Pensione minima a 1000 euro: sogno o realtà?

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Se tutti avessero una pensione da almeno 1.000 euro, la vecchiaia sarebbe sicuramente meno grigia.

La riforma delle pensioni alla quale il governo sta lavorando, però, difficilmente potrà andare in questa direzione. E le motivazioni sono tutte fondate.

Vediamo perché questa strada non è percorribile, e quali saranno le mosse che il governo intende mettere in campo per assicurare a tutti una vecchiaia più serena.

Pensione minima a 1.000 euro: il parere

Secondo Alberto Brambilla, assicurare a tutti una pensione minima da 1.000 euro è un traguardo irrealizzabile.

Per l’INPS significherebbe una spesa da 27 miliardi di euro ogni anno, e questa condizione manderebbe l’istituto in default nel giro di pochi anni.

Inoltre, il presidente del centro studi e ricerche itinerari previdenziali avverte che, garantendo 1.000 euro anche ai lavoratori che non hanno versato contributi, chi l’ha fatto potrebbe risentirsi, perché arriverebbe a percepire comunque soli 1.000 euro.

Ma allora, in che modo si potrebbe modificare il sistema pensionistico italiano per garantire a tutti delle condizioni dignitose?

Prospettive di riforma previdenziale

Cesare Damiano, presidente di “Lavoro e Welfare”, spiega che l’introduzione di una flessibilità universale sia la strada maestra.

Il 20 gennaio si aprirà il confronto fra governo e parti sociali, e Damiano auspica che la ministra Calderone porti a termine con successo l’annunciata “riforma strutturale del sistema”.

Solo così, continua Damiano, si potrà superare in maniera definitiva la legge Fornero, dal momento che le “misure-ponte” introdotte in legge di bilancio non l’hanno fatto.

Il criterio di flessibilità in uscita

Secondo il presidente di Lavoro e Welfare, bisogna introdurre “un criterio universale di flessibilità”, che permetta di uscire dal lavoro alla pensione in maniera graduale.

Questo criterio, nel corso del tempo, deve tenere conto del fatto che, col trascorrere del tempo, la platea dei lavoratori contributivi si restringe, e poi scompare.

La differenza di trattamento per i lavori usuranti deve essere tenuta in gran conto, e le raccomandazioni dell’ex ministro del lavoro Damiano, riguardano anche i giovani.

Per loro, che spesso fanno dei lavori discontinui o a termine, bisogna valorizzare i contributi, anche in relax ai periodi di formazione.

Inoltre, anche le donne hanno bisogno di una tutela maggiore, si pensi ai lavori di cura e assistenza alla persona.

Per questo motivo, Damiano è convinto che bisogna puntare sulla previdenza complementare, anche rivedendo “il periodo di silenzio assenso per l’iscrizione ai fondi”.

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Infine, il presidente di lavoro e Welfare avverte che c’è il bisogno di confrontarsi sull’indicizzazione delle pensioni, a seguito del recente taglio operato in sede di manovra finanziaria.