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Pensione, rimandarla sarebbe un toccasana per la salute e il portafogli: ecco cosa affermano gli esperti

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Il tanto atteso momento della pensione potrebbe comportare più svantaggi che benefici, ecco quanto affermano gli studi.

Si parla tanto di abbassare l’età pensionabile, eppure, secondo alcuni importanti studi, rimandare il momento della pensione conviene, non solo economicamente, ma sarebbe un toccasana per la salute. In altre parole, andare in pensione più tardi potrebbe essere la scelta migliore.

Ad affermarlo una ricerca scientifica pubblicata su Cdc preventing chronic disease nel 2015 e, recentemente, ripresa dal Corriere. Lo studio, che ha visto coinvolti 83 mila volontari, ha evidenziato come ritardare il momento della pensione sarebbe utile a combattere l’invecchiamento cognitivo e l’isolamento sociale.

Sostiene la tesi della ricerca del 2015, anche la Società italiana di gerontologia e geriatria che nel 2019, in occasione del 64° congresso, ha confermato gli effetti negativi che il pre pensionamento avrebbe sulla salute. Nello specifico, lo studio nostrano avrebbe rilevato, nei primi due anni di pensione, un notevole aumento di episodi cardiovascolari e depressione. In più, dal momento della pensione si registrerebbe anche un incremento compreso tra il 2 ed il 2,5% del ricorso ai medici. Questo significa che secondo la scienza, rimandare il momento della pensione sarebbe un toccasana per mente e corpo. Non solo, perché andare in pensione più tardi darebbe dei grandi vantaggi anche sotto l’aspetto economico.

Perché rimandare il momento della pensione conviene?

Come abbiamo appena visto, secondo diversi studi, andare in pensione più tardi contribuirebbe al benessere fisico e mentale di tutti. Non solo! Perché, rimandare il momento della pensione sarebbe un toccasana anche per il portafogli.

In Italia, i pensionati che rimangono attivi avrebbero dei grossi vantaggi sotto l’aspetto economico. Chiaramente, il discorso non vale per chi lavora nel settore pubblico, che alla maturazione dei diritti deve uscire per forza a 65 anni, che si allunga a 70 anni per alcune categorie come, ad esempio, i medici, i magistrati e gli insegnanti. Al contrario, nel privato, è possibile accordarsi per lavorare fino a 71 anni. In questo caso, continuando a percepire lo stipendio si rinuncia all’assegno pensionistico, del quale si potrà beneficiare in futuro con un importo più corposo, grazie all’incremento degli anni di contribuzione e del coefficiente di trasformazione.

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Insomma, i motivi per rimandare il momento della pensione sembrano essere tanti, chiaramente, a patto che non si tratti di lavori usuranti. Una buona soluzione, potrebbe essere l’opportunità di lavorare in smart working, magari con orari flessibili, seguendo la scia degli altri paesi.