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Attenzione, il reso gratis rischia di scomparire: le aziende pronte alle rivoluzione

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All’estero questo processo è già ben avviato e ben presto anche molti marchi italiano potrebbero optare per questa soluzione che non piacerà ai consumatori

Il mondo degli acquisti è notevolmente cambiato negli ultimi anni. Lo shopping online va ormai per la maggiore ed offre ampie possibilità a cui gli avventori non riescono più a rinunciare. Ci sono però anche dei contro in questo modo di agire. Basti pensare che non avendo l’opportunità di vedere la merce dal vivo nel momento in cui ci arriva a casa possono sorgere dei problemi.

Se si tratta di un capo d’abbigliamento ci si può rendere conto che non è della misura adatta alla nostra corporatura. Una lampadina invece può essere troppo grande o troppo piccola, così come un quadro. A ciò vanno aggiunti anche i prodotti difettosi o arrivati a destinazione in non perfette condizioni. Per questo esiste l’opzione di rispedire l’articolo al mittente per cambiarlo o per ottenere nuovamente il denaro speso per l’acquisto.

Reso gratis addio: come cambierà il mondo dello shopping

Alcuni sono diventati dei veri e propri restitutori seriali e ciò alimenta una sorta di circolo vizioso in cui non si fa altro che restituire oggetti creando un via vai di pacchi tra i magazzini delle aziende e le case dei consumatori. Un trend che sta portando le aziende di e-commerce a ribellarsi e a mettere fine a questa storia una volta per tutte.

Oltre all’aumento della mole di lavoro questo andamento porta anche ad una maggiore circolazione di mezzi inquinanti (più merce viaggia più mezzi di trasporto ci sono in giro). Le società che hanno sposato la causa green vogliono scongiurare tutto ciò e perché no salvaguardare i propri interessi.

I resi infatti comportano delle spese visto che bisogna nuovamente imballarli e spedirli. Quindi si paga due volte. Un particolare di non poco conto soprattutto per i grandi colossi del commercio online che quotidianamente hanno a che fare con casi di questo genere.

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In virtù di ciò più di qualcuno ha deciso di introdurre il reso a pagamento in modo tale da sfiduciare gli avventori a farlo. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito la pratica è già piuttosto avanzata. Stando a quanto riportato dal New York Post Oltremanica già 8 venditori su 10 hanno deciso di addebitare una commissione per la restituzione degli articoli. Anche in Italia si iniziano a percepire le prime avvisaglie di quella che si preannuncia come una vera e propria rivoluzione dello shopping, con annesse polemiche da parte dei clienti.