Bonus stipendio per chi lavora anche in età pensionistica, quali sono i dubbi

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Tra le tante misure comprese nella Legge di Bilancio ce n’è una che fa nascere ancora molti dubbi, si parla del bonus per i dipendenti che ritardano la propria pensione pur avendo i requisiti.

Il bonus economico percepito dai lavoratori è ancora tutto da scoprire in quanto mancano tutt’oggi molte indicazioni che dovranno essere fornite dagli organi competenti. Ecco quali saranno i nodi da sciogliere nei prossimi giorni.

La Legge di Bilancio è stata approvata sia dalla Camera che dal Senato solo alla fine del 2022 e per questo, nonostante ormai il nuovo anno sia cominciato da più di un paio di settimane, si hanno ancora le idee un po’ confuse su alcune misure che verranno introdotte nel corso dell’anno. Fra queste compare il bonus per chi decide di continuare a lavorare nonostante abbia maturato i requisiti per la pensione.

Per avere una pensione in Italia ogni lavoratore versa parte del proprio stipendio lordo in contributi all’INPS, formando così, anno per anno, un cospicuo gruzzoletto denominato montante dei contributi il quale attraverso delle particolari procedure viene trasformato in assegni mensili pensionistici.

Generalmente quando tutti i requisiti per andare in pensione vengono soddisfatti le persone non possono più svolgere attività lavorative retribuite come faceva in precedenza, tuttavia nel 2023 verrà introdotta un’agevolazione per tutti coloro che, pur rientrando nella Quota 103, decidono di rimanere al lavoro godendo di un aumento in busta paga.

Come funziona il bonus in busta paga per chi non va in pensione

Il primo aspetto da approfondire sarà proprio questo dato che non è ben chiaro a quanto ammonti l’aumento. Il datore di lavoro infatti versa mensilmente il 33% della busta paga all’INPS, il 9,19% al lavoratore ed il 23,8% a carico dell’azienda. Il bonus totale quindi potrebbe essere del 33% o del 10%, come si ipotizzava in precedenza.

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Secondo le stime con questi calcoli i lavoratori potrebbero avere dei bonus in busta paga che vanno dai 200 euro al mese, per le fasce di reddito più basse, arrivando a circa 700 euro per coloro che guadagnano 50mila euro lordi all’anno. Gli italiani che potranno sfruttare questa opportunità saranno però abbastanza poche, infatti potranno accedere solo coloro che avranno i requisiti per andare in pensione con la Quota 103 (62 anni e 41 anni di contributi versati nel 2023).

Un altro dubbio venuto a molti riguarda l’effettiva utilità della misura dato che, in teoria, beneficiando di una busta paga più alta si ritarda la pensione senza maturare ulteriori contributi e quindi si potrebbe rischiare di avere una pensione leggermente più bassa.