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Si fingono la banca e truffano una donna, lei in risposta fa una cosa incredibile

Di truffe ne esistono tante, specialmente in questo periodo storico in cui risulta davvero difficile riuscire ad individuare i malintenzionati, soprattutto se c’è di mezzo uno schermo. Questa volta però, dopo il furto, è successo qualcosa di incredibile.

La vittima, una psichiatra veronese, ha subito il furto di più di 40mila euro ma ha anche deciso di non lasciar correre e di rivolgersi direttamente alle autorità competenti, ottenendo il pieno rimborso della cifra che le era stata sottratta dai malintenzionati tramite smishing.

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Truffa bancaria – solofinanza.it

Cos’è lo smishing

Lo smishing è una tecnica utilizzata dai truffatori che utilizza prevalentemente l’invio di SMS, dentro il quale generalmente è contenuto un link o un allegato che convincono la vittima ad inviare i propri dati sensibili ed anche i dati relativi ai conti bancari o alle proprie carte di pagamento.

Come funziona questa truffa?

La procedura seguita purtroppo è tanto semplice quanto efficace, infatti a loro basta fingersi un istituto bancario, un e-commerce, un ufficio amministrativo o addirittura un amico fidato, così da abbassare le difese del ricevente che, fidandosi del mittente, sarà più propenso a fornire una risposta.

L’invio in massa di questi sms assicura ai ladri sempre una piccola percentuale di persone che, o distrattamente o ingenuamente, si lasciano convincere e visitano il link allegato.

Il link porta quasi sempre ad una pagina simile a quella ufficiale dell’azienda per cui si son spacciati, peccato però che la raccolta dati finisca direttamente in mano agli hacker, che saranno liberi di prelevare tutto il denaro che trovano.

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Furto di dati – pixabay

Il caso di Verona

Il caso, avvenuto a Verona nel Dicembre 2021, ha coinvolto una psichiatra che, ricevendo un messaggio ed una telefonata riconducibili alla propria banca, ha fornito i propri dati personali ai truffatori, i quali hanno effettuato dei bonifici per ben 41.500 euro.

La donna ha raccontato di essersi rivolta direttamente alla banca, dove le è stato negato ogni tentativo di mediazione in quanto avrebbe dovuto accontentarsi di un prestito ad un tasso del 10%.

Per recuperare i soldi si è infine rivolta direttamente ad Adiconsum, l’associazione in difesa dei consumatori, il quale ha presentato ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, che ha dato immediatamente ragione alla psichiatra.

La situazione si è conclusa con l’obbligo nei confronti della banca di disporre l’immediato rimborso del denaro sottratto illegalmente alla donna.

L’Arbitro, studiando la situazione, ha rilevato che l’accesso all’applicazione della banca non avesse tutti i passaggi di sicurezza necessari, infatti l’accesso al proprio conto era garantito solo tramite password e non veniva utilizzato alcun OTP o dato biometrico.