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Indennità di accompagnamento: molti subiscono la revoca, perché?

Andare dal medico curante per la compilazione del modello SS3, cioè del certificato medico per l’invalidità, è il primo passo da compiere per chi vuole ottenere l’indennità di accompagnamento.

Il medico di base invia online il certificato. L’utente con la copia deve andare al patronato per la domanda vera e propria per l’indennità. Ma ad alcuni la situazione non va come sperato.

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Chi subisce la revoca dell’indennità di accompagnamento: i casi

Passaggi burocratici lunghi e complicati, che quindi rendono difficile l’ottenimento dell’indennità. Ma anche una volta ottenuta, i problemi non finiscono. Dopo tutta questa fatica per ottenere questa prestazione assistenziale da parte dell’INPS, ci sono contribuenti che finiscono con il perdere il diritto. Il motivo è che non sanno bene cosa fare e a cosa prestare attenzione.

Dopo il passaggio dal medico curante e dal patronato, l’invalido finisce con l’essere convocato a visita da parte della Commissione medica delle ASL. Solo se la Commissione medica lo riconosce effettivamente invalido al 100% e meritevole dell’accompagnamento, la prestazione è liquidata da parte dell’INPS.

Ma una volta liquidata questa prestazione non è eterna, perché non mancano i casi in cui i beneficiari finiscono con il perdere il diritto dopo averlo precedentemente ottenuto. Le motivazioni che possono portare alla revoca del beneficio o alla sua sospensione sono davvero molteplici ed alcune sono davvero talmente comuni che magari passano inosservate da parte dei diretti interessati. I rischi di perdere i benefici però sono elevatissimi da questo punto di vista.

Ecco chi subisce la sospensione dell’accompagnamento

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Una revoca dell’identità di accompagnamento si materializza nel momento in cui il beneficiario della prestazione perde alcuni requisiti che invece in passato gli avevano dato diritto a percepirlo. Anche se raro può capitare che l’invalido perda il 100%. Oppure che torni ad essere più o meno autosufficiente.

L’INPS tra l’altro può convocare a revisione il titolare dell’indennità di accompagnamento. Un altro motivo di potenziale revoca dell’indennità di accompagnamento può essere il mancato invio da parte del diretto interessato del modello INVCIV.

Un modello che fa parte della campagna RED da parte dell’INPS, quella con cui l’Istituto chiede ai beneficiari delle prestazioni assistenziali la comunicazione dei redditi che incidono sulle prestazioni stesse. Ed incide sulla prestazione anche l’eventuale ricovero presso strutture sanitarie a carico dello Stato. Ecco quindi chi subisce la revoca della prestazione.

Proprio il ricovero in strutture statali o convenzionate con lo Stato, se superiore a 30 giorni, porta alla sospensione della prestazione. Non revoca ma sospensione perché gravando sullo Stato presso la struttura dove è ricoverato, il disabile non ha diritto all’accompagnamento per tutto quel periodo. La sospensione per periodi di ricovero inferiori ai 30 giorni non viene applicata da parte dell’Istituto, così come non viene applicata nei casi di ricoveri brevi.