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Stesso stipendio per uomini e donne, le nuove regole UE sulla parità salariale

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Sbarcano le nuove regole sulla trasparenza degli stipendi riconosciuti in busta paga a uomini e donne. Ecco quanto prevede la nuova direttiva dell’Unione Europea.

Recentemente, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la direttiva che mira a colmare il divario salariale tra uomini e donne in tutti gli Stati membri. Stando ai dati forniti dall’Unione Europea, infatti, gli uomini che ricoprono una posizione manageriale percepiscono mediamente 32,43 euro ogni ora, mentre, le donne solo 22,37. La situazione non cambia se guardiamo alla retribuzione oraria dei professionisti, infatti, mentre un uomo guadagna in media 24 euro, una donna raggiunge solo 19 euro. Meno netta, ma comunque evidente, la differenza tra un operaio specializzato che percepisce mediamente 12,79 euro all’ora e un’operaia che ne guadagna solo 9,18.

Cifre che evidenziano un nitido divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici a parità di condizioni. Pertanto, con l’intento di fare un ulteriore passo in avanti verso la parità di genere, lo scorso 24 aprile il Consiglio Europeo ha introdotto la direttiva 2023/970.

Sotto la lente di ingrandimento dell’UE, soprattutto, gli stipendi di uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Scopriamo, dunque, le nuove regole stabilite dall’UE per la parità salariale.

Le nuove regole UE sulla parità salariale

La nuova direttiva UE è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea lo scorso 17 maggio e le misure stabilite dovranno essere adottate dagli Stati membri entro l’estate del 2026. In buona sostanza, l’Italia e gli altri paesi europei, avranno a disposizione poco più di tre anni per adeguarsi.

Nello specifico, con la nuova direttiva l’Unione Europea punta a garantire il diritto a conoscere i dettagli di retribuzione medi individuali e generali suddivisi per genere, imponendo alle imprese un principio di trasparenza.

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In più, la direttiva UE 2023/970 prevede:
• trasparenza retributiva prima dell’assunzione;
• trasparenza della determinazione delle retribuzioni e dei criteri per la progressione economica;
• il diritto di informazione e accessibilità dei dati sul livello retributivo individuale e su quelli medi, ripartiti per sesso, di quei lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o comunque di pari valore;
• comunicazioni periodiche sul divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici;
• valutazione congiunta delle retribuzioni, in caso di differenza immotivata degli stipendi
• tutela dei diritti, anche al termine di un rapporto di lavoro;
• diritto al risarcimento in caso di “…violazione di un diritto o di un obbligo concesso al principio della parità di retribuzione…”;
• inversione dell’onere della prova, qualora il datore di lavoro possa provare l’inesistenza della discriminazione retributiva;
• sanzioni “efficaci, proporzionali e dissuasive”.