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Stipendi a 12 euro l’ora, lo stabilisce l’Europa

In Italia lo stipendio medio orario si assesta sugli 11 euro lordi, ma la cifra risulta irraggiungibile per tutte le persone obbligate a stipulare contratti che garantiscono appena la metà dello stipendio. Con questo provvedimento europeo le cose potrebbero cambiare.

Dall’Unione Europea arriva uno dei comunicati più bramati dai lavoratori, in cui vengono invitati tutte le Nazioni ad aumentare lo stipendio orario a minimo 12 euro, un sogno che potrebbe avverarsi per tutti quei lavoratori che sono costretti ad accettare situazioni ben peggiori.

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L’Europa chiede aumenti di stipendio – solofinanza.it

Il monito dall’Unione Europea

Dopo il via libera definitivo da parte dell’Ecofin per la direttiva sul salario minimo in Unione Europea, una comunicazione ha imposto il provvedimento che darà due anni di tempo agli Stati così da recepire le direttive, non ponendo però nessun obbligo né sul tema degli aumenti di stipendio né sul pagamento minimo di 12 euro l’ora.

Nella direttiva si potranno leggere delle novità che rafforzeranno il ruolo della contrattazione collettiva, riducendo anche la cadenza degli adeguamenti degli stipendi ogni due anni e non più quattro.

I Governi saranno liberi di fissare una paga minima oraria in maniera volontaria, ma come detto non riceveranno alcun limite imposto.

Gli Stati dovranno tuttavia assicurarsi che almeno l’80% dei lavoratori sia tutelato dalla contrattazione collettiva, lo strumento utilizzato in Italia per la definizione dei salari in ogni settore professionale.

Pur non avendo alcun potere sull’imposizione di una soglia minima di salario orario, la Federazione Europea dei Sindacati (ETUC) ha chiesto a gran voce agli Stati membri di prendere da esempio la Germania, che dal primo Ottobre ha deciso di alzare la soglia da 10,45 euro a 12 euro l’ora.

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Stipendio orario minimo garantito – pixabay

Le prossime mosse del Governo Meloni

Già nel Governo precedente si discuteva di una norma che potesse aiutare i lavoratori eliminando la pratica del dumping contrattuale, il fenomeno che permette alle imprese di sottoscrivere contratti collettivi con le organizzazioni sindacali che permettono una minore tutela per i lavoratori.

Secondo le stime del Cnel molti dei contratti presenti in Italia apportano più danni che benefici alle persone, sia a livello economico che di salute, tant’è che non mancano le denunce da parte dei lavoratori che segnalano quotidianamente sia annunci che situazioni lavorative al limite della schiavitù, offrendo un pagamento orario ben al di sotto della soglia minima che dovrebbe essere garantita.

Questo riusciva ad apportare un maggiore guadagno alle aziende a discapito dei propri dipendenti ed ora che il Governo è cambiato, starà alla premier Giorgia Meloni capire come affrontare questa tematica, fornendo anche risposte chiare riguardanti il salario minimo e la contrattazione collettiva all’Unione Europea, nell’arco dei prossimi due anni.