecarie in misura inferiore e fissa, quindi indipendentemente dal valore dell’abitazione.

Tasso fisso o tasso variabile?

Il primo interrogativo che generalmente ci si pone al momento della richiesta è se accedere ad un mutuo a tasso fisso o variabile (per approfondimenti: http://www.calcoloratamutuo.org/guida/mutui-tasso-variabile) . Sostanzialmente, la differenza è che in caso di mutuo a tasso fisso la rata è predeterminata e costante durante tutto il periodo di ammortamento, mentre in caso di mutuo a tasso variabile l’importo della rata potrà cambiare.

Non esiste quindi una risposta univoca al quesito: il mutuo a tasso fisso garantisce senza dubbio maggiore certezza e stabilità al mutuatario, mentre quello a tasso variabile può definirsi probabilmente più economico nel lungo periodo.



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