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D’ora in poi ai colloqui non potranno chiederti “guanto guadagni”: da dove arriva la clamorosa svolta

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C’è un importante datore di lavoro che ha deciso di eliminare questo genere di domande durante il colloquio di lavoro. L’obiettivo è eliminare il gap salariale

Quando ci si appresta a fare un colloquio di lavoro ci sono delle domande a cui si sa già di dover rispondere. Per questo ci si prepara a dovere in modo tale da non farsi cogliere alla sprovvista. Alcuni quesiti riguardano le proprie esperienze passate e presenti e i relativi guadagni ottenuti.

A quanto pare però questa tendenza sta andando pian piano sparendo. Infatti, già in diverse località questo passaggio è stato eliminato e in così facendo il candidato ne trae sicuramente beneficio. Andiamo quindi ad approfondire la situazione cercando capire i benefici che ne derivano.

Chi ha intenzione di escludere la domanda “quanto guadagni” in sede di colloquio e per quali ragioni

Di fatto quando un datore chiede ad una persona dei suoi compensi pregressi non fa altro che alimentare il fenomeno del gap contributivo. Infatti si entra nel circolo vizioso di pensare che quel lavoratore non può ambire a dei guadagni maggiori. Uno schema che negli anni ha portato a delle differenze di retribuzioni non solo tra uomini e donne, ma anche tra varie categorie lavorative.

Per effetto di ciò negli Stati Uniti il maggiore datore di lavoro dell’intero paese, ovvero il Governo Federale ha deciso di vietare che nei colloqui di assunzione vengano fatte domande inerenti le precedenti retribuzioni dei candidati. In alcuni stati come California e New York questo trend è stato già vietato o limitato.

In ambito federale i quesiti sulle retribuzioni sono ancora permessi dai regolamenti governativi che però dovrebbero essere aggiornati a breve. Stando a quanto riportato da Axios l’U.S Office of Personnel Management (Opm), che gestisce i dipendenti federali negli Stati Uniti, ha pubblicato il 10 maggio una proposta di regolamento per promuovere l’equità salariale vietando appunto le domande sulla storia retributiva della persona in cerca di occupazione.

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Il provvedimento si potrebbe applicare a circa 1,5 milioni di lavoratori federali e a trarne i maggiori benefici sarebbero le donne e gli afroamericani. Solitamente queste sono le categorie che pagano maggiormente dazio in tal senso. D’altronde i dati del Women’s Bureau del Dipartimento del lavoro parlano chiaro. Le donne americane guadagnano in media il 17% in meno degli uomini. Dunque una presa di posizione importante che magari potrà aprire le porte ad una vera e propria rivoluzione anche da altri paesi, Italia compresa.