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Imu, no al pagamento della seconda casa: incredibile sentenza

L’IMU è la tassa destinata a tutti i cittadini proprietari di fabbricati che non riceveva aggiornamenti sin dal 2013. La Corte Costituzionale però ha deciso in questi giorni di modificare la norma in favore di alcune categorie di persone.

Fino ad ora i principali obiettivi dell’IMU corrispondevano alle seconde case, derivate soprattutto dal matrimonio dei due proprietari che a seguito della convivenza entravano in possesso di due immobili distinti.

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IMU seconde case – solofinanza.it

L’IMU cancellato per le seconde case

Negli ultimi anni l’età dei novelli sposi si è alzata notevolmente, arrivando a sfiorare i 40 anni per gli uomini ed i 38 per le donne. Si tratta generalmente di persone realizzate professionalmente che quindi hanno acquistato o ereditato una proprietà ciascuno per garantire la propria indipendenza.

Nel momento del matrimonio, specialmente se si decide per la comunione di beni, la coppia è a tutti gli effetti in possesso di due distinte proprietà immobiliari ed è proprio la “seconda casa” ad essere al centro del mirino dell’IMU.

La tassa è stata istituita dal governo Monti nella manovra Salva-Italia e grava sulle spalle degli italiani sin dal 2012. Nel 2013 è stata modificata affinché la validità cadesse per le prime case e pochi giorni fa la Corte Costituzionale ha deciso che anche il pagamento per le seconde case potrebbe venir meno.

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IMU – pixabay

Il nucleo familiare, come cambia

Secondo le ultime notizie, la Corte Costituzionale ha deciso che non sia giusto penalizzare le coppie sposate in favore delle altre famiglie che, evitando di legarsi legalmente, possono godere dei vantaggi dell’IMU sulle prime case.

Il decreto legge n.201/2001, che ha introdotto il concetto di nucleo familiare, sancisce che una coppia sposata debba fissare la propria residenza sulla dimora attuale, sulla quale non pagherà l’IMU. Le coppie non sposate, con questo decreto legge, quindi potrebbero godere della doppia esenzione IMU, non essendo obbligati ad un’unica residenza.

La Corte Costituzionale ha quindi deciso che da ora anche le coppie che decidono di formalizzare legalmente il proprio rapporto potranno avere due residenze diverse anche nello stesso comune, così da non risultare penalizzate dal punto di vista fiscale.

La decisione è stata presa anche considerando il decreto legge come anacronistico, in quanto: “dall’aumento della mobilità nel mercato del lavoro, dallo sviluppo dei sistemi di trasporto e tecnologici, dall’evoluzione dei costumi, è sempre meno rara l’ipotesi che persone unite in matrimonio o unione civile concordino di vivere in luoghi diversi, ricongiungendosi periodicamente, ad esempio nel fine settimana, rimanendo nell’ambito di una comunione materiale e spirituale”